Thursday, August 19, 2010

L'aritmetica di Tremorti

Come riporta Tito Boeri:

la pressione fiscale, è cresciuta dal 42,9 del 2008 al 43,2 per cento del 2009, come certifica l'ultima Relazione Unificata dell'Economia e Finanza Pubblica. Consapevole di questo fatto, il Ministro Tremonti in una recente intervista sul Sole24ore ha sostenuto che la pressione fiscale è aumentata perché è diminuito il pil. In realtà anche le entrate calano insieme al prodotto in un rapporto pressoché di uno a uno, quindi la pressione fiscale (il rapporto fra entrate fiscali e prodotto interno lordo) sarebbe dovuta rimanere almeno invariata.

Meno reddito si produce e più tasse si pagano.

Wednesday, August 11, 2010

Not Neutrality

In Why Google Became A Carrier-Humping, Net Neutrality Surrender Monkey viene proposta un'analisi piuttosto inquietante delle ragioni del voltafaccia di Google rispetto alla Net Neutrality.

In sintesi, Google avrebbe perso la sfida lanciata ai carriers per una rete aperta con dispositivi non controllati dagli operatori, ma aperti basati su Android, che consentissero agli utenti la totale libertà di gestire le proprie applicazioni e servizi.

Avendo perso la battaglia, ha accettato di venire a compromessi con gli operatori al fine di poter conquistare quote di mercato per quello che considera la sua prossima miniera d'oro.

Inquietante ma plausibile.

Monday, August 09, 2010

Controindic-Azuni

Vorrei esprimere in pubblico il mio enorme sconcerto di fronte a quanto vedo accadere in Italia riguardo a Internet.

L'ultima inizativa, dopo il decreto Pisanu, varie leggi liberticide comprese quelle dell'opposizione, le norme sui blog infilate nella legge sulle intercettazioni, è quella sulla Internet Governance chiamata Codice Azuni, lanciata dal ministro Brunetta.

Possibile che l'unica cosa che interessi i politici e i loro scagnozzi sia solo come limitare o complicare l'uso della rete in nome di questo o quel principio, come fa notare anche Vittorio Zambardino?

Ai miei tempi i problemi che affrontavamo erano quelli di come rendere disponibile la tecnologia a basso costo al più ampio numero di persone.
E cercavamo in tutti i modi di coinvolgere i politici perché dessero un contributo: cose semplici e scontate come la liberalizzazione dei mercati, mica tanto.
In Italia si riuscì a scardinare il monopolio solo per merito della direttiva europea 90/388/CEE sulla liberalizzazione del traffico dati.
Non c'è bisogno che ricordi le nostre battaglie e le nostre attività: Giorgio Giunchi ne tiene traccia a futura memoria.

Dopo decenni di totale ignoranza delle questioni di fondo (accesso e trasporto), non vedo altro che tavoli, comitati, forum, in cui si dibatte su come impedire di fare questo o quello.

Ma in che mondo vivono costoro?

Non si rendono conto che ci sono milioni di persone che ogni giorno si ingegnano per trovare nuovi modi per rendere possibili nuovi servizi, nuove funzioni, semplificare ogni attività, utilizzando ogni soluzione tecnica possibile e immaginabile?
E qualcuno perde tempo a ingegnarsi su come impedire o complicare tutto ciò?
Non si rendono conto che le soluzioni normative sono quanto di peggio si possa immaginare?

Prendete per esempio la questione dei diritti di proprietà intellettuali (IPR).
La strada della normativa, seguita per anni dalle major e dalla RIAA è stata del tutto fallimentare:
20 Dec 2008 ... The RIAA today announced it is giving up on suing
individual users for distributing music over the Internet.

La soluzione è stata al contrario sfruttare la tecnologia inventandosi un servizio su basi completamente diverse: accesso a basso costo a una montagna di contenuti digitali.
Lo stesso succederà con gli editori di libri e di giornali (BTW, Barnes&Noble in questi giorni sta chiudendo, ormai sopraffatta da Amazon).

È e sarà sempre così: la rete inventa e risolve i problemi rivolgendosi direttamente al suo pubblico, gli utenti e scavalcando tutte le oligarchie di intermediari.

I politici (e le lobby che li stimolano, come nel caso delle major) blaterano, cercano di frenare e arrancano indietro di anni rispetto alla realtà di un mondo in continua evoluzione: la tanto temuta "incertezza dinamica".

Una delle domande che Isoc ha posto in un suo recente questionario sulla posizione tenere rispetto all'Internet Governance Forum (IGF), era se il suo mandato quinquennale dovesse essere rinnovato.

Nessuno dei temi proposti per il proseguimento ha raccolto più di un quarto dei voti e solo una infima proporzione "considers that the IGF actually acts as a catalyst for tangible change".

Ciononostante, immagino per inerzia, "However, 87% of the respondents expressed their desire to continue the IGF past its initial five-year mandate".

Io ho risposto che IGF andrebbe chiuso: mi pare che non ci sia nulla di rilevante tra i temi proposti per il prosieguo di IGF, dato che la questione del digital divide è sparita dall'orizzonte.

Francamente la posizione che dovrebbe tenere l'Italia al prossimo incontro di Vilnius dovrebbe essere quella di terminare IGF.
Può essere imbarazzante, ma questa è la stessa posizione della Cina.

Al contrario in USA la FCC propone delle policies per Internet molto più sagge che non presuppongono regolamentazioni:
It is also an approach that does not involve regulating the Internet. It would preserve the freedom and openness of the Internet.

Tali policies riguardano:
  1. Extending high-speed broadband to all Americans wherever they live;
  2. Protecting and empowering consumers, and ensuring healthy and fair competition;
  3. Promoting the safety of the public, through E911 and initiatives to guard against cyber attack;
  4. Lowering the costs of broadband investment and accelerating deployment;
  5. Preserving the freedom and openness of the Internet.
Sottoscrivo: meno chiacchere e leggi ostacolanti e più interventi per agevolare la diffusione e l'uso.

Friday, July 02, 2010

società dell'Entertainment

Martedì ho partecipato, su invito del Comune di Firenze, al convegno Internet Better Life.
Ad un panel erano stati invitati alcuni imprenditori Internet di successo, tra cui Paolo Barberis, fondatore di Dada, che è una realtà imprenditoriale significativa, con 170 milioni di fatturato e sedi in 16 paesi.

Barberis ha presentato l'azienda e la sua filosofia, che si basa su 5 cardini, traffico, presenza, intrattenimento, persone.

Dada infatti è partita come ISP, poi ha fornito servizi di hosting, di registrazione domini e infine si è dedicata all'intrattenimento fondando la joint venture Dada Entertainment con Sony Music,
che distribuisce suonerie per cellulari e brani musicali.

Ho chiesto allora a Barberis che fine avesse fatto la Società della Conoscenza, che per lungo tempo tempo era stato un leit-motif dell'importanza di Internet.

Ha risposto che la vedeva in Wikipedia e nei motori di ricerca, ma restava nel segmento traffico, come generatore di traffico, ma non di revenues, in quanto le revenues le fa Google.

Peccato: Dada è stato il primo cliente di Ideare, a cui fornimmo la tecnologia di search per realizzare il motore di ricerca SuperEva. Poi nel 2000 decisero di passare a Google lasciando a loro la conoscenza e i soldi.

sGovernment

Tra i parametri Internet da raggiungere entro il 2002, contenuti nella lettera aperta all'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema, c'erano:
  • 90% delle procedure tra cittadino e PA attivabili e documentate via Web
  • 5 milioni di accessi al mese al sito Web di ciascuna azienda o amministrazione per ogni 100 mila utenti
Secondo l'EGovernment Report, pare che nel 2010 l'Italia sia ancora molto indietro e comunque sotto la media europea.

Come dice Gianni Dominici:
In merito alla maturità e alla completezza dei venti principali servizi di e-government individuati siamo al 18° posto con un valore inferiore anche alla media dei 31 paesi analizzati. Un dato che peggiora se si prendono in considerazione i servizi con il massimo livello di sofisticazione: diventiamo ventesimi.

Sunday, May 30, 2010

Ask not: Kennedy revisited

Riascoltare quello che J.F. Kennedy disse nel suo discorso inaugurale nel 1961 è ancora commovente.

La celebre frase:
And so my fellow Americans, ask not what your country can do for you - ask what you can do for your country

fa oggi riflettere soprattutto per ciò che non dice ma che evidentemente sottintende.

Sottintende che lo stato sia un bene comune che offre sostegno ai cittadini (what your country can do fo you) a cui tutti i cittadini sono invitati a contribuire (what you can do for your country).

Sottintende che sia legittimo attendersi che lo stato faccia qualcosa per i cittadini, altrimenti non si capisce a cosa serva e perché i cittadini gli chiedano qualcosa.

Altra cosa sottintesa: Kennedy non pensava certamente a uno stato socialista, che si occupa di tutto e di tutti.

L'affermazione appare enormemente distante dalla mentalità prevalente in Italia oggi, in cui lo scopo principale dei politici e di gran parte dell'elettorato sembra quello di depredare lo stato.

I politici mungono le casse dello stato, come descritto nel La Casta di Stella e Rizzo, certi partiti premono per ridurre gli interventi statali trasferendoli agli enti locali per potervi arraffare meglio e di più, per trasferire funzioni inerentemente pubbliche ai privati in nodo che questi (alcuni soggetti e non la comunità) ne possano beneficiare ed infine tutti adottano forme più o meno gravi di corruzione (vedi Gherardo Colombo) per arricchirsi o per vantaggi personali.

Gli elettori appoggiano tutto questo nella speranza che una parte di questi benefici ricada su di loro.

Oggi sarebbe uno straordinario passo avanti se solo si ritornasse a credere in quello slogan.

Saturday, May 29, 2010

notifica a Dio

La chiesa cattolica, per voce del promotore di giustizia della Congregazione della Fede, monsignor Charles Scicluna, ha sancito che le pene dell'inferno sono aumentate ai pedofili.
La sanzione entra in vigore immediatamente, senza pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.

Occorre che Dio ne prenda immediatamente atto.
Naturalmente non c'è stato bisogno di notificarglielo perché Lui è onnisciente.
Lui sapeva anche degli abusi sessuali, ma è stato zitto: per questo in qualche modo si sentiva in colpa e ha preferito non discutere.

Dio non si è nemmeno irritato per non essere stato consultato prima della delibera, dato che si rende conto di dover lavorare alle dipendenze della chiesa cattolica.
Senza di loro non sarebbe nessuno.
Però, essendo l'unico Dio, si è chiesto come dovrà comportarsi quando altre delibere verranno emesse dai dirigenti di altre chiese monoteiste come ebrei e musulmani.

Thursday, May 27, 2010

la recessione è finita!

La recessione in Italia "è finita a metà del 2009", ma "la ripresa secondo le previsioni procederà a passo limitato nel complesso del 2010, rinforzandosi un po' nel 2011".
Lo scrive l'Ocse, nella sezione dedicata all'Italia del suo Economic outlook.

Corriamo a dirlo a Tremonti che non se n'era accorto e chiediamo che ritiri la manovra.

Come dice Angelo Raffaele Meo, parafrasando Clemenceau
l'economia è una cosa troppo seria per lasciarla fare agli economisti

Wednesday, May 26, 2010

salviamo l'euro, aboliamo l'euro

Per salvare l'Euro dobbiamo abolirlo

trasformandolo in una moneta solamente elettronica.

Niente più monete o banconote, solo transazioni elettroniche e un borsellino elettronico per le minute spese.

Sarebbe una grande innovazione tecnologica, che darebbe all'Europa il vantaggio di anticipare gli altri paesi, come avvenne con il GSM.
Le aziende potrebbero sviluppare la tecnologia dei borsellini in varie modalità: RFID, GSM, WiFi, etc.

Ci sarebbero i borsellini Armani e Luis Vuitton.

Gli stranieri che vengono in Europa acquisterebbero borsellini ricaricabili.

Si svilupperebbe la tecnologia delle reti per sostenere milioni di transazioni al secondo e sulla stessa rete si potrebbero innestare le comunicazioni a due vie tipo twitter per gli amanti del Web 2.0.

Ma soprattutto si darebbe un colpo decisivo alla malavita, dalle mafie ai corruttori ai trafficanti ai semplici evasori di iva.

È il momento di farlo e la nostra possibilità di salvezza.

L'idea fu proposta una decina di anni fa da Gianfranco Prini.

Sunday, May 23, 2010

distruzione sociale, culturale, morale

Ecco quanto scrive un certo Masdemi sul Blog di Repubblica a proposito della legge bavaglio in discussione al Senato.

Ho 70 anni.
Ho visto i celerini di Scelba, p.zza Fontana, Brescia, Bologna, le BR, i NAR, Chinnici, Falcone, Borsellino, Mattarella, Dalla Chiesa, la P2, Antilope Cobbler, Ustica, Gladio, l’uccisione di Moro.
Ho visto Andreotti, Taviani, Colombo, Gronchi, Leone, Craxi.
Vi posso assicurare che quello che stiamo vivendo è il periodo peggiore dalla proclamazione della Repubblica ad oggi.
Il nostro paese è completamente distrutto sotto il profilo sociale, culturale, morale.
Le ultime due generazioni sono inebetite e cloroformizzate dal modello sociale proposto da Tv di stato e commerciale nella più assoluta disinformazione ed ora vogliono chiudere anche quelle piccole finestre che tentano di farci affacciare sulla realtà.

il divino Tremonti

Le asserite capacità divinatorie di Tremonti si sono completamente dissolte.

Quello che recentemente chiamavo lo spettro del debito e che Tremonti continuava a negare è finalmente emerso in tutta la sua drammaticità.

Quello che stupisce è che ci sia ancora qualcuno che sostenga che Tremonti sia stato abile nel gestire i conti pubblici italiani negli ultimi quindici anni.

INSEMTIVES winner

The game Phratris, designed with GALOAP by my students in the course LOA (Laboratory Oriented to Applications), has won first prize at the INSEMTIVES Game Challenge:

we are happy to inform you that your submission to the game challenge 2010 was awarded the first place!

The respective celebration and presentation of the games of the game challenge 2010 will take place on May 30, 2010 in Crete (at the ESWC 2010 venue).

PhraTris is a Semantic game, for the annotation of sentences with syntactic dependencies.

Here is a short video presentation of PhraTris.

finanziamento dei risultati

Alla buon ora!

La Commissione Europea ha emanato una comunicazione Simplifying the implementation of the research framework programmes, in cui stabilisce il principio "Moving towards result-based instead of cost-based funding".

Sono anni che predico che si dovrebbe passare dal modello di "finanziamento delle proposte" a quello del "finanziamento dei risultati".
La ricerca era finora l'unico settore di attività in cui si pagano le promesse e non la consegna dei lavori, cosa specialmente intollerabile in un periodo di crisi economica e finanziaria.
L'ho detto in tutte le occasioni ai funzionari europei che incontravo e alla fine il messaggio sembra essere arrivato a destinazione.

L'ultima volta che mi è capitato, di fronte a un funzionario particolarmente ottuso che fingeva di non capire, ho dovuto persino alzarmi e abbandonare platealmente la riunione.
È stato particolarmente commovente vedere lo stupore degli altri colleghi, i quali mai si sognerebbero di criticare il funzionario che li finanzia e per cui sarebbero disposti a prostituirsi.

Adesso spero solo che venga applicato con rigore e non vanificato da valutatori compiacenti, come purtroppo finora succede spesso.

Tuesday, May 18, 2010

non ce l'hanno con noi

Questo era il problema angosciante che Bruno Vespa sottoponeva ieri sera a Porta a Porta ai suoi ospiti, riguardo alla tragedia che ha colpito il corpo di spedizione italiano in Afghanistan, che il ministro Frattini ha spiegato essere lì per proteggere la nostra sicurezza.

Siamo stati infine rassicurati che le milizie afghanistane non ce l'hanno con i nostri militari, pertanto possiamo continuare a fornire loro bersagli su cui esercitarsi.

Monday, May 17, 2010

scorie televisive

Stamane per caso in albergo ho visto uno spezzone di Uno Mattina in cui il conduttore intervistava il presidente dell'Enel Conti e il vicedirettore del TG1 (non ricordo il nome).
A tutte le domande (ma è economico?, ma dove si metteranno le scorie?, di un conduttore chiaramente molto ben disposto) le risposte erano entusiasticamente positive.

Conti ha spiegato che le centrali nucleari operano da 14 milioni di ore (senza citare Chenobyl), e che il problema delle scorie lo risolveremo sicuramente, tanto si tratta in tutto di 7 metri cubi di materiali.
Il giornalista del TG1 ha risposto con molti "assolutamente sì" e si è scagliato contro tutti coloro che impedirebbero la crescita economica del paese, che senza energia economica non potrebbe continuare a sviluppare la sua vocazione manifatturiera.

Nessun contraddittorio.
Su YouTube si trova invece una violento scontro tra Tozzi e Chicco Testa, che si è rivolto a Tozzi dicendogli che gli avrebbe "spaccato la testa": umorismo involontario credo.

Comunque è chiaro che è iniziata la campagna di convincimento attraverso i media annunciata da Berlusconi.
Naturalmente non c'è nulla da preoccuparsi, perché D'Alema e gli altri del [PD]S ci hanno insegnato che la TV non sposta voti ;-)

Solo Berlusconi, che di media non capisce niente, continua a crederlo, poveretto.

Thursday, May 13, 2010

God save the Liberal Democrat

Un governo a guida conservatore che propone cose di questo genere?

  • ridurre il deficit salvaguardando i redditi più bassi,
  • alzare il livello di esenzione dei redditi personali più bassi,
  • aumentare le tasse per i proventi finanziari non usati per investimenti,
  • riformare le banche promuovendo quelle mutue,
  • aumentare i poteri di regolamentazione della Bank of England,
  • offrire facilitazioni di credito per le SME,
  • introdurre il diritto degli elettori a ritirare il mandato a parlamentari che si comportano male,
  • assicurare finanziamenti adeguati alle università e di migliorare la qualità dell'insegnamento,
  • attrarre più studenti svantaggiati,
  • rivedere le leggi per proteggere la libertà di parola,
  • eliminare la conservazione di record sul traffico internet e delle mail,
  • aumentare l'uso di energia da rifiuti e di energia marina,
  • ridurre le emissioni dalle centrali a carbone,
  • migliorare gli habitat per conservare la biodiversità,
  • creare una rete per le ricariche dei veicoli elettrici,
  • bloccare la creazione di nuove centrali nucleari.

Tremonti qualche giorno fa chiedeva idee su cosa fare? Eccole.

Invece Bersani chiede di votare via rete le sue idee per il PD!

Sunday, May 09, 2010

FCC meno neutra per la network neutrality

La FCC ha escogitato una delicata soluzione per poter legittimamente intervenire a dire la sua sulla network neutrality, dopo la sentenza del tribunale di Washington sul caso Comcast, accusata di aver indebitamente penalizzato il traffico P2P.

Vuole considerare gli ISP come operatori telefonici e pertanto farli rientrare nella sua giurisdizione.
Tuttavia, per attenersi al principio di non regolamentazione di Internet (udite udite voi amanti della Internet governance), solleva gli ISP dalla maggior parte delle regole, mantenendone solo sei:
  • Section 201: open access
  • Section 202: net neutrality
  • Section 208: diritto a segnalare violazioni di 201 e 202
  • Section 222: privacy (divieto di scambiarsi informazioni sul traffico dei clienti)
  • Section 254: Universal Service Fund
  • Section 255: accesso ai disabili
L'operazione non sarà facile e ci saranno molte opposizioni, oltre che aspetti da chiarire, in particolare su cosa si intenda su informazioni sul traffico (ad esempio certi servizi come Akamai sfruttano conoscenze su origine e destinazione per ridirigere il traffico verso server più vicini all'utente) e i costi dell'USF e del suo utilizzo.

Friday, April 30, 2010

keyword combination

Gli informatici non si smentiscono mai!

Prendete due keyword alla moda a caso, combinatele e fateci un workshop, un progetto di ricerca, delle borse di studio, una rivista ...

Ecco l'esempio di un workshop che ne combina addirittura tre, Semantic, Sensor e Web:

1st Int'l Workshop on Semantic Sensor Web

Questo pare il seguito della Semantic Grid, su cui ebbi modo di dibattere nel 2005 con John Domingue, direttore del Knowledge Media Institute.

Gli offrii di scommettere 100 Euro per ciascuno dei vincitori delle borse di studio sul tema che avesse trovato un lavoro su quell'argomento alla fine della borsa.

Peccato che si sia rifiutato, perché avrei vinto facilmente.

Wednesday, April 14, 2010

cambiate spesso le password

Vi siete mai chiesti perché gli esperti di sicurezza consiglino di "cambiare spesso le password"?

Beh, è una suggerimento inutile.
Funzionerebbe solo se gli hacker fossero così stupidi da tenersi da parte la password, dopo averla scoperta, aspettando che voi la cambiate, anziché usarla subito.
Per tertium non datur: se voi la cambiate, loro la usano e non entrano; se voi non la cambiate, loro non la usano. Quindi cambiarla o non cambiarla non serve.

Uno studio di Cormac Herley rivela che gran parte dei consigli sulla sicurezza non valgono la candela.

Sunday, April 11, 2010

EU funding on mind shooting

I wonder how come that Pascal2 sponsors such a distasteful competition, whose goal is to train a system on shooting missiles on ground targets:

MLSP 2010 Competition: Mind Reading

There are many kinds of civil applications that can be used for the purpose of training on mind reading, I don't see why one should use such a military application that is plainly aggressive, not even defensive.

I would request the EU commission to take notice of this and to withdraw European support from this competition.

Please forward this message to any interested people.

Saturday, April 10, 2010

i conti e chi non conta

Leggendo blog e commenti sull'economia sembra che gli italiani abbiano idee molto più chiare su quali siano i problemi e come risolverli di chi ci governa.
Mi stupisce non trovare nessuno, ma proprio nessuno, che difenda la politica economica del governo. Eppure ci sarà qualcuno che ha votato Lega o PDL tra il lettori del Corriere della Sera.

Le persone che leggono e scrivono evidentemente non contano nulla in questo paese.

Friday, April 09, 2010

buffone che bluffa

Non so se avete seguito Tremonti ieri sera ad Annozero, ma comunque lo potete rivedere sul sito.

Alle domande di Santoro che gli chiedeva come affrontare la crisi, oggi, facendo qualcosa per i disoccupati, le aziende che chiudono o gli imprenditori che si suicidano, Tremonti ha risposto con la sua solita serie di tautologie lapalissiane, tipo:

  • l'Italia ha il terzo debito pubblico del mondo, ma non è la terza economia mondiale
  • la crisi c'è e noi non la sottovalutiamo
  • in Italia c'è un enorme evasione fiscale
  • abbiamo fatto le privatizzazioni ma non le liberalizzazioni
  • gli italiani stanno meglio di altri perché hanno il sostegno della famiglia

e via discorrendo.

Ma, incalzato sulla questione di fondo, la risposta che ha dato è che la soluzione verrà attraverso il federalismo fiscale.

Santoro gli ha chiesto quanto tempo ci vorrà perché entri in funzione, dopo che saranno emanati i decreti attuativi, e la risposta è stata: "tra i cinque e i dieci anni", giustificati dal fatto che si tratta di una riforma complessa, che richiederà del tempo per essere capita, per cambiare le cose, ecc. ecc.
Santoro avrebbe potuto infierire, chiedendo cosa nel frattempo dovevano fare i disoccupati e le aziende in difficoltà, ma non lo ha fatto.

Ha invece riferito la risposta di Tremonti alla domanda fattagli tempo fa da qualche altro giornalista ("quanto costerà la riforma del federalismo fiscale?"), la cui risposta immagino sia a tutti nota: "non lo so".

Credo non occorra un genio dell'economia per capire che si tratta di una bufala colossale.

Non fa nessuna differenza se chi impone le tasse è lo stato (a cui la regione si rivolge poi per ottenere la sua parte) o la regione direttamente.
L'argomento che affidare la raccolta agli enti locali li responsabilizza e consente un migliore controllo da parte dei cittadini è puro wishful thinking.

L'ufficio provinciale dell'Agenzia delle Entrate ha tante informazioni su di me quante ne potrebbe mai avere un ufficio con base regionale, se non di più.

Era presente Della Valle, il quale ha tentato di indicare interventi urgenti e vitali per rilanciare il mercato e le imprese. Due suggerimenti semplici e di buon senso: organizzare un'Expo permanente del Made in Italy nei principali paesi di esportazione e investimenti in ricerca.
Se i nostri prodotti sono più cari, devono essere migliori e quindi devono contenere maggiore innovazione: ha detto.

Tremonti non ha saputo rispondere anche ad altre domande riguardanti le imprese chimiche sarde di cui il suo ministero è azionista al 30% e su una politica di rilancio industriale, giustificandosi col fatto che il suo mestiere è occuparsi del debito pubblico e non di altro.

Nell'assoluta pochezza di idee che ha saputo esprimere, si aveva la netta impressione che Tremonti fosse lí proprio per raccattare qualche idea da qualcuno più capace di lui.

Putroppo la nostra economia è nella mani di un buffone, che da quindici anni spera solo che il peggio sia passato attendendo l'annunciato miracolo economico prossimo venturo, e nel frattempo raschia il barile con una tantum, condoni, cosiddetti scudi, cartolarizzazioni, trasferimenti demaniali, ecc.

Tutto questo impoverisce solo il paese e non contribuisce minimamente a risolvere nessuno dei problemi di fondo della nostra economia.

Per chi volesse approfondire, ecco un buon libro Tremonti: istruzioni per il disuso.

Saturday, March 27, 2010

spettro del deficit

Lo spettro del deficit è uno spettro: non si vede e men che meno lo vede Tremorti, che si vanta di doti divinatorie in economia.

Lo vede invece il governatore aggiunto della Banca Centrale Cinese, Zhu Min:

La crisi senza precedenti che ha colpito la Grecia non è che "la punta dell'iceberg" che lo spettro di un deficit economico possa propagarsi al resto dell'Europa.
Oggi le principali preoccupazioni sono evidentemente l'Italia e la Spagna.

E lo vede anche Robert Mundell, vincitore del Nobel per le sue ricerche che hanno posto le basi per l'Euro.

Wednesday, March 24, 2010

ricerca nel basket

Su un settimanale che ho trovato al bar ho letto poco fa queste parole:

Lo stato investe poco non soltanto nella ricerca, ma anche nell'Università, e, prima ancora, nella scuola pubblica. Investe poco nella formazione dei nostri figli. Quindi nel suo stesso futuro.

Sono parole da un'intervista a Ettore Messina, allenatore del Real Madrid di basket, apparse su Sport Week, allegato della Gazzetta dello Sport, il quotidiano più letto in Italia, del 20/3/2010.

Mens sana in corpore sano: il basket fa bene alla mente.

Sunday, March 21, 2010

blockbusted

Blockbuster è sull'orlo del fallimento.

Gli esperti dicono che è stata Internet a decretare la sua fine:

Blockbuster, già colpito dalla tv via cavo, è stato strangolato dalla rete.

... secondo quella "teoria dei nuovi prodotti" con cui gli economisti spiegano in tecnologia il trionfo del nuovo ai danni del vecchio: il cinema ucciso dal dvd, i dvd uccisi da Internet.

Non è esattamente così: Netflix infatti distribuisce i film in DVD. Il video on demand ancora non è praticabile, specie negli USA dove la diffusione della banda larga ha bisogno di incentivi statali.

Netflix, come Apple con iTunes, ha sfruttato Internet per creare un mercato di dimensioni enormi sia per numero di prodotti che di consumatori, facilmente accessibile da casa e personalizzato sugli interessi dei clienti.
Il mercato accessibile da casa elimina naturalmente anche i costi dei negozi brick&mortar di Blockbuster, come Amazon ha fatto con Barnes & Noble.
Nella strategia di Netflix ha tuttavia un ruolo fondamentale il meccanismo dei suggerimenti, tant'è vero che Netflix ha offerto un premio di 1 milione di dollari a chi fosse stato in grado di migliorare del 10% il suo algoritmo di collaborative filtering.
Il premio utilizza anche un modo originale di fare ricerca sfruttando il crowdsourcing.

Quelli come Fastweb che offrono da noi servizi di IPTV non hanno capito che la differenza la fa proprio la creazione del mercato, non la creazione di bouquet di offerte più o meno ben confezionate, con titoli ristretti che interessano poco o comunque trascurando interamente la long tail, che vale almeno la metà dei titoli di maggior successo.

Bisogna quindi puntare a raggiungere tutti i clienti con tutti i prodotti, e non solo i propri clienti con i propri prodotti.

Saturday, March 20, 2010

mission impossible per i candidati governatori

Berlusconi ha fatto giurare ai candidati alla presidenza delle regioni un "patto per la libertà" con cui si impegnano in una mission impossible.

Mission impossible non per difficoltà, ma perché contraddittoria:

  1. attuare il piano casa che dà via libera alla cementificazione del territorio e contemporaneamente fare diventare "l'Italia il giardino d'Europa"
  2. dimezzare le code per gli esami medici e tagliare le tasse
  3. "eliminazione totale gli sprechi"
Siccome la lunghezza media delle code è data da N = λT, dove λ è il tempo di arrivo su cui i governatori non possono influire, occorre necessariamente ridurre T, il tempo di svolgimento del servizio. Posto che i governatori non hanno il potere di cambiare le pratiche mediche per accelerare il tempo necessario per effettuare un esame, occorrerebbe quindi aumentare i medici e/o le apparecchiature. Riuscire a farlo senza aumentare le spese per poter ridurre le tasse è decisamente impossibile.

L'eliminazione "totale" degli sprechi è un compito impossibile, visto che è impossibile fare previsioni accurate al 100% e quindi una certa quantità di sprechi sono inevitabili. Berlusconi dovrebbe saperlo, dato che il suo governo ha acquistato milioni di vaccini per l'influenza A che non sono stati utilizzati.

Sarebbe stato più praticabile e più efficace un impegno all'eliminazione "totale" della corruzione e dei privilegi.

Guardate con quale gioiosa incoscienza i governatori hanno giurato di fare quanto dice il patto:

Friday, March 19, 2010

lettera aperta a Corrado Passera

Intendo chiedere un incontro con Corrado Passera, CEO di Intesa Sanpaolo, in occasione della sua presentazione all'IMT il 29 marzo, per chiedergli di ritirare lo spot sui ricercatori.

Questo è il testo della lettera che vi invito a sottoscrivere, mandandomi un riscontro via mail (attardi at di dot unipi dot it) e di trasmettere ad altri colleghi ricercatori:

Egregio sig. amministratore Corrado Passera,

da qualche tempo Intesa Sanpaolo trasmette uno spot in TV, in cui si racconta la storia fittizia di un ricercatore italiano che ha ottenuto un dottorato in USA dove svolge attività di ricerca e che decide di rientrare in Italia. Nello spot lo si vede entrare nell'edificio di una Università in Italia nella quale ha creato un centro di ricerca ricco di attrezzature e di personale attivo nella ricerca biomedica, e lo si sente affermare che in Italia si può fare ricerca ancor meglio che negli USA.

Vorremmo tantissimo che ciò fosse vero, ma purtroppo ciò è quanto più lontano dalla realtà si possa immaginare. Al contrario, decine di ricercatori italiani sono costretti a lasciare l'Italia per trovare opportunità all'estero. E non è questione solo di impegno o buona volontà, come lo spot vorrebbe far credere, trovare o creare opportunità in Italia.

Riteniamo quindi che lo spot sia offensivo per le migliaia di ricercatori italiani che vivono una realtà ben diversa e lontana dal mondo di favola che lo spot illustra: la ricerca italiana sopravvive a fatica grazie all'impegno e i sacrifici che i ricercatori italiani fanno quotidianamente, a fronte di infrastrutture insufficienti, personale insufficiente, prospettive di lavoro precarie e finanziamenti per importi risibili.
Non solo i finanziamenti pubblici sono ben lontani da quel 3% del PIL che l'agenda di Lisbona aveva indicato come obiettivo per l'Europa del 2010, ma i finanziamenti privati alla ricerca sono praticamente assenti. In Italia i fondi destinati alla ricerca sono infatti attorno all'1% del PIL: 0,25% per quella universitaria, 0,20% per quella degli enti pubblici di ricerca e 0,55% circa per quella delle imprese.

Per di più lo spot fa intendere che siano bravi solo i ricercatori che hanno studiato all'estero.

Riteniamo inoltre che lo spot sia ingannevole, in quanto, come spiega Fabrizio Paschina, responsabile pubblicità e web di Intesa San Paolo, mira a pubblicizzare prodotti destinati alle imprese e non alle università.

Per queste ragioni, le chiediamo di ritirare lo spot.

Vorremmo infine che chiarisse come si concilia un messaggio pubblico di supporto alla ricerca con il ruolo che Intesa Sanpaolo ha avuto nel salvataggio di Alitalia, per il quale sono stati utilizzati 300 milioni di Euro, sottraendoli ai fondi di ricerca destinati alle università.

Wednesday, March 17, 2010

sostiene Lisbona

Carlo Mochi Sismondi segnala che:

Esattamente dieci anni dopo quel vertice di Lisbona che indicò l’omonima strategia, più citata che attuata, la Commissione Europea ci riprova diffondendo lo scorso 3 marzo il documento strategico “Europa 2020 - Una strategia per una crescita
intelligente, sostenibile e inclusiva
”.

La strategia di Lisbona era fondata su tre pilastri: competitività economica basata sull’economia della conoscenza, lotta all’esclusione sociale attraverso la formazione, sostenibilità ambientale.
La nuova strategia Europa 2020 invece… pure.

Citiamo dal documento di presentazione:

Europa 2020 presenta tre priorità che si rafforzano a vicenda:
  1. crescita intelligente: sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione;
  2. crescita sostenibile: promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo
    delle risorse, più verde e più competitiva;
  3. crescita inclusiva: promuovere un'economia con un alto tasso di occupazione
    che favorisca la coesione sociale e territoriale.

La prima cosa che viene da chiedersi, quindi, è se ci sono motivi razionali per essere ottimisti questa volta e pensare che fra dieci anni potremo avere in carniere qualcosa di più di quel poco che abbiamo avuto in questa tornata.

Eh già, cosa ce lo dovrebbe far credere?

Buffo che per Sismondi il motivo principale per crederci è l'argomento ontologico di S. Anselmo: se l'Unione Europea non facesse queste cose, a cosa servirebbe?

Sunday, March 14, 2010

Romano rassegnato

Avevo letto l'articolo di Sergio Romano sul Corriere a cui Scalfari si riferisce e avevo avuto lo stesso senso di rigetto e di rabbia.
Mentre lo leggevo stava parlando in diretta dal palco Riccardo Iacona, con una lucidità e passione travolgenti: l'articolo Romano lo aveva già scritto, dimostrando come funziona certo giornalismo italiano e specialmente i commentatori politici, che sputano sentenze preconcette, senza calarsi nella realtà.

Il giornalista Romano farebbe bene a riascoltare l'intervento di Iacona sui gravi attentati alla libertà che stiamo subendo e che dovrebbero sì stare a cuore a un giornalista, anziché rassegnarsi e attribuire agli altri la sua rassegnazione o la sua mancanza di idee.
L'invito all'astensione che lui fa è l'epitome della mancanza di idee: Romano non ha nemmeno idea per chi votare.


Ringrazio Scalfari per aver dato lui una degna risposta a Romano.

Thursday, March 11, 2010

a Sua immagine e somiglianza

In un precedente post riportavo come la pensano alcuni giovani elettori del PDL sui problemi con le liste elettorali.

Si diceva che la politica è lo specchio del paese, ma oggi siamo arrivati all'identificazione assoluta.
I giovani hanno persino anticipato il pensiero di Berlusconi, il quale ha accusato la sinistra di aver bloccato la presentazione delle liste del PDL, smentendo l'evidenza e le ammissioni dei suoi stessi delegati.
La verità è, per definizione, ciò che fa comodo al premier, e va accettata come una rivelazione divina, con fideismo assoluto.

Stabiliante la giustificazione, ripresa anche dalla sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, secondo cui il PDL si presenta alle elezioni da 16 anni, quindi non può aver sbagliato.
Al di là della adesione fideistica, qui c'è persino l'utilizzo di un ragionamento induttivo, che come si sa, non è logicamente valido.

Chissà perché nei prospetti illustrativi sugli investimenti finanziari, viene fatto scrivere, a tutela degli investitori, che le prestazioni precedenti non sono garanzia per quelle future.
Bisognerà rivedere la normativa e far togliere questa anacronistica affermazione.
Gli elettori del PDL non hanno bisogno di essere tutelati: hanno scelto coscientemente di lasciarsi truffare.

Storage in the sky o Cloud Computing

Due idee che presentai il 1 marzo 2001 al convegno dei DS su Larga Banda a Firenze:

  1. una rete nazionale di GigaPop
  2. un servizio di Storage in the Sky
Entrambe sono diventate adesso di attualità: la prima con la possibilità dello scorporo della rete da Telecom per affidarla ad una azienda prevalentemente pubblica.
La seconda oggi passa sotto il nome di Cloud Computing.

Sunday, March 07, 2010

al bar per bersi cerve...llo

Certi giovani non bevono cerveza, ma qualcos'altro.

Racconta Mauro Medeot, sul blog di Beppe Grillo:

sono andato al mio solito bar per una birretta!
premetto che è un covo di milanisti, quindi berlusconiani (non me ne vogliano i milanisti "puri", per favore)
ri-premetto che l'età media è di 25/30 anni perché, oltre a me vecchietto e pochi altri, è frequentato da 20/25enni.
ho fatto un minisondaggio.

domanda uno: cosa ne pensate del fatto che ci siano stati dei problemi con le liste elettorali?
risposta:
70% perchè, si vota?
30% aspetta che chiedo a papà!

domanda due (conseguente alla prima): si vota per le regionali, anche da noi, voi che ne pensate del fatto che alcune liste abbiano avuto dei problemi?
risposta:
50% a me che me frega, tanto voto per lo zio silvio
50% sono cazzi della sinistra se ha fatto dei casini

domanda tre: sapete che il governo ha fatto una "leggina" per eliminare i problemi?
risposta:
70% ci sembra strano che il governo favorisca l'opposizione
30% se il governo ha fatto una "leggina" un motivo ci sarà!

domanda quattro: andrete a votare, e se andrete, volete dirmi per chi?
risposta:
95% dipende da come arrivo conciato a casa la sera prima dalla discoteca, comunque per il pdl
5% com'è finita la partita?

domanda cinque: che cazzo faccio a fare dei minisondaggi se so già con che pirla ho a che fare?
autorisposta:
100% paga la birra e vai a casa!

conclusione:
se questi sono quelli che un giorno dovranno garantirmi la pensione, è meglio che continuo a lavorare fino alla morte!

Saturday, March 06, 2010

lettera aperta a Napolitano

Egregio Presidente della Repubblica,

Non posso che manifestare il mio disappunto per la sua scelta di firmare il decreto legge salva-liste.
Come lei sa l'art. 72 della Costituzione esige che in materia elettorale si proceda con l'esame e l'approvazione diretta della Camera.

Si ha l'impressione che lei si sia fatto intimidire dal capo di governo, che ha una grande capacità di creare slogan che capovolgono la realtà: la mancata presentazione di una lista diventa togliere il diritto di voto, la chiusura anticipata dei processi diventa processo breve.
Ma solo gli ingenui possono cadere in questi tranelli.
Lo spiega magnificamente il linguista George Lakoff nel suo libro Don't think of an Elephant, che sembra il manuale d'uso dei governi di destra.

Lei poteva quanto meno attendere le decisioni dei magistrati che oggi hanno risolto legalmente la questione.
Adesso lei risulta indebolito e ricattabile dal capo di governo che in questo modo celebra una duplice vittoria, piegando lei e la Costituzione ai suoi desideri.
È un vero dramma per l'Italia essere ormai sottomessa ai voleri di un solo uomo, che decide e dispone a suo piacere contro le leggi e contro gli interessi dei cittadini.

Malintesi sul caso Google Video

In tanti si sono lamentati per la sentenza del tribunale di Milano sulla vicenda del video di abuso su un disabile in una scuola di Torino, gridando all'attentato alla libertà di espressione.

Bisogna evitare di gridare "Al lupo!" quando è fuori caso.

In realtà i dirigenti di Google sono stati assolti dall'accusa di diffamazione, come spiegano i legali della società.
La condanna riguarda invece la violazione delle norme sulla privacy.

Se il reato è quello indicato nell’art. 167 della legge sulla privacy, Google risulta colpevole per le seguenti ragioni:
  1. ha operato a fini di lucro
  2. ha effettuato trattamento di dati personali (creando un indice per la ricerca)
  3. ha causato nocumento.
Purtroppo è questo articolo che va rivisto.
Intanto va distinto il trattamento dei dati da quello dei metadati: l'indice viene costruito sui metadati, es. titolo, tag, data e altro.
Poi quello di punire il fine di lucro è un principio puritano, incoerente in una società moderna.

È perfettamente legittimo operare a fini di lucro anche attraverso la rete.
Il servizio di indicizzazione e ricerca poi è fornito gratuitamente e va a beneficio degli utilizzatori del servizio.

Andrà quindi corretta la legge sulla privacy, eliminando la clausola sul fine di lucro e precisando che dal trattamento dei dati vanno esclusi il trattamento dei meta-dati e altre elaborazioni che non espongono i dati stessi, per esempio le elaborazioni statistiche.

Wednesday, March 03, 2010

Ricercatori presi in giro

Da qualche giorno circola in TV uno spot di una banca che non nomino perché non se lo merita, in cui si vede un ricercatore italiano che lavora a Venice (vicino Los Angeles, ma figurati!) ma ha nostalgia dell'Italia e decide di rientrare.
Lo comunica al suo direttore il quale commenta: "Ci vuole coraggio".
Dopo di ché lo si vede al lavoro in un superattrezzato centro di ricerca in Italia e commenta: "Qui è meglio che in America".
Lo spot si conclude con la domanda: "Riuscirà a portare avanti il suo sogno?".

Vedendolo ho urlato immediatamente: "Noooo!!!!".



Sono allibito. Sono un ricercatore il cui progetto è stato selezionato tra i PRIN 2008, con giudizi entusiastici dei revisori stranieri.
Purtroppo il MIUR ha finanziato il 10% dell'importo necessario, per un totale di 7000 Euro in due anni per il lavoro di quattro persone.

In media i progetti dell'area Informatica, 9 in tutto, hanno avuto quest'anno finanziamenti inferiori al 20% del costo dei progetti.

Questo spot è un'indecenza e offende tutti i ricercatori italiani che si sacrificano quotidianamente per poter sopravvivere.

Il migliore video di ri-spot-ta allo spot è il seguente:

Monday, February 08, 2010

Sun...set

Discorso di addio di Scott McNealy dopo l'acquisizione di Sun da parte di Oracle.

Sun è stato un grande sogno e una grande avventura, fintanto che c'era Bill Joy a guidare l'R&D. Spetta a lui il merito di invezioni come NFS, News, il processore SPARC e indirettamente Java.

In minuscola parte ho dato un contribuito anch'io.
Per esempio ero a cena a casa di Bill Joy quando ricevette una telefonata da James Gosling e io gli dissi senza incertezze che lo avrebbe dovuto assumere subito, come poi fece.

Qualche tempo dopo, durante una sua visita a Bologna, gli raccontai che avevo sviluppato un GC per C++ e lui mi disse che un loro gruppo aveva un grosso problema di gestione della memoria per un linguaggio che stavano sviluppando, chiamato Oak.
Mi chiese di dargli l'articolo che avevamo scritto, dove c'era un link ftp per scaricare il software. Il gruppo di Gosling lo scaricò e cominciò ad usarlo per implementare quello che divenne Java.
Poco dopo, alla conferenza Usenix C++ 1994, venne da me a complimentarsi Ted Goldstein, dicendo che il nostro software era anni avanti a ciò che loro sarebbero stati in grado di fare.
Infatti la prima release di Java usava il nostro garbage collector e quando andai alla conferenza IWMM nel 1995, Paul Wilson si complimentò con me dicendo che ormai il mio software era dappertutto.

Qualche anno dopo scrissi a Joy, dicendogli che avevo sviluppato il software per un motore di ricerca, e suggerendogli di creare una Search Appliance da vendere come sistema di ricerche su grandi collezioni aziendali.
Joy rispose interessato, ma si era distaccato dall'azienda e ritirato a fare studi sull'impatto sociale della rete a Boulder. Perció trasmise il materiale ai responsabili dei prodotti Cobalt, una ditta di network appliance che Sun aveva da poco acquistato.
Nessuno si fece vivo.

Non so quindi come valutare Scott McNealy, ma certo mi parse suicida la sua battaglia contro Microsoft per mantenere il controllo su Java.
Fu una strategia folle: avrebbe potuto usare Java come un arma per infiltrarsi in Microsoft, anziché lanciarcisi contro come Don Chisciotte.
.Net sarebbe stato una tecnologia basata su JVM anziché essere autonoma e avremmo forse un unico Common Language Runtime per tutti i linguaggi e per tutte le piattaforme.

Ciò che McNealy chiama handover a Jonathan Schwartz fu una cacciata ignominiosa dopo una serie di errori che portarono Sun a gravi perdite per la prima volta nella sua storia.
Fu subito chiaro che Schwartz non aveva il minimo barlume di idea per recuperare terreno (ascoltai una sua video intervista poco dopo la sua nomina) e il suo regno non è stato altro che un continuo declino, fino alla soglia del fallimento.
Sun si è messa a comprare ditte di software Open Source come Star Office o MySql senza credere davvero nell'Open Source, dato che ovviamente non avrebbero portato loro fatturato, e pagandole prezzi esorbitanti.

In una totale mancanza di guida e di idee la mano invisibile (citata da McNealy) non poteva altro che fare il suo corso e portare alla cessione e presto allo smembramento dell'azienda.

McNealy parla in tono melenso e scontato della sua bella esperienza in Sun, come si addice ad un ex CEO che abbandona la nave e lascia chi resta in balia di un destino incerto e difficile.

Bill Joy adesso si occupa di Venture Capital nel settore delle energie pulite. Non so se abbia successo, ma sicuramente se avessero dato retta a lui le cose sarebbero andate diversamente.

PS
Dopo aver scritto il testo qui sopra, ho scoperto che sotto la lettera di McNealy c'era un commento di un impiegato che dice cose simili:
I knew it was over for the company when Scott appointed Schwartz, an untested
pom-pom shaker instead of finding a real operations veteran.

Wednesday, January 27, 2010

Gocce di finanziamento alla ricerca

Sono uno di quelli il cui progetto PRIN 2008 è stato approvato, ma invece di rallegrarmi, sono allibito.
Sono stati approvati ben 986 progetti su 3588 unità distribuendo un cofinanziamento di 95 milioni con fondi a pioggia per ammontari spesso ridicoli.
Nel 2007 erano stati cofinanziati 803 progetti per un ammontare di 98 milioni.

Nel nostro caso il cofinanziamento del MIUR copre il 10% del costo del progetto.

Da anni prédico che si dovrebbe procedere nella direzione opposta, finanziare adeguatamente non le proposte, ma i risultati dei progetti a consuntivo.
Ci sono progetti finanziati con meno di 10.000 Euro!
Questi soldi finiranno per essere sprecati, visto che nessuna attività ragionevole potrà essere svolta: al massimo si pagherà qualche viaggio o iscrizione a congresso.

E questo sarebbe un governo che intende premiare il merito e puntare sulle eccellenze?

Spuzzando gocce d'acqua sul terreno della ricerca non se ne evita l'inaridimento.

500 candidati al PhD dell'IMT

Rilevante successo del bando di dottorato in Computer Science dell'IMT di Lucca. Sono arrivate esattamente 500 domande, in gran parte di stranieri. La classifica degli ammessi mostra che gli stranieri sono anche di buon livello, 14 dei primi 26 sono stranieri.

C'è da chiedersi a cosa sia dovuto questo successo, soprattutto se si confronta con il basso numero di candidati, neppure di altissimo livello, che fanno domanda alla Scuola Galilei di Pisa.
L'IMT ha fatto una intensa campagna pubblicitaria, inviando manifesti della scuola in tutto il mondo, che è capitato di vedere affissi all'estero in varie università.
Potendo scegliere 12 studenti tra 500 l'IMT ha maggiori possibilità di individuare studenti di alto livello e questo diventa un criterio di eccellenza.

Se anche Pisa vuole distinguersi per l'eccellenza, si dovrà investire per attrarre un maggior numero di candidati da fuori sede.
L'eccellenza non è un bollino che ci si appiccica in fronte, ma un riconoscimento che si conquista investendo.

Life after Windows

Un paio di anni fa, nel corso di accese discussioni sull'Open Source, affermai che ormai Microsoft era diventata irrilevante.
L'informatica si stava spostando interamente sul Web e quale fosse il sistema operativo installato sul dispositivo usato per accedere al Web non avrebbe avuto alcuna rilevanza.
Le applicazioni sarebbero state eseguite su server e supportate da un'infrastruttura come quella di cloud computing che nel frattempo ha cominciato a svilupparsi.

Adesso anche i commentatori dell'industria cominciano a considerare l'eventualità meno che remota e si chiedono quale possa essere la Life after Windows.

I commenti sono tuttavia di tono apocalittico, in particolare per il terrore dell'avvento del chaos dovuto alla mancanza di standard, soprattutto delle interfacce, mancando una forza egemone che li imponga di fatto.

Parte della strategia di Microsoft si è basata sul principio di Windows everywhere, ossia della possibilità di portare la stessa API su tutti i dispositivi. Per questo esiste Windows su PC, Windows Mobile per i telefonini, Windows sui tablet, Windows su consolle e Windows sui netbook.

Sono convinto che la questione dell'interfaccia utente avrà un ruolo determinante nell'evoluzione futura, esattamente come l'interfaccia GUI che si è imposta attraverso Windows è stata il fattore determinante della diffusione dell'informatica negli ultimi trent'anni.

Proprio l'evoluzione delle interfacce rende improbabile il modello di Windows everywhere: in futuro avremo dispositivi sempre più disparati, in cui le modalità di interazione saranno le più diverse.
L'esempio più eclatante è l'iPhone, dove l'interfaccia si basa su gesture, concetto inesistente nel sistema di eventi di Windows. Certo si può immaginare di estendere le API di Windows per aggiungere le gesture: ma i meccanismi di interazione continueranno ad evolvere e ogni dispositivo avrà bisogno delle sue, magari basate su interazioni multimodali che includono input vocale, da telecamera o da accelerometro.
Per la stessa ragione Java non basta più, perché il modello di interazione del suo ambiente grafico è troppo limitato. Invece ci sarà un ritorno alla scrittura di codice nativo in C++ proprio per poter fare pieno uso delle funzioni specifiche dei dispositivi.

Pertanto ci sarà una tendenza alla varietà, anziché all'omogeneità, con buona pace dei cultori degli standard e della azienda grande fratello (o sorella) che fa software per tutto e per tutti.

PS.
Anche l'avvento degli accelerometri l'avevo anticipato oltre 6 anni fa. Ne parlai con i miei collaboratori e con un amico fisico. Da grandi estimatori di Microsoft mi dissero che Microsoft l'aveva già fatto. Risposi che mi interessava averlo su un dispositivo maneggevole come un telefonino, sul PC serviva a poco. Non capirono.
Avevo in mente di usare l'accelerometro nell'interfaccia per scorrere tra i menu inclinando l'oggetto e per videogiochi come la Microguida, che da bambino si giocava con degli attrezzi con volante e pedali nei bar sulle spiagge. Guarda caso oggi è un gioco popolare sull'iPhone.

Friday, January 08, 2010

microsoft search for search

Before it goes into oblivion I would like to report the story of how I got close to become the provider for search technology to Microsoft in 2002.

In 2000 I had developed, with some help from Antonio Cisternino, a quite efficient search engine library for Ideare, a startup with a couple of former students (Antonio Gullì and Domenico Dato). Ideare had built Arianna, the first and most popular search engine for the Italian Web, under contract from Antonio Converti of Olivetti Telemedia.
The search engine was called IXE and was written in C++; it used techniques quite advanced for the time, including template metaprogramming and achieved an outstanding efficiency.
Customers like Fireball, the largest German search engine, performed benchmarks that showed IXE was 26 (sic!) times faster than Altavista, the leading search engine at the time.

Bruno Quarta, responsible of University Relations for Microsoft in our area, heard of our achievments, and suggested that we showed our engine to Microsoft people in Redmond who were about to redesign the search for site microsoft.com, which they considered quite unsatisfactory.
He put us in contact with them and they requested to test our software to compare it with the search engine they were developing for SharePoint, their forthcoming product for Web portals.
I agreed and they sent me the whole dump of the site, for which I built an index.
I also built a Web Service in C# to demonstrate the ability to integrate in .Net, which was also Microsoft upcoming technology.
The results were quite good, so I was contacted by David Feussner, who had been recently appointed Director of Search at Microsoft, to go to Redmond to present our technology.
A trip was arranged for Antonio Cisternino and me for the end of April 2002, with meetings scheduled for several days with various people.
I thought that we would not survive the first day and we would be sent back to Pisa right away.
The first day we had a meeting with a number of Program Managers.
When we entered the room, they were all busy on their laptops, and the look on their face was like: let's finish this quickly so that we can get on with more important work.

So I started describing the architecture of IXE, explaining that it had been designed to be "as simple as possible, but no simpler" so that it could be efficient but easy to maintain, carefully choosing algorithms and data structures.
As I was progressing, I started getting questions: "Do you have proximity search?", "how do you handle multiple facets?" and so on.
Luckily I always had a good answer and the attention to my talk grew.
In the end everybody was enthusiastic and wanted to know more.
So in the afternoon I continued explaining in more detail the API of the engine.
In the end we survided the first day and I was asked to give a talk to a general audience about my vision on search.
We kept having meetings with various people until we were finally introduced to Jim Sterling, the VP of Microsoft.com.
He had been briefed about our software and we sat at a table in his office with his CTO on his side and with David Feussner.
He told us that he had heard good rewiews about our software. I asked if he wanted to try it himself and handed him my 386 HP laptop.
He looked surprised and typed his favorite questions: "biztalk" and instantly he got results that pleased him.
So we started talking about the features of our software. Whenever I was mentioning something interesting, he asked to the CTO: "Do we have this?". The typical answer was "we will have it in 12 months", "it is planned in the next release", and so on.
In then end Sterling complimented with us and told to Feussner that he could proceed with a deal.
In fact a few days later when we were back in Pisa, Feussner called and said he was coming to Italy to negotiate a deal.
A meeting was arranged with Renato Soru, the founder of Tiscali, who had in the meantime acquired Ideare.
The meeting occurred at the Milan headquarters of Tiscali and Soru went directly to the core issue: he asked 10 million dollars for transferring to Microsoft the ownership of the IPR for IXE.
Feussner was a little puzzled and said that the amount was beyond his budget limits and he had to ask permission to his boss.
Soru explained that he thought the price was fair since Microsoft had paid 30 millions for RealNetworks software and according to him, our search software was at least, if no more strategic to Microsoft than RealPlayer.
We knew from insider sources that Feussner was authorized to spend around 1 million, so a deal might have been reachable. In fact we invited Feussner to Pisa and we spoke about future plans together, including opening a Microsoft search center in Pisa.
Feussner returned to the USA and promised to handle the follow up, which included performing a due diligence and market analysis comparing alternatives to IXE.
We heard later that IXE passed these comparisons quite well and in fact we were requested to send to Microsoft the souce code for IXE so that they could analyze it and get familiar with its use.
Ideare sent a non disclosure agreement which was duly signed and the software was sent to Microsoft for testing.
The goal for Microsoft was to go online with a new search service in Autumn. Since we were getting close to Summer, I was expecting a decision by the end of June.
I was getting occasional questions by mail, but no progress on the deal.
Bruno Quarta was reassuring me that everything was all right, just decisions in Microsoft took long time.
After the summer I wrote to Feussner saying that I was interested in his opinion, no matter what it was, and even a negative opinion by Microsoft would have been helpful, in order to improve our software.
My messages were never answered.

Suddenly, I read in the news that David Feussner had been arrested by the FBI for fraud.

For us that was quite bad news; in fact, Feussner's whole team was dismantled and I heard that a new team would have to be formed to take over search.
That obviously impied that the new chief would start from scratch an probably would discard anything that Feussner had done so far.

In fact we never heard back from Microsoft, except when we asked them to remove all their copies of IXE and to terminate the non disclosure agreement.

A few days later, an even sadder news reached us:

http://www.seattlepi.com/local/108090_fraud11.shtml

David Feussner had committed suicide while in custody.

Monday, December 14, 2009

Programmazione old-style

Il vecchio che avanza.

Come alcuni dei più accredidati esperti della mia generazione, io continuo a sviluppare con emacs e gdb.

Friday, November 27, 2009

Il partito unanime

Interessante affermazione di Berlusconi:
Il partito decide a maggioranza, chi non condivide è fuori.

Ad ogni votazione il partito si riduce fino a raggiungere il minimo punto fisso, quello di iscritti sempre d'accordo all'unaniminità.
A quel punto non serve votare e non serve nemmeno essere in tanti, basta l'uno e trino.

Rimane un problema per gli iscritti: come si fa a decidere come votare per non farsi espellere?
Bisognerebbe sapere come vota la maggioranza.
Ma prima di votare come si fa a sapere cosa voterà la maggioranza?

Propongo due possibili soluzioni:
  1. fare un sondaggio
  2. chiedere a Berlusconi cosa voterà lui
La seconda è più semplice, ma a quel punto tanto varrebbe proporre una modifica allo statuto del PdL:
le decisioni vengono prese a maggioranza presidenziale, ossia ha la maggioranza la decisione per cui vota il presidente.

Thursday, November 05, 2009

Berlusconi non capisce l'antifona

Il Corriere riporta che Berlusconi risponde così alla domanda se gli attacchi della stampa internazionale lo indeboliscano:

«No. Al contrario, se debbo dirla tutta, gli altri leader internazionali che incontro mi fanno i complimenti. Nessuno di noi, mi dicono, avrebbe potuto resistere a un terzo degli attacchi che hanno rivolto a te».

Il messaggio è chiaro: i leader di altre nazioni cercano di spiegargli che in un altro paese avrebbe dovuto dimettersi.
Ma Berlusconi non capisce l'antifona.

Sunday, November 01, 2009

Antagonismo collaborante

"Antagonismo collaborante": questa la definizione di D'Alema del suo rapporto con Berlusconi.

Ecco la teorizzazione di una strategia fallimentare che consentirà a D'Alema di avere un posto nei libri di storia (l'unico suo vero obiettivo personale) per aver consegnato un paese a chi lo sta distruggendo: un paese che fino a 15 anni fa poteva sperare di essere uno dei leader mondiali.

I burocrati del P[CI]|[D]S? sono stati sempre propensi a maleodoranti incuici da cui sono sempre rimasti fregati:
accordo su salvataggio di Mediaset ammesso da Violante in parlamento, bicamerale, mancata legge su conflitto di interessi, legge elettorale (Veltroni), ecc.

Sappiamo benissimo che con i banditi non si tratta, visto che sono per definizione più bravi degli onesti a fregare.
La cosiddetta "astuzia" di D'Alema si basava sull'ipotesi, sbagliata, di essere capace di fregare un bandito.
Ma il bandito è più furbo e sa bene che se accetta di trattare con qualcuno è perché è sicuro di poterlo fregare.

Forse non è una coincidenza che il termine "antagonismo" sia stato rispolverato da Bersani, di cui D'Alema è considerato il burattinaio.

Tuesday, October 13, 2009

Anti-italiani, o come piegare un popolo agli ordini dei capi

Ovviamente la gente comune non vuole la guerra, ma in fin dei conti sono i leader di un paese a fare la politica, ed è sempre semplice trascinare un popolo - che si tratti di una democrazia, di un regime fascista, di un regime parlamentare o di una dittatura comunista. Che faccia o no sentire la sua voce, il popolo può sempre essere piegato agli ordini dei capi. È facile. Basta dirgli che è sotto attacco e accusare i pacifisti di non essere patriottici e di mettere la patria in pericolo. Funziona nello stesso modo in tutti i paesi.
Queste parole le pronunciò Hermann Göring nella sua deposizione al processo di Norimberga.

Wednesday, September 30, 2009

Fondi di ricerca confiscati e musica elettronica

Il direttore amministrativo dell'Università di Pisa, dr. Grasso, ci ha invitato ad un "evento visivo e musicale" al Palazzo Lanfranchi, che l'università ha patrocinato.

Abbiamo ascoltato della musica elettronica corredata da immagini proiettate su un grande schermo elettronico, il cui affitto deve essere costato non poco.

La tecnologia di animazione di immagini non era sicuramente d'avanguadia ed evito di riportare il mio giudizio sulla qualità artistica.

Noto solo una curiosità che ha colpito me e altri colleghi presenti: l'autore delle musiche ha voluto sottolineare che si trattava della prima volta che la musica veniva catturata per trasformarla da "volatile" a stabile "come la scultura".
Forse gli sfuggiva che l'invenzione del grammofono di Edison risale all'800.

Quanto alla combinazione di "segni, musica e voce", anche questa sbandierata come assoluta novità, vorrei invitare l'autore ad accendere una qualunque televisione.

Infine, per quel che riguarda le emozioni che, secondo il prof. Tosi, l'evento avrebbe dovuto sollecitare, non c'è dubbio che la delusione sia una emozione.

Ma la vera questione è se il dr. Grasso abbia utilizzato per questa bella iniziativa i fondi che quest'estate ha sottratto ai dipartimenti.

Per chi non lo sapesse, il Consiglio di Amministrazione dell'Università di Pisa, pressata dal Ministero a risanare il bilancio, ha deciso di incamerare circa 20 milioni di Euro che aveva preso a prestito dai residui di fondi di ricerca dei vari dipartimenti, per coprire spese effettuate nel corso degli anni 2000-2009.

Nonostante le proteste di alcuni direttori, arrivati al punto di chiedere le dimissioni del prorettore al bilancio, e di minacciare le dimissioni, il rettore ha insistito per la sua strada, accusando i dipartimenti di rifiutare i "sacrifici inevitabili", che "le circostanze esterne creano".
Il rettore non spiega quali siano le circostanze esterne che lo avrebbero obbligato a prendere a prestito fondi di ricerca per dirottarli su spese di altro tipo, quali l'edilizia.
In realtà il Ministero ha restituito negli anni successivi i fondi che nel 2000 aveva trattenuto e che sarebbero stati la causa originale degli ammanchi.
I veri resposabili della situazione attuale sono quindi i rettori.
Pasquali stesso richiama "all'osservanza di una regola di buona condotta contabile di ogni ente pubblico: cioè, che i limiti di spesa sono dettati dalla cassa", regola che proprio la sua amministrazione non ha rispettato, usando la cassa di altri.

In altre parole, l'università di Pisa è vissuta per anni al di sopra delle proprie possibilità, nella speranza di cambiamenti nella politica del governo sul finanziamento delle università, e quando la situazione è divenuta insostenibile, ha deciso di accapararrarsi i fondi destinati alla ricerca.

Arrogarsi il diritto di trattenere fondi altrui è una violazione delle più elementari norme civili.

Oltretutto si tratta di una soluzione assolutamente iniqua: quei dipartimenti che i sacrifici li hanno già fatti in passato, sia faticando per procurarsi finanziamenti alla ricerca, sia spendendoli con oculatezza, si trovano ad essere tartassati di nuovo e a dover contribuire in maniera spropositata alle spese che altri hanno fatto con allegria.

È un pessimo segnale sia per la equità che per la moralità oltre che un grave attentato alla ricerca, perché sottrae ai dipartimenti fondi vitali per sostenere con borse e contratti i giovani aspiranti ricercatori tra la fine e l'inizio di nuovi progetti.

Wednesday, September 23, 2009

Microsoft Bugware

Se avete Excel 2007 per Windows (l'ultimissima release con tutti gli update possibili), aprite un foglio, inserite in una cella del testo a caso, ad esempio

asdf asdf sdaf sadf sdaf sdaf sadf sadf sadf sadf sadf sadf sadf sadf asdf sadf asdf sadf asdf sadf sadf asdf safd asdf sadf sadf sadf sadf sadf sadf asdf sdaf sadf sdaf sadf asdf sadf sadf sadf sadf sadf asdf sadf asdf asdf asfd sadf sadf sadf asdf asdf asdf asdf sadfe

poi settate ìl formato della cella a text, Excel ve la visualizza come

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Oltre 15 anni fa mio figlio Stefano usava Excel per impaginare il suo giornalino, inserendo interi articoli nelle celle.
Adesso certe cose non si possono più fare, ma naturalmente l'interfaccia grafica è diventata super sofisticata.
Alan Kay diceva, negli anni '70 usavamo del software molto bacato, mentre adesso ... pure.
In realtà: mentre adesso ... peggio.

Due giorni fa ho segnalato un bug nel compilatore Visual C++ 2008.
Mi hanno risposto confermando il bug, ma che non potrà essere corretto nella prossima release, ma in quella successiva, non si sa quando.
Eppure si tratta di un bug presente già nella versione 2003, che dichiaravano di aver corretto.

Da una settimana, insieme col sistemista del dipartimento, stiamo ammattendo perché di tanto in tanto Internet Explorer si blocca durante l'apertura di una pagina, e da lí in poi non funziona più, nemmeno chiudendolo e riaprendolo. Neanche reisntallandolo ex novo il problema sparisce.
Tutte le altre applicazioni di rete funzionano, solo IE non va.

Notate che sto usando un notebook nuovissimo, con Windows XP SP 2 e tutto il sw Microsoft appena installato fresco fresco.

Forse Microsoft farebbe meglio a investire i suoi soldi a fare del software migliore, come diceva una divertente pubblicità di Apple, piuttosto che in campagne di marketing.

Wednesday, September 02, 2009

Do people understand the messages they receive?

The last two posts I reported about conversations with professional people via email.

In both cases it seemed that they did not pay attention to what was being said and were giving meaningless or stupid answers.

Is this a sign of the times?

People are continously connected, they send a lot of messages, sometimes compulsively, but they do not take the time to read what other people are trying to tell them, before answering.

It seems that their whole goal is to send as many messages as possible, not to be as meaningful as possible.

Lacie: poor software and bad technical assistance

Before leaving for vacation I decided to do a backup of my notebook.
I connected to a Lacie Little Disk and installed the Genie backup software just downloaded from the Lacie support site.

It crashed, so I reported to Lacie support:
Genie Backup Assistant, Build 8 0 360 530 crashes when I press Next after
selecting files from MY FOLDERS tab. Error message is:
An unhandled win32
exception occurred in GBM8.exe [6256].
But since I was in a hurry, I installed 1-Click Backup, an alternative backup program also from Lacie support site (http://www.lacie.com/products/product.htm?pid=10312).

I started to backup my home directory and another directory with my stuff and, just in case, Program Files, for a total of less than 10 GB.

The backup however was taking ages and my airplane was leaving, so I checked that the relevant directories had been copied on the USB disk, and indeed they were, except for a portion of Program Files.
I thought that those were not important and decided to stop the backup.
The only option provided by the program was Cancel, so I clicked Cancel.

A few days later I got an answer from "Team del Servizio di assistenza tecnica di LaCie" (Lacie Tech Support Team):
Try to install again on another machine.

The answer was quite stupid, but I tried to be polite:

It wan't be of any help installing on another machine, since that is the one I need to backup.

A whole month later, I got another suggestion: to try to install another version from genie-soft.com.

Unfortunalty in the meantime I had lost my notebook, so I tried to recover my data onto a new machine.

With horror I discovered that 1-Click Backup, when canceling, had deleted the copies it had already made.

Since I knew the files were there, I bought a copy of DiskInternals Uneraser for 48 Euros and was able to recover my data, in less than 5 minutes (3 hours to dump and 5 minutes to restore? where is the trick?).

Just for information I wrote a note to Lacie Support reporting what had happened and complaining that their backup program had deleted the copies it had just made without giving me an option to suspend the dump.

The answer was:
The program does not erase any original data and if it has been correctly configured there should be no problems of any type. You could have done a manual back up. You should expect that a backup would take several hours. In any case, LaCie is not responsbible for any damage.

He clearly did not read what I had said: I said that the copies had been deleted, not the originals; and of course if I was reporting a problem, there was indeed a problem.
And again I could have just avoided using Lacie software if just I knew how bad it is.

BTW, I just checked the Manual for 1-Click Backup, and there is no documentation on the button Cancel, nor about the fact that it deletes any file.

In conclusion stay away from Lacie products: their software is poor and their Technical support even worse.

Wednesday, July 08, 2009

Affari di banca

Ricevo una chiamata dalla mia banca, che mi invita a passare dal direttore per comunicazioni che mi riguardano.
Passo in filiale e il direttore mi suggerisce di investire in una polizza vita che la banca emette tramite una nota ditta di assicurazioni.
Gli spiego che ho già una polizza vita con la stessa assicurazione.
Cerca di convincermi che passare attraverso di loro è meglio.
Ribadisco che non mi pare il caso.
Allora mi suggerisce un altro investimento a 6 anni, indicizzato, a condizioni abbastanza capestro: se le cose vanno bene, la banca si tiene tutto sopra il 4%, se va male non ti dà niente.
Dico che non mi pare il caso né il momento di fare investimenti a lungo termine in un periodo di grande incertezza.
Chiedo se ha qualcos'altro.
Sì, dice, c'è un investimento garantito che può aprire da solo online e mi segnala la URL.
Perfetto, me lo guarderò con calma da casa.
Vado a leggere le condizioni sul sito, e trovo che per aderire è necessario trasferire fondi da altre banche, non dalla stessa.
Allora scrivo al direttore:
Ho esaminato il deposito online come mi aveva suggerito. Tuttavia per poterlo utilizzare bisogna che apra un altro conto e vi trasferisca fondi, ma solo da altre banche. Cosa posso fare?
La risposta del direttore è sconcertante:
meglio aspettare la fine mese e aprire il deposito online con euribor + 2,40 fino a fine anno.
Forse non ci siamo capiti. Ripeto:
Ma non posso aprire un deposito online: è richiesto un trasferimento da altre banche. O ho capito male?
Alla fine il direttore conviene:
E' vero bisogna fare trasferimento da altre banche, credo che non è necessario essere cliente, però mi immagino che possano fare delle difilcoltà. (sic)
Certo se la banca non si sveglia sarà difficile che riesca a fare affari.

Sunday, June 28, 2009

Joined team wins Netflix prize

A chi fosse sfuggita la notizia:

http://www.wired.com/epicenter/2009/06/winning-teams-join-to-qualify-for-1-million-netflix-prize/

un team formato dalla coalizione di quattro gruppi, tra cui uno spinoff dell'università di Graz, ha raggiunto l'obiettivo del Netflix Prize, ossia di migliorare di almeno il 10% l'accuratezza dell'algoritmo di previsione delle preferenze personali sui film.

Il premio consiste in 1 milione di dollari.

La notizia suggerisce alcune riflessioni su modi alternativi di fare e finanziare la ricerca:
  1. le sfide a premio sono un mezzo efficace e sicuro di ottenere risultati e fare avanzare la tecnologia, molto più del finanziamento di progetti a priori, per diversi motivi:
    • non c'è garanzia che i proponenti di un progetto siano i più adatti a svolgerlo e a portarlo a termine
    • nei progetti si opta per un atteggiamento cooperativo anziché competitivo: la competizione avviene tra le proposte e non tra i risultati; chi finanzia tende a limitare la scelta ad un solo proponente, con alti rischi di insuccesso
    • nei progetti c'è spesso una componente ideologica, con l'obiettivo di mostrare la validità dei propri approcci e si cade nella sindrome del "not invented here": nelle sfide l'atteggiamento è molto più pragmatico e si sfrutta qualunque tecnica utile

  2. nel caso di Netflix il team vincente è una combinazione di team, formatasi durante la sfida stessa: i team ai primi posti dell'anno precedente hanno deciso di unire gli sforzi per raggiungere più rapidamente l'obiettivo. Questo non succederebbe in progetti finanziati a priori, per diverse ragioni:
    • ciascun proponente ritiene di essere il migliore, essendo già stato prescelto
    • non c'è alcuno stimolo a fare meglio del minimo, in quanto il finanziamento è già assicurato
  3. il risultato è stato ottenuto cumulando scoperte di altri. Per lungo tempo i miglioramenti languivano, finché Simon Funk non ha introdotto l'uso della tecnica del Singular Value Decomposition, facendo fare un salto rilevante al punteggio. L'obbligo di rendere pubbliche le tecniche usate da ciascun team è stato determinante.
    BTW. Simon Funk non è un ricercatore, ma uno sviluppatore software indipendente, che si è dedicato alla competizione nel suo tempo libero (http://portal.acm.org/citation.cfm?doid=1294301.1294311).
  4. per chi propone la sfida, i rischi sono molto inferiori:
    • si paga solo se si ottiene il risultato voluto
    • il rischio di mettere su un team in casa per ottenere l'obiettivo è molto più alto: se non si dispone di ricercatori espertissimi nella materia, i tempi e i rischi di acquisire o di formare le competenze necessarie sono altissimi.
  5. oltre 40.000 persone hanno partecipato alla sfida, sia ricercatori professionisti che hobbisti. Per molti è stata un'esperienza unica per apprendere tecniche sconosciute e farsi delle competenze da sfruttare in altre occasioni. Una ricaduta in termini di diffusione delle conoscenze molto più ampia che non con i metodi tradizionali di diffusione scientifica.
  6. il risultato dovrebbe far riflettere chi misconosce l'importanza e il ruolo delle tecniche di apprendimento automatico nell'informatica attuale.
Sfide a premio esistono da tempo anche per celebri problemi matematici (Riemann hypothesis, Poincaré conjecture, Hodge conjecture, Swinnerton-Dyer conjecture, solution of the Navier-Stokes equations, formulation of Yang-Mills theory, P=NP) ma la rete rende l'approccio praticabile su larga scala.

Il fenomeno di appaltare a esperti esterni attività di sviluppo avanzato si sta diffondendo ampiamente, ed è una forma di crowdsourcing, che alcuni chiamano "Prize economics", dove si offrono incentivi competitivi ad esterni come alternativa alla ricerca e sviluppo interna.

Alcune aziende si sono specializzate nell'organizzare tali attività.

Innocentive (http://www.innocentive.com/) ha creato il primo Open Innovation MarketPlace, dove fare incontrare la domanda e l'offerta per lo sviluppo di innovazioni. Chiunque abbia un problema complesso da risolvere lo propone come sfida ad una platea di oltre 160.000 esperti di tutti i settori.

All'altro estremo c'è Amazon Mechanical Turk (https://www.mturk.com/) su cui di solito vengono proposte attività più semplici, da svolgere in poco tempo, ma da parte di centinaia di persone.

In tempi di scarsità di risorse per la ricerca, vale la pena riflettere seriamente su modalità alternative a quelle tradizionali, modalità che possano incentivare sia chi finanzia (garantendogli i risultati), sia chi fa ricerca (a mettersi maggiormente in gioco).

Molte conferenze internazionali organizzano già competizioni su obiettivi tecnico-scientifici: basterebbe che le agenzie di finanziamento contribuissero fondi per assegnare premi in queste competizioni, riducendo i finanziamenti a pioggia.

Wednesday, April 08, 2009

GM da Hummer a Segway

La GM, dopo aver lanciato prodotti come Hummer (http://www.hummer.com/) che l'hanno portata sull'orlo del fallimento e di cui mesi fa è stata costretta a chiudere la produzione, e come sottoprodotto aver contribuito a inondare le nostre città dei veicoli più assurdi che siano mai stati concepiti, ha annunciato ieri un veicolo elettrico a due ruote in collaborazione con Segway, a sua volta un fallimento commerciale:

http://motori.corriere.it/varie/09_aprile_07/segway_gm_65729a00-2380-11de-aefc-00144f02aabc.shtml

La svolta non salverà né GM né Segway: il problema infatti non sono i prodotti, ma la mentalità dei consumatori che sono stati imbambolati per anni dal mito del trasporto individuale e dagli amministratori che li hanno assecondati.

Fate un po' caso a tutte, dico tutte, le pubblicità di automobili: mostrano macchine che circolano in assoluto silenzio attraverso spazi vergini, accompagnate da musiche celestiali.
Quanto di più lontano dalla realtà di auto rumorose e inquinanti che verranno usate principalmente in ingorghi urbani.

Nessun PUMA o Segway potrà circolare serenamente in mezzo al traffico urbano: oltretutto poi dove lo si parcheggia?

La soluzione in realtà passa attraverso un completo ripensamento delle politiche dei trasporti, in cui ciascun mezzo è riservato ad uno specifico ambito dove gli altri non sono ammessi.

Quindi aerei per la lunga distanza, treni per la media, auto per il punto-punto sulla media distanza, autobus e bici in ambito urbano.

Pertanto le strade cittadine dovrebbero essere riservate interamente ai trasporti pubblici e alle biciclette.
Niente auto parcheggiate per le strade. Non sono state concepite per questo le strade dei nostri centri storici: immaginatevi le strade com'erano fino al 1900, non erano certo depositi per carri.
Le auto si dovrebbero fermare ai limiti delle città, in appositi parcheggi scambiatori.
Nei parcheggi, oltre a connessioni a navette e metropolitane, dovrebbero insediarsi stazioni di sharing di biciclette, Segway o simili, che si possono lasciare a destinazione in altre stazioni dislocate per la città.

Il bike sharing ha avuto grande successo in paesi più civili del nostro, molto meno da noi in cui viene lamentato un alto tasso di vandalismo, con bici distrutte o gettate nei navigli.

La gestione del bike-sharing ha costi non indifferenti: a Barcellona per esempio circolano in continuazione furgoncini che raccolgono bici dalle stazioni più affollate e le spostano in quelle vuote (http://www.bicing.com/).
Probabilmente in città più piccole come Pisa, una soluzione potrebbe essere di fare pagare un piccolo extra a chi non rientra con la bici nella stessa stazione da cui è partito.
Questo garantirebbe che nei parcheggi scambiatori ci sia sempre un numero adeguato di bici a disposizione.

Quanto alle auto, bandite assolutamente dalla città, a meno di pagare un alto ticket di ingresso, ma solo per raggiungere un determinato posto per poi uscire e fermarsi in un parcheggio esterno.
Questo consente a chi deve fare consegne di muoversi in città, ma non di fermarsi e sostare.

L'ammistrazione comunale risparmierebbe e guadagenerebbe contemporanemante: invece di dover mandare in giro vigili a fare multe a chi parcheggia irregolarmente, riceverebbe automaticamente entrate dai ticket; una specie di pagamento anticipato per chi fa uso di una risorsa pubblica.
Naturalmente ci possono essere gli sponsor: per cui gli alberghi si potranno accollare il costo del ticket per chi va da loro, un negozio idem per chi va a ritirare un prodotto, ecc.
Le entrate servirebbero al Comune per rifare la pavimentazione, che adesso è totalmente inadatta alle due ruote.
A Barcellona la pavimentazione di strade e marciapiedi è liscia; a Pisa dove non è terribilmente sconnessa, è fatta da pietre con profonde scanalature.
In piazza Dante si fa fatica persino a camminare: invece con una pavimentazione liscia si favorisce anche l'uso di carrelli per la spesa o di valigie con le ruote.

I servizi di mobilità andrebbero poi integrati con dei buoni servizi informativi: per esempio poter ricevere via rete informazioni istantanee su viabilità, tempi di arrivo degli autobus, disponibilità, ecc.
Il Bicing di Barcellona ti segnala via SMS dove trovare bici disponibili vicine a dove ti trovi, sfruttando la localizzazione GPS di telefonini.

Mille altre idee possono venire in mente, se solo si comincia a far qualcosa, buttando via l'idea antiquata del trasporto in auto.

Wednesday, April 01, 2009

Lungarno Arcobaleno

Sui portoni delle case del nostro lungarno sono stati affissi degli avvisi con lo stemma del Comune di Pisa, in cui si informa che il consiglio ha deliberato in data 23/3 di aderire all'iniziativa dell'Anno per la Pace con un segno visibile, consistente nel dipingere nei colori arcobaleno le facciate del Lungarno Gambacorti.
Si parte dal palazzo della Fondazione CRP che è già blu e si procede con il verde per il nostro fino al rosso finale.
È presente una foto ritoccata che mostra l'effetto finale:

http://lungarnoarcobaleno.org/

Sono poi indicati i codici dei colori da usare: per il nostro si tratta del verde borracina.
Infine si spiega che i lavori dovranno essere completati entro il 30/4/2009.

Le vicine sono in subbuglio e preoccupate per i costi.

PS.
Naturalmente oggi è il 1 aprile.

Wednesday, November 19, 2008

Criminal bailout

“The more details emerge, the clearer it becomes that Washington’s handling of the Wall Street bailout is not merely incompetent. It is borderline criminal,” says Naomi Klein, author of “The Shock Doctrine.”

Sunday, November 16, 2008

Germania investe in ICT

Wolfgang Wahlster (collega di antica data: lavoravamo entrambi con le Lisp Machine) illustra il piano di investimenti da 1,2 miliardi di Euro su ICT lanciato dal governo tedesco.

L'ICT viene considerato il principale motore dell'innovazione per la Germania: già oggi l'80% delle innovazioni in molti settori industriali sono basate su ICT.

I settori di ricerca fondamentali sono:
  1. Electronic systems and microsystems
  2. Software systems and knowledge processing
  3. Communication technology and networks

In Italia il pensiero dominante è che abbiamo perso il treno dell'informatica e non conviene investirci. Io invece ritengo che di treni ne passano in continuazione, anzi, l'informatica è proprio il settore migliore dove competere, perché non richiede investimenti colossali.

L'informatica è una disciplina le cui realizzazioni sono limitate solo dall'immaginazione, perché le potenze di elaborazione di cui chiunque può disporre offrono potenzialità praticamente illimitate, al contrario di altri settori che si scontrano con limiti materiali: fisica, ingegneria, biologia, ecc.

Noi che non abbiamo grandi aziende e grandi capitali dovremmo puntare proprio sulle intelligenze.

Wahlster insiste particolarmente sul Knowledge Processing.

Ne sono convinto anch'io: ormai sapppiamo fare di tutto con le interfaccie utente, tranne che svolgere compiti sensati, che richiedono la comprensione degli intenti: l'essenza del Pragmatic Web.

PD: yes we can ... screw up Internet

Ci risiamo: ancora una volta i politici mettono mano a leggi sull'editoria e combinano guai con Internet.
Questa volta è un deputato del PD, Franco Levi, a presentare una proposta di legge, che prevede un registro per tutti i siti Web.

Come ricorda Giorgio Giunchi, di Società Internet (capitolo italiano di ISOC),
Levi fa parte di una teoria di consiglieri dei leader di centro sinistra [lui consigliere di Prodi, ma prima ancora Vannino Chiti capo segreteria di Fassino e redattore della madre di tutte le leggi "editoriali" per l'internet, e prima ancora Passigli sottosegretario alla Presidenza del Consiglio D'Alema ...] che non sanno ciò di cui parlano.
Mentre Veltroni sogna di imitare Barack Obama, i suoi fanno di tutto per rovinare proprio lo strumento principe della campagna elettorale di Obama.

Da Beppe Grillo un appello a bloccare l'iniziativa.

Ci sarebbe da fare moltissimo per sviluppare Internet in Italia, a partire da rilevare la rete di accesso da Telecom Italia e trasformarla in una Next Generation Network, gestita da un'organizzazione a maggioranza pubblica, che fornisca unicamente trasporto aperto a tutti gli operatori, sul modello della rete di GigaPop che proponevo anni fa.
Una Next Generation Internet consente di unificare su infrastruttura IP il trasporto per tutti i servizi di rete, da Internet (fissa e wireless), alla telefonia tradizionale a quella mobile, ai servizi broadband (video).

L'esperienza del Consortium Garr dimostra che sfruttando le competenze dei nostri ricercatori e impegnadoli in sfide tecnologiche anche con obiettivi di efficienza economica, si possono realizzare strutture all'avanguardia nel mondo.