Thursday, October 21, 2010

Tremonti evasivo

Pochi giorni fa Tremonti sosteneva che non occorreva abolire le province perché il risparmio lo si poteva recuperare con la lotta all'evasione.
Ieri al tavolo con le parti sociali ha detto invece che:
La riforma [fiscale] non può essere coperta su ipotesi di recupero di evasione fiscale.
Quella sulle province non era un'ipotesi?

Naturalmente Tremonti non ha mancato di concederci la sua solita perla di saggezza:
L'anima di ogni riforma è la riforma delle anime.

Tuesday, October 19, 2010

Indian parser

Our team participated to the ICON 2010 contest on dependency parsing for Indian languages.

The DeSR parser achieved best UAS (Unlabeled Attachment Score) on all languages with an average of 90.94% and a remarkable 94.57% on Hindi-coarse (where I tuned the parser most).

On LAS (Labeled Attachment Score) DeSR is first with 88.98% on Hindi-Coarse and second on Hindi-Fine with 87.49%.

Bangla and Telugu have quite small training sets (7000 tokens) but nonetheless DeSR is close to first at about 1% distance.

Thursday, October 14, 2010

Tremonti immobile

ItaliaFutura critica l'immobilismo di Tremonti:
Non possiamo più accontentarci dell'immobilismo che si trincera dietro un rigore a la carte. Non ci sono soldi da investire per la cultura, per le infrastrutture, per la ricerca, per il taglio delle tasse, per la giustizia, per la scuola, per i servizi alle famiglie. In una parola non ci sono risorse per la crescita e per gli investimenti.
Compito della politica è trovare e proporre soluzioni al paese. Tagliare gli sprechi in tutti i settori (cultura inclusa) è sacrosanto ma bisogna spiegare: come si intende procedere, quando ci saranno delle risorse da investire, con che criterio verranno assegnate in maniera da incentivare anche gli investimenti dei privati.
l’incapacità di pensare alla crescita trasforma di fatto il Ministero dell’Economia in un Ministero del Bilancio

assessore al lavoro al lavoro

Nella newsletter dell'assessore regionale alle attività produttive e al lavoro Simoncini si legge:
  • Tavolo nazionale per la Eaton di Massa
  • Tavolo nazionale sulla cassa integrazione per i lavoratori della società Crm
  • L'impegno della Regione per l'azienda Inalfa di Livorno
  • Simoncini convocherà i vertici della Targetti Sankey sull'ipotesi di dismettere lo stabilimento
  • Tavolo regionale con i vertici locali della Magona di Piombino
  • Incontro per l'azienda Beltrame con le organizzazioni sindacali
  • Atisale, oggi l'incontro con il presidente dell'azienda
La crisi è ovunque e l'unico che ha lavoro in abbondanza è l'assessore al lavoro.

Sunday, October 10, 2010

Berlusconi deferendum est

Berlusconi andrebbe deferito ai probiviri del PDL perché, come i finiani, ha osato criticare il partito.
Speriamo che espellano anche lui.

Saturday, October 09, 2010

Wireless Italia

La circolazione di Wired Italia è calata nell'ultimo anno del 51% da 43.375 a 21.105 copie.
Questo forse spiega l'indaffararsi di Riccado Luna per avere visibilità attraverso una campagna trita e inutile come Internet for Peace.

Come diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Tuesday, October 05, 2010

Tremonti vaneggia

Dopo che il governo e il ministro Brunetta ci hanno fatto una testa così sulla lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione, oggi in commissione bilancio Tremonti ha spiegato che eliminare le provincie porterebbe a un risparmio di poche centinaia di milioni di Euro e la riduzione delle auto blu al massimo qualche decina di milioni.

Pertanto non vale la pena eliminare questi sprechi perché tali cifre si possono recuperare con la lotta all'evasione fiscale.

Cosa????

Dovremmo lottare contro l'evasione per coprire gli sprechi?

Da un ministro poi che si è tutt'altro che distinto nella lotta all'evasione, con condoni, scudi fiscali con garanzia di anonimato, ecc.
Tenetemi fermo, che non rispondo delle mie azioni.

Google-Vividown settlement

Pare che la vicenda Google-Vividown stia finendo a tarallucci e vino.

Il Sole24ore riporta che Google abbia varato un:
«Protocollo per la segnalazione e la cooperazione» degli abusi su internet.

Beneficiario, nonché altro contraente dell'intesa, è l'associazione Vividown, cui apparteneva la vittima dei fatti – avvenuti a Torino nel 2006 – e che, anche grazie a questi sviluppi, è nel frattempo uscita dal processo. L'accordo stragiudiziale prevede che il motore di ricerca metterà a disposizione una pista privilegiata a Vividown per segnalare e far rimuovere in tempi veloci «contenuti inappropriati»: non si tratta quindi di «un'attività censoria» sul caricamento dei contenuti da parte dei navigatori ma l'accordo serve invece a promuovere chiare «intenzioni educative».

Da non credere, adesso non è nemmeno più un giudice a poter decidere sulla libertà di espressione ma un'associazione privata.

Anche la Chiesa che metteva i libri all'indice lo faceva per "chiare intenzioni educative".
L'aspetto ancora più importante dell'accordo sta però nella sua estensibilità. L'associazione torinese ha la facoltà di contattare altre associazioni italiane in difesa di disabili e, previa comunicazione a Google, consentire loro l'utilizzo della procedura privilegiata.

Concordo con Stefano Quintarelli: non ci posso credere!

Friday, October 01, 2010

Action to Safeguard Internet Future

La rete come la conosciamo e amiamo, che milioni di utenti e sviluppatori hanno contribuito a creare e a diffondere, rischia di subire una profonda mutazione nei prossimi anni.
Oggi Isoc lancia l'allarme e un invito a una "Action to Safeguard Internet Future":
The Internet Society said it is up to users to act now to ensure that the future development of the Internet takes a direction that is in the best interests of everyone.
Per illustrare quale potrebbe essere il tipo di mutazione, Isoc ha preparato questa serie di filmati che illustrano 4 possibili scenari.

Il primo è quello più vicino allo modello attuale di condivisione, mentre gli altri illustrano situazioni in cui le pressioni e gli interventi di vari attori, aziende o operatori, portano alla disintregrazione: 
  1. Common Pool
  2. Porous Gardens
  3. Boutique Networks
  4. Moats and Drawbridges
Sedici anni fa molti si impegnarono per evitare che la rete assumesse lo stile della TV, controllata e gestita da grosse aziende che producono contenuti a pagamento (protetti da Copyright), anziché essere un mezzo di condivisione aperto a tutti (Copyleft).

Sembrava che il modello di rete aperto che ha avuto il sopravvento sulle reti proprietarie fosse ormai acquisito, tuttavia i fenomeni indicati nei filmati rischiano di portarci indietro nel tempo.

Occorre essere tutti coscienti dei rischi e tenere gli occhi ben aperti.

Saturday, September 25, 2010

giustizia Gallica

Orrendo!

Mentre i rappresentanti dei nostri governi discorrevano amenamente all'Internet Governance Forum di Vilnius di facezie come il Cloud Computing e si riempivano la bocca di principî e tartine, in quegli stessi giorni il Parlamento Europeo ha compiuto un atto vergognoso che apre la strada alla privatizzazione della giustizia.

Il rapporto Gallo apre la strada a misure restrittive private per proteggere il copyright, obbligando gli ISP a sostituirsi alla legge implementando meccanismi discrezionali di blocco e filtro che possono arrivare fino a bloccare l'accesso alla rete, un diritto fondamentale della persona che non può essere ristretto se non attraverso l'intervento di un giudice.

Thursday, September 23, 2010

Bollenti spiriti

Ho incontrato Annibale D'Elia a Milano al workshop su Media sociali, condivisione e partecipazione informata.

Annibale è il funzionario della Regione Puglia che segue il programma Bollenti Spiriti, per le politiche giovanili.

Pur essendo in un contesto di informatica e media, Annibale ha spiegato che il programma ha poco a che vedere con l’informatica. Naturalmente l’informatica e la rete la usano, ma l’investimento informatico è pressoché nullo, limitandosi ad in server con dei software di gestione di forum.

Altre iniziative hanno puntato sull’informatica, principalmente per la ragione che la barriera di ingresso per realizzare soluzioni informatiche è più bassa, mentre invece la creatività dei giovani si può attivare nei settori più disparati, se li si aiuta a superare tale soglia.

In particolare mi ha colpito la critica al metodo tradizionale di effettuare interventi pubblici, che consiste nel definire dei servizi da erogare ai cittadini, affidare un appalto a qualche azienda per realizzarli e alla fine, quando si scopre che i cittadini ne fanno poco uso, spendere tutto ciò che resta in campagne di marketing per convincere il pubblico dell’utilità dei servizi realizzati.

Annibale sostiene che è sbagliato considerare gli enti pubblici come erogatori di servizi e i cittadini come fruitori di servizi.

Il programma Bollenti Spiriti è iniziato con uno studio del mondo giovanile e delle loro esigenze. Hanno scoperto che esiste una notevole voglia di fare bloccata dallo scoraggiamento di non poterla mettere in atto.

La conclusione che ne è stata tratta è che invece di scegliere dall’alto le cose da fare, si è deciso di fare scegliere ai giovani stessi. Così è nato il progetto Principi Attivi, che ha stanziato 2,2 milioni di Euro da assegnare in quote da 25.000 Euro a fondo perduto a una qualunque iniziativa proposta da almeno un paio di giovani sotto i 32 anni.

Per presentare il bando ai giovani sono state svolte un centinaio di presentazioni in località sparse per tutta la Puglia, organizzate dagli stessi giovani dei luoghi, e quindi hanno richiesto poco sforzo organizzativo.

I giovani hanno risposto in massa, con olte 2000 proposte e all’evento generale organizzato dalla regione hanno partecipato oltre 10.000 persone, più di quante ne attrarrebbe un concerto rock con un cantante di fama, che avrebbe richiesto un cachet inabbordabile.

Sono rimasto veramente colpito, perché l’esperienza di Bollenti Spiriti dimostra che con fantasia e determinazione si riescono a mobilitare energie sopite.

Wednesday, September 22, 2010

stakedholder

Nei dibattiti e nei rendiconti dell'Internet Governance Forum viene spesso usata anche in italiano la parola "multistakeholder".
Alle mie orecchie questo termine suona stonato: in un recente rendiconto è stato persino storpiato in "stakedholder".

Una volta si diceva "parla come mangi", per invitare qualcuno a spiegarsi chiaramente senza nascondersi dietro frasi fatte che spesso denotano mancanza di contenuti.

Vorrei quindi invitare una volta per tutte ad abolire l'uso di tale termine obbrobrioso dalla lingua italiana.

In inglese, l'uso di "multi" come prefisso si usa quando si trasforma in aggettivo una frase contenente "many".
Ad esempio "multilayer switch", "multilayer protocol", "multithread OS", "multiprocessing system".

In italiano le frasi aggettivate non esistono.

Multistakeholder si usa in inglese in frasi come "multistakeholder approach", "multistakeholder process", ecc. che in italiano si traducono perfettamente con approccio a più voci, processo che coinvolge tutti gli interessati, o anche semplicemente un "processo rappresentativo" (non è questo che vogliamo?).

Certi usi del termine appaiono persino ridicoli:
ad esempio l'EU Multistakeholder Forum on CSR (circa.europa.eu/...multi_stakeholder.../csr%20ems%20forum.htm)
Ma ve lo immaginate un Forum a cui non partecipano vari interessati?
Un bel forum di un solo interessato!

Ringrazio chi accoglierà il mio invito in nome del rispetto della nostra lingua oltre che delle mie orecchie.

Dispar condicio

È stato un po' paradossale sentire Maurizio Lupi ieri sera in TV a Linea Notte, lamentarsi, invocando la detestata par condicio, del fatto che la conduttrice, Bianca Berlinguer, avesse invitato due membri della maggioranza, lui e Urso, e uno dell'opposizione, Latorre.

È chiaro che non solo l'opposizione, ma ogni dissenso deve essere zittito con ogni mezzo, compreso distorcendo gli strumenti nati proprio per garantire un minimo di libertà di espressione.

Mi aspetto un'escalation di attacchi alla libertà di espressione in questo crepuscolo del Berlusconismo.

Thursday, September 09, 2010

Società delle conoscenze (degli amici)

Un tempo si parlava di Internet come lo strumento per creare la cosiddetta Società della Conoscenza.
Sottointendeva l'obiettivo di mettere a disposizione di tutti ampie conoscenze che avrebbero arricchito le persone rendendole più consapevoli e pertanto più libere.
Libere di sfruttare le proprie conoscenze per capire i fenomeni e per offrirle su un mercato del lavoro più aperto e globale.
Perché si potesse parlare di società, occorreva che la disponibilità fosse universale e pertanto accessibile gratuitamente o quasi.
Questo implicava investire in infrastrutture e assicurare la discesa dei prezzi con adeguata concorrenza sui mercati.
In parte ciò è avvenuto negli anni '90 con la pressione di alcuni movimenti, per la corsa speculativa durante il boom che ha portato a una disponibilità di banda ben superiore alle necessità e al conseguente calo dei prezzi della banda sulle dorsali, per la competizione tra le aziende di informatica che ha portato a dispositivi da poce centinaia di euro.
Il mercato degli accessi è invece solo fintamente competitivo come si vede dai prezzi che sono assolutamente identici per tutti gli operatori, comprese le offerte di un anno a metà prezzo, che dimostrano come appunto i prezzi siano almeno il doppio del giusto.
Sul piano dei contenuti Wikipedia ha portato alla raccolta partecipativa e diffusione di conoscenze, aprendo la strada al cosidetto Web 2.0.

Un cardine dell'universalità è la cosiddetta Net Neutrality, un principio che stabilisce che il trasporto delle informazioni sulla rete non sia in alcun modo discriminato da parte degli operatori.
Il secondo cardine, la Conoscenza, richiede che sia utile a qualcosa:

confident understanding of a subject with the ability to use it for a specific purpose if appropriate.

Attualmente entrambi questi cardini sono messi in discussione, il primo da precisi attacchi alla Net Neutrality che vengono da grossi operatori come Google e Verizon che pretendono di essere liberi dal vincolo della Net Neutrality per le reti di futura concezione.
Il secondo cardine sta venendo smantellato da un certo utilizzo dei cosiddetti Social Networks, che invece di diffondere Conoscenza, diffondono "conoscenze", cioé scambi di nominativi o spesso comunicazioni prive di reali contenuti.
La rete si sta trasformando sempre più in uno strumento per l'intrattenimento (piuttosto che per la conoscenza): si veda in Italia il caso di aziende come Dada e Vitaminic.
È questo che spinge i produttori a offrire prodotti a pagamento, anche per le più banali necessità, come avviene sugli iPad, e i produttori di contenuti ad allearsi con gli operatori per assicurare che gli utenti non abbiano libertà e alternative e siano obbligati ad usare i loro servizi, cosiddetti "speciali" e a pagamento.
Questo è un attacco alla libertà della rete che ci riporta alla situazione degli anni '90, quando ciascun operatore (ricordo AOL, CompuServe, e Microsoft) voleva imporre la propria rete con i propri contenuti a pagamento.
È una situazione non diversa da quella tuttora vigente nel settore televisivo.
Non migliore la situazione del mercato dell'informazione, dove gli editori in crisi cercano strade attraverso accordi con operatori per costruire limiti entro i quali costringere i propri lettori.

Non è quindi un caso che il termine Società della Conoscenza sia ormai caduto in disuso.

Negli anni '90 ci fu un ampio movimento trasversale e internazionale che riuscí a sventare questi piani e a condurci a quel fenomeno straordinario che è una rete Internet aperta e libera per tutti.
In quegli anni ci fu una ristretta cerchia di persone competenti e illuminate che capirono i pericoli e si mobilitarono per neutralizzarli.
Sul piano tecnico si materializzò nella diatriba tra "telecomunicazionisti" e "internettari", dove i primi cercavano di imporrre modelli telefonici di controllo del traffico di rete.
Fortunamente la spuntarono i secondi rigettando obbrobri tecnologici come l'ATM e l'ISDN.

Oggi che di Internet parlano tutti con scarsa competenza, solo perché è un fenomeno diffuso, c'è il rischio che quegli illuminati siano in numero insufficiente per sventare il pericolo incombente.
Avremmo perso quell'occasione unica che avevamo sotto mano di trasformare le persone da consumatori a esseri scienti e raziocinanti.

disdettato

Così hanno riferito i cronisti la vicenda del contratto dei metalmeccanici: "Finmeccanica ha disdettato il contratto".
Sono veramente inter-dettato: dettato è il passato di dettare, il passato di dire è detto.

A parte le questioni filologiche, c'è una questione logica.
Se si parte dall'assunto che esista un "mercato del lavoro", i contratti si stipulano tra le parti che si scambiano le prestazioni, ossia tra l'azienda e i lavoratori.
L'idea di un contratto collettivo è anomala: si potrebbe parlare di "accordo quadro" o "accordo di settore", ma si va sul delicato, perché rischia di configurarsi come costituzione di un cartello che distorsce la concorrenza, o in certi casi come forma di mediazione impropria.
Meglio limitarsi ai principi, come quelli dello statuto dei lavoratori.

In termini specifici, il mercato del lavoro imperniato sul lavoro fisso e sui contratti collettivi è alquanto assurdo.
Per esempio quando i contratti collettivi stabiliscono aumenti salariali, sottendono un meccanismo abnorme: siamo costretti a restare a lavorare nella stessa azienda, perciò vogliamo essere pagati di più. Naturalmente la costrizione è scelta dal lavoratore stesso che ha preteso il posto fisso.
In un mercato sano del lavoro il meccanismo è l'opposto: ho un'offerta migliore da un'altra azienda, se vuoi che resti mi devi dare altrettanto.
In questo modo i lavoratori sono stimolati a guardarsi intorno, a cercarsi e tenersi aperte alternative in ogni momento, non solo nei momenti di crisi, i prezzi sono stabiliti davvero da un mercato, sulla base di quanto qualcuno sia disposto a pagare davvero per la prestazione e non tramite criteri meccanici come aumenti percentuali per tutti in tutti i luoghi e in tutte le aziende.

Tuesday, September 07, 2010

enohPi

L'interfaccia dell'iPhone a me pare fatta alla rovescia.
Certo poi gli umani sono intelligenti e ci si abituano, ma che senso ha che sui bottoni ci sia scritto:
On
non per indicare che si vuole attivare una funzione, ma per spegnerla?

Una cosa a cui è più difficile abituarsi (ci sono voluti milioni di anni perché le scimmie evolvessero ad avere il pollice opponibile) è il movimento retrorso necessario per fare scorrere lo slider per accendere l'iPhone con il pollice destro.
Chi tiene in mano l'iPhone con la mano destra deve fare un movimento completamente innaturale di scorrere il pollice dalla sua naturale posizione a sinistra, in linea retta orizzontale (il pollice andrebbe naturalmente verso l'alto, ad opporsi all'indice, come l'evoluzione lo ha prodotto), effettuando un piegamento graduale e una contorsione faticosa, che immagino possa persino provocare dei crampi.

La cosa irritante è che questo movimento tocca farlo spesso in situazioni precarie, per esempio mentre si riceve una telefonata in bicicletta, in equilibrio instabile tenendo il manubrio con una mano sola.
Per sommo sadismo, se uno riesce a portare lo slider solo a metà corsa, questo immediatamente torna alla posizione iniziale.

Ora una cosa che dovrebbe essere semplice fare su un telefono dovrebbe essere proprio quella di rispondere alle telefonate.
Sui telefoni di una volta, non c'era bisogno di nessun pulsante: bastava sollevare la cornetta.
Sull'iPhone, dovrebbe bastare l'atto di sollevare l'oggetto all'altezza dell'orecchio, sfruttando l'accelerometro.

Saturday, September 04, 2010

Arbeit macht frei

Persino i nazisti riconoscevano l'importanza del lavoro meglio di Benedictus XVI.

E inoltre, se
Lui solo (Cristo ndr) può liberare il mondo dal male e far crescere il Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo.
ma perché non lo fa?

Tuesday, August 24, 2010

Informatici incorreggibili

Gli informatici hanno un insuperabile capacità di reinventare l'aria fritta dandoci un nome altisonante per farlo sembrare qualcosa di nuovo e straordinario.

Tra gli esempi che mi vengono in mente:

  1. software agents
  2. grid computing
  3. semantic grid
  4. video on demand
  5. groupware
  6. green computing
  7. AJAX
  8. model driven architecture
  9. virtualization
  10. cloud computing

Un'altra tecnica comune è quella di prendere due parole chiavi alla moda e combinarle a caso e poi farci su una conferenza o una rivista, come ad esempio in:

  1. semantic web services
  2. semantic sensor network

Se ne lamentano anche altri, compreso Larry Ellison:

The computer industry is the only industry that is more fashion-driven than women’s fashion. Maybe I’m an idiot, but I have no idea what anyone is talking about. What is it? It’s complete gibberish. It’s insane. When is this idiocy going to stop?
L'ultimo esempio in cui mi sono imbattuto è il concetto di "Dependency Injection".
Se ne parla alle conferenze di software engineering, spuntano librerie che lo implementano, come PicoContainer, e vari software frameworks, come Spring, si affrettano a dire che lo supportano.

Per capire di cosa si tratta potete infognarvi in uno dei tanti libri o articoli che ne parlano, oppure leggere la spiegazione di James Shore:

  1. dependency è un sinonimo di instance variable
  2. dependency injection significa assegnare un'instance variable di un oggetto.
Se qualcuno ha altri termini da suggerire, allunghiamo la lista.

Nel frattempo potete guardare le liste di tecnologie hyped che Gartner Group pubblica ogni anno:

Sunday, August 22, 2010

Vinton Serv

Vinton Cerf si arrampica sugli specchi per difendere una proposta indifendibile del suo datore di lavoro:
On further thought and discussion, I'm not nearly as unhappy with this outcome as one might imagine me to be.
Si dichiara persino contento che la Canadian RTC abbia fatto una scelta a favore di una completa net neutrality, anche per il wireless.
Trovo poi stupefacente che Cerf abbia letto la proposta dalla stampa, lui, uno dei padri di Internet, che lavora a Google con il ruolo di Net Evangelist.
La miglior cosa che riesce a dire è che si tratta di un compromesso:
I viewed the discussions with Verizon as an experiment or an exploration of how two rather polarized views of net neutrality could ultimately end up reaching some sort of compromise that both parties would be equally unhappy with.
"Equally unhappy with"?
È questo lo scopo delle leggi?
Rendere entrambi insoddisfatti?
Entrambi?
Le norme non dovrebbero valere per tutti?
Non si dovrebbe cercare la soluzione migliore nell'interesse di tutti?

Davvero non ho parole.
Più si riflette sulla vicenda e più appare sconcertante.
Cerf farebbe bene a dimettersi, come qualcun altro gli ha chiesto, e Google-Verizion dovrebbero vergognarsi e ritirare la proposta.
E pensare che l'Università di Pisa gli ha conferito una laurea honoris causa nel 2006.

Il semplice fatto che Google ammetta la necessità di chiarimenti dimostra che la proposta Google-Verizon alla FCC è quantomeno discutibile nei contenuti oltre che nelle modalità.

Non possono essere due degli attori in causa a proporre una soluzione di compromesso: che dicano apertamente quello che vogliono davvero.
Non si nascondano dietro le "esigenze di eventuali futuri servizi specializzati".
Spetterà all'organo di decisione pubblico (la FCC) di emettere una decisione che rifletta un eventuale compromesso tra le parti, tenendo in considerazione che il suo compito è di salvaguardare il bene di tutti e non di trovare dei compromessi che accontentino qualcuno.

Nel merito, il comunicato riporta affermazioni alquanto discutibili:
FACT: It’s true that Google previously has advocated for certain openness safeguards to be applied in a similar fashion to what would be applied to wireline services. However, in the spirit of compromise, we have agreed to a proposal that allows this market to remain free from regulation for now, while Congress keeps a watchful eye.
Google dunque ammette una delle principali critiche che le sono state mosse.

La frase è tuttavia contorta:

"applied in a similar fashion" a che?
"this market": quale mercato?

e distorce persino le loro stesse precedenti affermazioni.

Google in passato ha sostenuto inequivocabilmente che le reti dovessero essere trattate tutte allo stesso modo, non che solo "certain openness safegurds" venissero applicati in "a similar fashion":

"The policy framework adopted in this proceeding should be network agnostic, applying across both wireline and wireless broadband infrastructure"

Il cambio di linguaggio denota inequivocabilmente un cambiamento di politica.

"for now"?
Fino a quando?

Qual è il criterio in base al quale si dovrebbe porre termine a tale privilegio e discriminazione?

È così che si sono espresse storicamente tutte le dittature militari: resteremo al potere fino a quando necessario.

Ogni disposizione a termine deve indicare con precisione i termini del mandato, altrimenti è ingannevole.

the wireless market is more competitive than the wireline market

Ma quando mai? In USA esistono solo 4 operatori e di questi, due detengono il 75% del mercato.

The chief challenge is to let consumers benefit from these non-Internet services.

Intanto vediamo cosa sono e come funzionano, poi discuteremo se le loro particolari esigenze e i benefici per i consumatori sono tali da giustificare norme speciali.

In Internet la prassi è sempre stata: prima si prova sul campo, si ottiene un broad consensus poi si applica.