Wednesday, March 28, 2012

dècima

Si chiamava dècima la quota parte del reddito che un agricoltore doveva alla chiesa.
Maurizio Dècina è invece un noto professore e professionista del settore telecomunicazioni, alle cui aziende a volte offre i sui tributi.
I suoi seminari sono sempre interessanti, perché è un grande istrione e si sbilancia sempre in previsioni per il futuro. Raramente ci indovina, ma è divertente starlo a sentire.

Ricordo ad esempio una riunione del 1996, dopo l'insediamento di Prodi, convocata dall'on. Giovanna Melandri, appena nominata responsabile del settore Comunicazioni del PDS, dopo avere defenestrato Piero De Chiara, che aveva aiutato noi di Città Invisibile nella battaglia contro la TUT.
Maurizio Dècina fece una delle sue presentazioni sul futuro, in cui preconizzava un sistema tutto basato sulla TV via satellite.
Per spiegare quanto fosse fuori strada, azzardai una previsione: entro 4-5 anni la gente avrebbe speso più tempo in Internet che davanti alla TV. Tutti mi guardarono allibiti.
Eppure la previsione era semplice: contavo sul fatto che entro pochi anni molte aziende sarebbero state collegate e quindi gran parte dei lavoratori avrebbe speso 8 ore al giorno scambiadosi mail e altri materiali via Internet. Bastava poi aggiungere una buona pecentuale di giovani che avrebbero adottato la tecnologia e i numeri erano fatti.
Pochi anni dopo, per dare una spinta in quella direzione, sottomisi al Presidente del Consiglio D'Alema una lettera aperta che suggeriva di intervenire per lo sviluppo di Internet in Italia, con quelli che chiamai i Parametri Maastrich per Internet: obiettivi misurabili che l'Italia doveva raggiungere per poter entrare nell'era della comunicazione digitale.

Tornando a ieri, nel corso di un seminario della serie Informatica e Networking, qui a Pisa, Maurizio Dècina ha sostenuto che le aziende di servizio, i cosiddetti OTT, Over The Top), non pagano i costi della rete che usano per erogare i loro servizi.

Questo è l'argomento chiave che usano tutti gli operatori telefonici europei per pretendere un balzello sui profitti di chi fa servizi, e cercano sponda nei politici di turno, minacciando il rischio di posti di lavoro.
Gli ho fatto notare che l'idea è altrettanto assurda che se la Società Autostrade, oltre a farsi pagare il pedaggio per i camion che li trasportano, chiedesse all'Ikea una quota dei profitti delle vendite dei suoi mobili.

La cosa lo ha fatto terribilmente inalberare, e ha cominciato a blaterare che lui la questione la conosce bene e che ci sono studi che lo dimostrano.
Ho ribadito che la banda usata per il trasporto viene pagata da due lati, sia da Google, che paga l'accesso al/agli ISP a cui si connette, che dagli utenti che la pagano al loro operatore.
Lui ha obiettato che gli utenti pagano una tariffa flat.
Appunto: la pagano, con la tariffazione che ha reso possibile lo sviluppo di Internet.
Se si fosse adottata la tariffazione a consumo, come pretendevano gli operatori telefonici, Internet oggi non esisterebbe. Oggi, che di consumo gli utenti non vogliono sentir parlare, gli operatori rilanciano con tariffazioni basate sui contenuti, dovendo passare per questo sopra la Net Neutrality.
Qui si è arrabbiato ancora di più, dicendo che lui è stato il primo a portare Internet in Italia e che sa cos'è Internet e che lui con Internet ci ha guadagnato facendo Inet con Quintarelli.

Avrei potuto ribattere che c'è stato qualcun altro prima di lui a portare Internet in Italia, non da ultimo la Città Invisibile con la battaglia contro la TUT e il GARR con la rete GARR-B, GARR-G e GARR-X, che è tutt'ora la rete Internet con maggior banda aggregata in Italia.
E quanto a soldi, Ideare ne ha guadaganti parecchi creando i primi motori di ricerca in Italia.

Ma non mi andava di fare a chi ce l'ha più duro, quindi sono stato zitto.

Gli ho invece segnalato che Stefano Quintarelli, nel seminario prima del suo, ha sostenuto il contrario, che se anche si distribuissero i ricavi degli OTT ai carrier, questo non porterebbe loro grande beneficio, perché in Internet, come in tutti i fenomeni a Power Law, pochissimi fanno molti soldi e tantissimi fanno pochi soldi.
Pertanto distribuendo una parte degli utili di Google a migliaia di carrier, a questi arriverebbero solo briciole.
Farebbero meglio a fare loro stessi i servizi, facendo concorrenza agli OTT.
Cosa che però Dècina ha ammesso che non sanno fare.

Ci siamo lasciati con la promessa che mi manderà dei materiali che dimostrano che Google non paga l'accesso perché ha fatto un accordo di peering in cui non paga quattrini, in cambio del traffico che porta al carrier.
Secondo me questo non vuol dire non pagare, vuol dire pagare in natura, anziché in moneta.
Poi potremo discutere se Google o Amazon abusano di posizione dominante, ma questa è un'altra questione.

Intanto gli ho mandato questo mio articolo Internet è di tutti, che apparirà sul numero di GARR News dedicato ai 20 anni della rete della ricerca italiana.

Oggi molto gentilmente mi ha mandato alcune segnalazioni, tra cui:
Conclude affermando di concordare con la posizione di Labowitz e cioè di far pagare ai grandi content providers la banda di transito negli IXP.

4 comments:

Stefano Quintarelli said...

mah, io resto della mia.

L'accesso e' flat rate perche' la struttura dei costi e' flat e non conviene fare billing. Ovvero, se un operatore A si mette a fare pay a consumo, dato che la struttura di costi di me concorrente B e' flat, io B faro' offerte flat e mi pigliero' il mercato.

La mia struttura di costi e' flat perche' la regolamentazione europea che promuove la "concorrenza infrasatrutturale" ha basato la concorrenza sull'unbundling che e' appunto l'affitto del doppino, ad un prezzo fisso mensile, indipendentemente dal bitrate che l'operatore concorrente B riesce a spremerne.

ogni tentativo di operatori di andare a consumo ha avuto come effetto SEMPRE o ingenti perdite economiche (devi partire da prezzi vicini a 0 per consumi 0, ma i costi non sono 0!) o ingenti perdite di quote di mercato.

e' vero che oggi i grandi fornitori di servizi non pagano l'accesso in quanto hanno volumi di traffico tali da fargli fare peering.

se A decidesse di far pagare facebook ai punti di peering, io operatore B concorrente andrei da Facebook e gli direi "io ti ospito gratis" e mi piglierei gli utenti di A..

il modello di pagamento dell'interconnessione funziona in telefonia dove il traffico e' quantizzato in pacchetti G711 da 64kbs e quelli sono, come mattoncini del lego: si sa quanto pesa e quanto vale ogni singola connessione. In IP il traffico e' come una sabbia, un rivolo di sabbia estremamente fine e un flusso di sabbia estremamente grosso convivono sulla stessa interconnessione.

su cosa billo ? sul volume del traffico ? una transazione di ecommerce non costerebbe nulla, un cartone animato costerebbe una follia.

ma soprattutto, vale di nuovo il discorso di prima: la struttura dei costi per l'interconnessione e' flat, non legata al volume, quindi conviene interconnettere flat e se due non lo fanno, altri due lo faranno, avranno costi piu' bassi ed un vantaggio competitivo.

in estrema sintesi:

1) la dimensione variabile delle singole connessioni IP, congiuntamente ad una struttura di costi flat, rende il peering oneroso non perseguibile

2) la struttura dei costi flat, determinata dalla regolamentazione che spinge la competizione infrastrutturale, rende flat il pricing agli utenti.

Giuseppe Attardi said...

Leggo solo oggi, 5 giugno 2012, il blog di Attardi del 28 marzo, su di me, Maurizio Dècina. Il post è fastidiosamente offensivo: Attardi mi qualifica come un buffone (un istrione divertente) e addirittura come un malfattore (offre tributi – marchette?- alle aziende a cui fa consulenza). Prego di visitare la mia home page, per verificare cosa ho fatto negli ultimi 45 anni e cosa faccio oggi.

In particolare dalla mia home page si può scaricare la presentazione che ho fatto a Pisa a marzo oggetto del post.

Ma, insulti a parte, l’aspetto forse più fastidioso del post è che Attardi mi spaccia addirittura per un “fautore” della TV satellitare, causa un suo ricordo di un incontro nel 1996. Basta leggere le mie pubblicazioni di quegli anni, ad esempio, l’articolo, scritto nel 1996, pubblicato nel 1977 e ampiamente citato nell’ambiente scientifico:

M. DECINA, V. TRECORDI: "Convergence of Telecommunications and Computing to Networking Models for Integrated Services and Applications", Proceedings of the IEEE, vol.85, n.12, December 1997,

per rendersi conto che, a partire dal 1992 ho predicato la convergenza di tutti i media informativi (voce, televisione, ecc.) su Internet. Nel 1994-1995 come Presidente della Communications Society dell’ IEEE stimolai la conversione su Internet di tutte le pubblicazioni e i convegni dell’associazione. Nel 1995 poi ho investito nella società INet, fondata da Negri, Groppi e Quintarelli.

Forse Attardi confonde quello che dissi nel 1966, e cioè che il broadcasting della TV via satellite è la forma più economica e efficiente di broadcasting via radio, così come si è puntualmente verificato fino a oggi, nonostante le faraoniche spese fatte in Italia nel digitale terrestre. Il video-streaming, il broadcasting su Internet, è poi arrivato finalmente in questi anni con Netflix e Hulu e certamente prenderà il sopravvento sul broadcasting via radio entro i prossimi dieci anni.

Ma, insulti e denigrazioni a parte, veniamo alla sostanza del contenzioso. Craig Labovitz lavora in Arbornetworks ed è molto attivo nell’associazione ATLAS che raggruppa tutti i grandi ISP mondiali (circa 120 ISP). Fa misure sul traffico di Internet che pubblica periodicamente (tra le poche su grande scala disponibili nella rete) e osserva che Google a fine 2010 occupa addirittura il 10% di tutto il traffico di Internet (il traffico totale di Internet nel 2010 era di circa 20 exabyte al mese – exa= 10*18 BY – Google ne occupa 2 exabyte al mese, solo il più grande ISP mondiale, Verizon, ne occupa altrettanto:), è in crescita annua a due cifre percentuali, e ha stabilito accordi di free peering con oltre il 70% degli ISP (il 50% di cui “access ISP”): “A quick analysis of the data also shows Google now (October 25th, 2010) has direct peering (i.e. not transit) with more than 70% of all providers around the world (an increase of 5-10% from last year)” http://asert.arbornetworks.com/2010/10/google-breaks-traffic-record/

Lavovitz (che certamente non” paga tributi” ai Telco) invita i grandi content provider, quali Google e Netflix, ad aderire al pagamento dei transiti attraverso gli IXP per contribuire allo sviluppo delle reti TCP/IP. E’ esattamente quello che riporto nella slide No. 27 della mia presentazione a Pisa, che, a detta dello stesso Attardi, era l’unica su cui non era d’accordo. Netflix si è adeguata all’invito pagando Level 3 per il delivery su Comcast, mentre sembra che anche Google lo abbia fatto o stia trattando con Verizon.

Giuseppe Attardi said...

Ribadisco che nella riunione del 1996 dai DS, Dècina presentò un piano di sviluppo delle telecomunicazioni unicamente incentrato sulla tv satellitare, come può confermare chi era presente. Tanto è vero che alla fine della riunione, Giovanna Melandri venne da noi di Città Invisibile, che presentavamo le istanze di Internet, a suggerirci di rivolgerci altrove per perorare la nostra causa.

Quanto all'articolo citato del 1997, Dècina parla sì di integrazione, ma suggerisce l'approccio sbagliato, preconizzando l'integrazione di IP su ATM, che si è rivelato il più grosso fallimento tecnologico degli ultimi 20 anni.
In quel periodo invece io ero tra i pochi che sostenevano che ATM fosse incompatibile con IP e mi impegnai in tutti i modi per evitare che venissero fatti ingenti investimenti in quella tecnologia da parte di SerRA e del GARR.
Con GARR infatti venne fatta la scelta giusta, precorrendo i tempi, di usare IP over Fiber, eliminando gli strati intermedi, presenti nell'architettura proposta da Dècina.
In quell'articolo poi Dècina asseriva nel 1996 quello su cui insiste ancora oggi:

The usage of the Internet for business critical applications, though, calls for the deployment of mechanisms capable
of guaranteeing performance, security, and availability requirements. Different QoS performance objectives should
be offered to different end-user multimedia applications, and to a given application, on a session-by-session basis
or during the same session.
Focusing on performance objectives, in an integrated services Internet the intermediate nodes should be capable
of providing different QoS to different packets flows.


E questo lo porta inevitabilmente a scontrarsi con la Net Neutrality, che impedisce proprio questo tipo di discriminazioni sul traffico. Infatti, quando ho sollecitato la sua posizione sulla Net Neutrality dopo il seminario a Pisa, ha tentennato.

Quanto all'articolo di Lavovitz, analizza il traffico, ma che da questo non si deduce, come Dècina ha detto nel suo seminario, che: "gli OTT non pagano la rete".
Gli accordi di peering tra operatori sono libere negoziazioni tra privati, che si basano sul tornaconto reciproco. Se si crede nel libero mercato, non si può pensare di impedirli o regolamentarli. Semmai un imprenditore che non abbia una antica mentalità da ex-monopolista, dovrebbe pensare a farne di simili, se sono vantaggiosi per la sua azienda.

PS. Ho attribuito a Dècina caratteristiche "istrioniche", di cui a me pare che si compiaccia lui stesso quando fa le sue presentazioni, e non è affatto un appellativo offensivo. Il dizionario definisce istrione una "persona incline ad atteggiamenti plateali ed esibizionistici".

Anonymous said...

Questi baroni (ie: i pochi privati cittadini che hanno guadagnato molto dalle tlc) continuano a sostenere un modello di sviluppo basato sul mercato li' dove il settore ha già esaurito la sua fase innovativa (ie: oggi Internet è normalità) e quindi non ha più necessità del propulsore commerciale; commercio che è necessità stretta quando una cosa è nuova e va quindi spinta, rovina totale quando è consolidata. E per questo ci rovineranno. Negli ecosistemi fondati sul commercio (principalmente USA) è sempre stato cosi'... ferrovie, petrolio, tlc, radio, cinema e tv... dalla nascita alla fine dei rispettivi mercati. Se uno guarda ai danni che la TV ha prodotto per perpetrare il modello commerciale, capisce anche i danni che questa gente sta provocando a forza di riproporre l'html degli anni '90 in salsa 2000, in salsa 2010, in salsa 2020 ... al grido di "sviluppooooooo!!!". E' una fottuta presa per i fondelli costante in cui sempre meno persone ci guadagnano qualcosa. A forza di stirarla a dismisura siamo arrivati al punto che neanche i negozietti su ebay guadagnano più a sufficienza da giustificare la propria attività: tra l'harmonized system dell'organizzazione mondiale delle dogane (che elimina la possibilità di trovare una combinazione di paesi-giurisdizioni-porti-etc a basso costo), il caro petrolio, nuove normative protezionistiche o anche più onestamente protettive (es: blocchi biologici per la salvaguardia delle specie marine; es: tonno pinna azzurra di questi giorni, o i crostacei un paio d'anni fa), il trasporto di beni ha rosicchiato i margini di qualunque prodotto non di lusso. Ovvero la necessità popolare e' esaurita quindi il modello commerciale perpetrato da questi signori, al contrario del passato, è totalmente parassitario dell'economia reale (ie: i soldi con cui remunerare le tlc sono solo esclusivamente soldi freschi, appena stampati, della banca centrale; e le bollette ovviamente... la vendita dell'aria... come la famigerata TUT). A la mierda...

mfp