Monday, August 09, 2010

Controindic-Azuni

Vorrei esprimere in pubblico il mio enorme sconcerto di fronte a quanto vedo accadere in Italia riguardo a Internet.

L'ultima inizativa, dopo il decreto Pisanu, varie leggi liberticide comprese quelle dell'opposizione, le norme sui blog infilate nella legge sulle intercettazioni, è quella sulla Internet Governance chiamata Codice Azuni, lanciata dal ministro Brunetta.

Possibile che l'unica cosa che interessi i politici e i loro scagnozzi sia solo come limitare o complicare l'uso della rete in nome di questo o quel principio, come fa notare anche Vittorio Zambardino?

Ai miei tempi i problemi che affrontavamo erano quelli di come rendere disponibile la tecnologia a basso costo al più ampio numero di persone.
E cercavamo in tutti i modi di coinvolgere i politici perché dessero un contributo: cose semplici e scontate come la liberalizzazione dei mercati, mica tanto.
In Italia si riuscì a scardinare il monopolio solo per merito della direttiva europea 90/388/CEE sulla liberalizzazione del traffico dati.
Non c'è bisogno che ricordi le nostre battaglie e le nostre attività: Giorgio Giunchi ne tiene traccia a futura memoria.

Dopo decenni di totale ignoranza delle questioni di fondo (accesso e trasporto), non vedo altro che tavoli, comitati, forum, in cui si dibatte su come impedire di fare questo o quello.

Ma in che mondo vivono costoro?

Non si rendono conto che ci sono milioni di persone che ogni giorno si ingegnano per trovare nuovi modi per rendere possibili nuovi servizi, nuove funzioni, semplificare ogni attività, utilizzando ogni soluzione tecnica possibile e immaginabile?
E qualcuno perde tempo a ingegnarsi su come impedire o complicare tutto ciò?
Non si rendono conto che le soluzioni normative sono quanto di peggio si possa immaginare?

Prendete per esempio la questione dei diritti di proprietà intellettuali (IPR).
La strada della normativa, seguita per anni dalle major e dalla RIAA è stata del tutto fallimentare:
20 Dec 2008 ... The RIAA today announced it is giving up on suing
individual users for distributing music over the Internet.

La soluzione è stata al contrario sfruttare la tecnologia inventandosi un servizio su basi completamente diverse: accesso a basso costo a una montagna di contenuti digitali.
Lo stesso succederà con gli editori di libri e di giornali (BTW, Barnes&Noble in questi giorni sta chiudendo, ormai sopraffatta da Amazon).

È e sarà sempre così: la rete inventa e risolve i problemi rivolgendosi direttamente al suo pubblico, gli utenti e scavalcando tutte le oligarchie di intermediari.

I politici (e le lobby che li stimolano, come nel caso delle major) blaterano, cercano di frenare e arrancano indietro di anni rispetto alla realtà di un mondo in continua evoluzione: la tanto temuta "incertezza dinamica".

Una delle domande che Isoc ha posto in un suo recente questionario sulla posizione tenere rispetto all'Internet Governance Forum (IGF), era se il suo mandato quinquennale dovesse essere rinnovato.

Nessuno dei temi proposti per il proseguimento ha raccolto più di un quarto dei voti e solo una infima proporzione "considers that the IGF actually acts as a catalyst for tangible change".

Ciononostante, immagino per inerzia, "However, 87% of the respondents expressed their desire to continue the IGF past its initial five-year mandate".

Io ho risposto che IGF andrebbe chiuso: mi pare che non ci sia nulla di rilevante tra i temi proposti per il prosieguo di IGF, dato che la questione del digital divide è sparita dall'orizzonte.

Francamente la posizione che dovrebbe tenere l'Italia al prossimo incontro di Vilnius dovrebbe essere quella di terminare IGF.
Può essere imbarazzante, ma questa è la stessa posizione della Cina.

Al contrario in USA la FCC propone delle policies per Internet molto più sagge che non presuppongono regolamentazioni:
It is also an approach that does not involve regulating the Internet. It would preserve the freedom and openness of the Internet.

Tali policies riguardano:
  1. Extending high-speed broadband to all Americans wherever they live;
  2. Protecting and empowering consumers, and ensuring healthy and fair competition;
  3. Promoting the safety of the public, through E911 and initiatives to guard against cyber attack;
  4. Lowering the costs of broadband investment and accelerating deployment;
  5. Preserving the freedom and openness of the Internet.
Sottoscrivo: meno chiacchere e leggi ostacolanti e più interventi per agevolare la diffusione e l'uso.

2 comments:

Guerrero Negro said...

Avevo letto ieri il tuo post e volevo risponderti che sarebbe invece il caso di regolamentare almeno la net-neutrality. Poi non ho avuto tempo e mi è passato di testa. E giusto stamani leggo del folle accordo Google-Verizon che fa di fatto saltare la net-neutrality per alcuni servizi delle reti via cavo e per qualsiasi servizio sul cellulare.

Mi sembra, a differenza di quanto tu pensi, che sia invece proprio necessario regolamentare certi diritti elementari e di base e non lasciare invece tutto nelle mani del mercato dei grossi provider (tipo Verizon) che farebbero di fatto regredire la vera pubblica Internet per costruirsi delle "proprie" reti a pagamento veloci e performanti.

Non sono per nulla un esperto di queste cose ma da utente "ingenuo" non vorrei nessun pezzo di hardware/software che decida instradamenti "particolari" del mio pacchetto dati in base al contenuto (P2P piuttosto che FTP piuttosto che video ...) oppure al mittente (io Dario ho pagato oppure no per un servizio aggiuntivo la mia Telecom).

Forse vivo ancora nel mondo della Città di Campanella... ma tant'è: questo è ciò che penso.

Beppe Attardi said...

Sono anch'io rimasto perplesso dalla presa di posizione di Google-Verizon.
C'è da dire che per fortuna si tratta solo dell'espresssione del loro punto di vista, e spetterà alla FCC se e come tenerne conto.

La Net Neutrality è un principio, non una policy ben definita. Pertanto è pertinenza più di una Dichiarazione di Diritti, che non di norme regolamentative.