Monday, February 08, 2010

Sun...set

Discorso di addio di Scott McNealy dopo l'acquisizione di Sun da parte di Oracle.

Sun è stato un grande sogno e una grande avventura, fintanto che c'era Bill Joy a guidare l'R&D. Spetta a lui il merito di invezioni come NFS, News, il processore SPARC e indirettamente Java.

In minuscola parte ho dato un contribuito anch'io.
Per esempio ero a cena a casa di Bill Joy quando ricevette una telefonata da James Gosling e io gli dissi senza incertezze che lo avrebbe dovuto assumere subito, come poi fece.

Qualche tempo dopo, durante una sua visita a Bologna, gli raccontai che avevo sviluppato un GC per C++ e lui mi disse che un loro gruppo aveva un grosso problema di gestione della memoria per un linguaggio che stavano sviluppando, chiamato Oak.
Mi chiese di dargli l'articolo che avevamo scritto, dove c'era un link ftp per scaricare il software. Il gruppo di Gosling lo scaricò e cominciò ad usarlo per implementare quello che divenne Java.
Poco dopo, alla conferenza Usenix C++ 1994, venne da me a complimentarsi Ted Goldstein, dicendo che il nostro software era anni avanti a ciò che loro sarebbero stati in grado di fare.
Infatti la prima release di Java usava il nostro garbage collector e quando andai alla conferenza IWMM nel 1995, Paul Wilson si complimentò con me dicendo che ormai il mio software era dappertutto.

Qualche anno dopo scrissi a Joy, dicendogli che avevo sviluppato il software per un motore di ricerca, e suggerendogli di creare una Search Appliance da vendere come sistema di ricerche su grandi collezioni aziendali.
Joy rispose interessato, ma si era distaccato dall'azienda e ritirato a fare studi sull'impatto sociale della rete a Boulder. Perció trasmise il materiale ai responsabili dei prodotti Cobalt, una ditta di network appliance che Sun aveva da poco acquistato.
Nessuno si fece vivo.

Non so quindi come valutare Scott McNealy, ma certo mi parse suicida la sua battaglia contro Microsoft per mantenere il controllo su Java.
Fu una strategia folle: avrebbe potuto usare Java come un arma per infiltrarsi in Microsoft, anziché lanciarcisi contro come Don Chisciotte.
.Net sarebbe stato una tecnologia basata su JVM anziché essere autonoma e avremmo forse un unico Common Language Runtime per tutti i linguaggi e per tutte le piattaforme.

Ciò che McNealy chiama handover a Jonathan Schwartz fu una cacciata ignominiosa dopo una serie di errori che portarono Sun a gravi perdite per la prima volta nella sua storia.
Fu subito chiaro che Schwartz non aveva il minimo barlume di idea per recuperare terreno (ascoltai una sua video intervista poco dopo la sua nomina) e il suo regno non è stato altro che un continuo declino, fino alla soglia del fallimento.
Sun si è messa a comprare ditte di software Open Source come Star Office o MySql senza credere davvero nell'Open Source, dato che ovviamente non avrebbero portato loro fatturato, e pagandole prezzi esorbitanti.

In una totale mancanza di guida e di idee la mano invisibile (citata da McNealy) non poteva altro che fare il suo corso e portare alla cessione e presto allo smembramento dell'azienda.

McNealy parla in tono melenso e scontato della sua bella esperienza in Sun, come si addice ad un ex CEO che abbandona la nave e lascia chi resta in balia di un destino incerto e difficile.

Bill Joy adesso si occupa di Venture Capital nel settore delle energie pulite. Non so se abbia successo, ma sicuramente se avessero dato retta a lui le cose sarebbero andate diversamente.

PS
Dopo aver scritto il testo qui sopra, ho scoperto che sotto la lettera di McNealy c'era un commento di un impiegato che dice cose simili:
I knew it was over for the company when Scott appointed Schwartz, an untested
pom-pom shaker instead of finding a real operations veteran.

Wednesday, January 27, 2010

Gocce di finanziamento alla ricerca

Sono uno di quelli il cui progetto PRIN 2008 è stato approvato, ma invece di rallegrarmi, sono allibito.
Sono stati approvati ben 986 progetti su 3588 unità distribuendo un cofinanziamento di 95 milioni con fondi a pioggia per ammontari spesso ridicoli.
Nel 2007 erano stati cofinanziati 803 progetti per un ammontare di 98 milioni.

Nel nostro caso il cofinanziamento del MIUR copre il 10% del costo del progetto.

Da anni prédico che si dovrebbe procedere nella direzione opposta, finanziare adeguatamente non le proposte, ma i risultati dei progetti a consuntivo.
Ci sono progetti finanziati con meno di 10.000 Euro!
Questi soldi finiranno per essere sprecati, visto che nessuna attività ragionevole potrà essere svolta: al massimo si pagherà qualche viaggio o iscrizione a congresso.

E questo sarebbe un governo che intende premiare il merito e puntare sulle eccellenze?

Spuzzando gocce d'acqua sul terreno della ricerca non se ne evita l'inaridimento.

500 candidati al PhD dell'IMT

Rilevante successo del bando di dottorato in Computer Science dell'IMT di Lucca. Sono arrivate esattamente 500 domande, in gran parte di stranieri. La classifica degli ammessi mostra che gli stranieri sono anche di buon livello, 14 dei primi 26 sono stranieri.

C'è da chiedersi a cosa sia dovuto questo successo, soprattutto se si confronta con il basso numero di candidati, neppure di altissimo livello, che fanno domanda alla Scuola Galilei di Pisa.
L'IMT ha fatto una intensa campagna pubblicitaria, inviando manifesti della scuola in tutto il mondo, che è capitato di vedere affissi all'estero in varie università.
Potendo scegliere 12 studenti tra 500 l'IMT ha maggiori possibilità di individuare studenti di alto livello e questo diventa un criterio di eccellenza.

Se anche Pisa vuole distinguersi per l'eccellenza, si dovrà investire per attrarre un maggior numero di candidati da fuori sede.
L'eccellenza non è un bollino che ci si appiccica in fronte, ma un riconoscimento che si conquista investendo.

Life after Windows

Un paio di anni fa, nel corso di accese discussioni sull'Open Source, affermai che ormai Microsoft era diventata irrilevante.
L'informatica si stava spostando interamente sul Web e quale fosse il sistema operativo installato sul dispositivo usato per accedere al Web non avrebbe avuto alcuna rilevanza.
Le applicazioni sarebbero state eseguite su server e supportate da un'infrastruttura come quella di cloud computing che nel frattempo ha cominciato a svilupparsi.

Adesso anche i commentatori dell'industria cominciano a considerare l'eventualità meno che remota e si chiedono quale possa essere la Life after Windows.

I commenti sono tuttavia di tono apocalittico, in particolare per il terrore dell'avvento del chaos dovuto alla mancanza di standard, soprattutto delle interfacce, mancando una forza egemone che li imponga di fatto.

Parte della strategia di Microsoft si è basata sul principio di Windows everywhere, ossia della possibilità di portare la stessa API su tutti i dispositivi. Per questo esiste Windows su PC, Windows Mobile per i telefonini, Windows sui tablet, Windows su consolle e Windows sui netbook.

Sono convinto che la questione dell'interfaccia utente avrà un ruolo determinante nell'evoluzione futura, esattamente come l'interfaccia GUI che si è imposta attraverso Windows è stata il fattore determinante della diffusione dell'informatica negli ultimi trent'anni.

Proprio l'evoluzione delle interfacce rende improbabile il modello di Windows everywhere: in futuro avremo dispositivi sempre più disparati, in cui le modalità di interazione saranno le più diverse.
L'esempio più eclatante è l'iPhone, dove l'interfaccia si basa su gesture, concetto inesistente nel sistema di eventi di Windows. Certo si può immaginare di estendere le API di Windows per aggiungere le gesture: ma i meccanismi di interazione continueranno ad evolvere e ogni dispositivo avrà bisogno delle sue, magari basate su interazioni multimodali che includono input vocale, da telecamera o da accelerometro.
Per la stessa ragione Java non basta più, perché il modello di interazione del suo ambiente grafico è troppo limitato. Invece ci sarà un ritorno alla scrittura di codice nativo in C++ proprio per poter fare pieno uso delle funzioni specifiche dei dispositivi.

Pertanto ci sarà una tendenza alla varietà, anziché all'omogeneità, con buona pace dei cultori degli standard e della azienda grande fratello (o sorella) che fa software per tutto e per tutti.

PS.
Anche l'avvento degli accelerometri l'avevo anticipato oltre 6 anni fa. Ne parlai con i miei collaboratori e con un amico fisico. Da grandi estimatori di Microsoft mi dissero che Microsoft l'aveva già fatto. Risposi che mi interessava averlo su un dispositivo maneggevole come un telefonino, sul PC serviva a poco. Non capirono.
Avevo in mente di usare l'accelerometro nell'interfaccia per scorrere tra i menu inclinando l'oggetto e per videogiochi come la Microguida, che da bambino si giocava con degli attrezzi con volante e pedali nei bar sulle spiagge. Guarda caso oggi è un gioco popolare sull'iPhone.

Friday, January 08, 2010

microsoft search for search

Before it goes into oblivion I would like to report the story of how I got close to become the provider for search technology to Microsoft in 2002.

In 2000 I had developed, with some help from Antonio Cisternino, a quite efficient search engine library for Ideare, a startup with a couple of former students (Antonio Gullì and Domenico Dato). Ideare had built Arianna, the first and most popular search engine for the Italian Web, under contract from Antonio Converti of Olivetti Telemedia.
The search engine was called IXE and was written in C++; it used techniques quite advanced for the time, including template metaprogramming and achieved an outstanding efficiency.
Customers like Fireball, the largest German search engine, performed benchmarks that showed IXE was 26 (sic!) times faster than Altavista, the leading search engine at the time.

Bruno Quarta, responsible of University Relations for Microsoft in our area, heard of our achievments, and suggested that we showed our engine to Microsoft people in Redmond who were about to redesign the search for site microsoft.com, which they considered quite unsatisfactory.
He put us in contact with them and they requested to test our software to compare it with the search engine they were developing for SharePoint, their forthcoming product for Web portals.
I agreed and they sent me the whole dump of the site, for which I built an index.
I also built a Web Service in C# to demonstrate the ability to integrate in .Net, which was also Microsoft upcoming technology.
The results were quite good, so I was contacted by David Feussner, who had been recently appointed Director of Search at Microsoft, to go to Redmond to present our technology.
A trip was arranged for Antonio Cisternino and me for the end of April 2002, with meetings scheduled for several days with various people.
I thought that we would not survive the first day and we would be sent back to Pisa right away.
The first day we had a meeting with a number of Program Managers.
When we entered the room, they were all busy on their laptops, and the look on their face was like: let's finish this quickly so that we can get on with more important work.

So I started describing the architecture of IXE, explaining that it had been designed to be "as simple as possible, but no simpler" so that it could be efficient but easy to maintain, carefully choosing algorithms and data structures.
As I was progressing, I started getting questions: "Do you have proximity search?", "how do you handle multiple facets?" and so on.
Luckily I always had a good answer and the attention to my talk grew.
In the end everybody was enthusiastic and wanted to know more.
So in the afternoon I continued explaining in more detail the API of the engine.
In the end we survided the first day and I was asked to give a talk to a general audience about my vision on search.
We kept having meetings with various people until we were finally introduced to Jim Sterling, the VP of Microsoft.com.
He had been briefed about our software and we sat at a table in his office with his CTO on his side and with David Feussner.
He told us that he had heard good rewiews about our software. I asked if he wanted to try it himself and handed him my 386 HP laptop.
He looked surprised and typed his favorite questions: "biztalk" and instantly he got results that pleased him.
So we started talking about the features of our software. Whenever I was mentioning something interesting, he asked to the CTO: "Do we have this?". The typical answer was "we will have it in 12 months", "it is planned in the next release", and so on.
In then end Sterling complimented with us and told to Feussner that he could proceed with a deal.
In fact a few days later when we were back in Pisa, Feussner called and said he was coming to Italy to negotiate a deal.
A meeting was arranged with Renato Soru, the founder of Tiscali, who had in the meantime acquired Ideare.
The meeting occurred at the Milan headquarters of Tiscali and Soru went directly to the core issue: he asked 10 million dollars for transferring to Microsoft the ownership of the IPR for IXE.
Feussner was a little puzzled and said that the amount was beyond his budget limits and he had to ask permission to his boss.
Soru explained that he thought the price was fair since Microsoft had paid 30 millions for RealNetworks software and according to him, our search software was at least, if no more strategic to Microsoft than RealPlayer.
We knew from insider sources that Feussner was authorized to spend around 1 million, so a deal might have been reachable. In fact we invited Feussner to Pisa and we spoke about future plans together, including opening a Microsoft search center in Pisa.
Feussner returned to the USA and promised to handle the follow up, which included performing a due diligence and market analysis comparing alternatives to IXE.
We heard later that IXE passed these comparisons quite well and in fact we were requested to send to Microsoft the souce code for IXE so that they could analyze it and get familiar with its use.
Ideare sent a non disclosure agreement which was duly signed and the software was sent to Microsoft for testing.
The goal for Microsoft was to go online with a new search service in Autumn. Since we were getting close to Summer, I was expecting a decision by the end of June.
I was getting occasional questions by mail, but no progress on the deal.
Bruno Quarta was reassuring me that everything was all right, just decisions in Microsoft took long time.
After the summer I wrote to Feussner saying that I was interested in his opinion, no matter what it was, and even a negative opinion by Microsoft would have been helpful, in order to improve our software.
My messages were never answered.

Suddenly, I read in the news that David Feussner had been arrested by the FBI for fraud.

For us that was quite bad news; in fact, Feussner's whole team was dismantled and I heard that a new team would have to be formed to take over search.
That obviously impied that the new chief would start from scratch an probably would discard anything that Feussner had done so far.

In fact we never heard back from Microsoft, except when we asked them to remove all their copies of IXE and to terminate the non disclosure agreement.

A few days later, an even sadder news reached us:

http://www.seattlepi.com/local/108090_fraud11.shtml

David Feussner had committed suicide while in custody.

Monday, December 14, 2009

Programmazione old-style

Il vecchio che avanza.

Come alcuni dei più accredidati esperti della mia generazione, io continuo a sviluppare con emacs e gdb.

Friday, November 27, 2009

Il partito unanime

Interessante affermazione di Berlusconi:
Il partito decide a maggioranza, chi non condivide è fuori.

Ad ogni votazione il partito si riduce fino a raggiungere il minimo punto fisso, quello di iscritti sempre d'accordo all'unaniminità.
A quel punto non serve votare e non serve nemmeno essere in tanti, basta l'uno e trino.

Rimane un problema per gli iscritti: come si fa a decidere come votare per non farsi espellere?
Bisognerebbe sapere come vota la maggioranza.
Ma prima di votare come si fa a sapere cosa voterà la maggioranza?

Propongo due possibili soluzioni:
  1. fare un sondaggio
  2. chiedere a Berlusconi cosa voterà lui
La seconda è più semplice, ma a quel punto tanto varrebbe proporre una modifica allo statuto del PdL:
le decisioni vengono prese a maggioranza presidenziale, ossia ha la maggioranza la decisione per cui vota il presidente.

Thursday, November 05, 2009

Berlusconi non capisce l'antifona

Il Corriere riporta che Berlusconi risponde così alla domanda se gli attacchi della stampa internazionale lo indeboliscano:

«No. Al contrario, se debbo dirla tutta, gli altri leader internazionali che incontro mi fanno i complimenti. Nessuno di noi, mi dicono, avrebbe potuto resistere a un terzo degli attacchi che hanno rivolto a te».

Il messaggio è chiaro: i leader di altre nazioni cercano di spiegargli che in un altro paese avrebbe dovuto dimettersi.
Ma Berlusconi non capisce l'antifona.

Sunday, November 01, 2009

Antagonismo collaborante

"Antagonismo collaborante": questa la definizione di D'Alema del suo rapporto con Berlusconi.

Ecco la teorizzazione di una strategia fallimentare che consentirà a D'Alema di avere un posto nei libri di storia (l'unico suo vero obiettivo personale) per aver consegnato un paese a chi lo sta distruggendo: un paese che fino a 15 anni fa poteva sperare di essere uno dei leader mondiali.

I burocrati del P[CI]|[D]S? sono stati sempre propensi a maleodoranti incuici da cui sono sempre rimasti fregati:
accordo su salvataggio di Mediaset ammesso da Violante in parlamento, bicamerale, mancata legge su conflitto di interessi, legge elettorale (Veltroni), ecc.

Sappiamo benissimo che con i banditi non si tratta, visto che sono per definizione più bravi degli onesti a fregare.
La cosiddetta "astuzia" di D'Alema si basava sull'ipotesi, sbagliata, di essere capace di fregare un bandito.
Ma il bandito è più furbo e sa bene che se accetta di trattare con qualcuno è perché è sicuro di poterlo fregare.

Forse non è una coincidenza che il termine "antagonismo" sia stato rispolverato da Bersani, di cui D'Alema è considerato il burattinaio.

Tuesday, October 13, 2009

Anti-italiani, o come piegare un popolo agli ordini dei capi

Ovviamente la gente comune non vuole la guerra, ma in fin dei conti sono i leader di un paese a fare la politica, ed è sempre semplice trascinare un popolo - che si tratti di una democrazia, di un regime fascista, di un regime parlamentare o di una dittatura comunista. Che faccia o no sentire la sua voce, il popolo può sempre essere piegato agli ordini dei capi. È facile. Basta dirgli che è sotto attacco e accusare i pacifisti di non essere patriottici e di mettere la patria in pericolo. Funziona nello stesso modo in tutti i paesi.
Queste parole le pronunciò Hermann Göring nella sua deposizione al processo di Norimberga.

Wednesday, September 30, 2009

Fondi di ricerca confiscati e musica elettronica

Il direttore amministrativo dell'Università di Pisa, dr. Grasso, ci ha invitato ad un "evento visivo e musicale" al Palazzo Lanfranchi, che l'università ha patrocinato.

Abbiamo ascoltato della musica elettronica corredata da immagini proiettate su un grande schermo elettronico, il cui affitto deve essere costato non poco.

La tecnologia di animazione di immagini non era sicuramente d'avanguadia ed evito di riportare il mio giudizio sulla qualità artistica.

Noto solo una curiosità che ha colpito me e altri colleghi presenti: l'autore delle musiche ha voluto sottolineare che si trattava della prima volta che la musica veniva catturata per trasformarla da "volatile" a stabile "come la scultura".
Forse gli sfuggiva che l'invenzione del grammofono di Edison risale all'800.

Quanto alla combinazione di "segni, musica e voce", anche questa sbandierata come assoluta novità, vorrei invitare l'autore ad accendere una qualunque televisione.

Infine, per quel che riguarda le emozioni che, secondo il prof. Tosi, l'evento avrebbe dovuto sollecitare, non c'è dubbio che la delusione sia una emozione.

Ma la vera questione è se il dr. Grasso abbia utilizzato per questa bella iniziativa i fondi che quest'estate ha sottratto ai dipartimenti.

Per chi non lo sapesse, il Consiglio di Amministrazione dell'Università di Pisa, pressata dal Ministero a risanare il bilancio, ha deciso di incamerare circa 20 milioni di Euro che aveva preso a prestito dai residui di fondi di ricerca dei vari dipartimenti, per coprire spese effettuate nel corso degli anni 2000-2009.

Nonostante le proteste di alcuni direttori, arrivati al punto di chiedere le dimissioni del prorettore al bilancio, e di minacciare le dimissioni, il rettore ha insistito per la sua strada, accusando i dipartimenti di rifiutare i "sacrifici inevitabili", che "le circostanze esterne creano".
Il rettore non spiega quali siano le circostanze esterne che lo avrebbero obbligato a prendere a prestito fondi di ricerca per dirottarli su spese di altro tipo, quali l'edilizia.
In realtà il Ministero ha restituito negli anni successivi i fondi che nel 2000 aveva trattenuto e che sarebbero stati la causa originale degli ammanchi.
I veri resposabili della situazione attuale sono quindi i rettori.
Pasquali stesso richiama "all'osservanza di una regola di buona condotta contabile di ogni ente pubblico: cioè, che i limiti di spesa sono dettati dalla cassa", regola che proprio la sua amministrazione non ha rispettato, usando la cassa di altri.

In altre parole, l'università di Pisa è vissuta per anni al di sopra delle proprie possibilità, nella speranza di cambiamenti nella politica del governo sul finanziamento delle università, e quando la situazione è divenuta insostenibile, ha deciso di accapararrarsi i fondi destinati alla ricerca.

Arrogarsi il diritto di trattenere fondi altrui è una violazione delle più elementari norme civili.

Oltretutto si tratta di una soluzione assolutamente iniqua: quei dipartimenti che i sacrifici li hanno già fatti in passato, sia faticando per procurarsi finanziamenti alla ricerca, sia spendendoli con oculatezza, si trovano ad essere tartassati di nuovo e a dover contribuire in maniera spropositata alle spese che altri hanno fatto con allegria.

È un pessimo segnale sia per la equità che per la moralità oltre che un grave attentato alla ricerca, perché sottrae ai dipartimenti fondi vitali per sostenere con borse e contratti i giovani aspiranti ricercatori tra la fine e l'inizio di nuovi progetti.

Wednesday, September 23, 2009

Microsoft Bugware

Se avete Excel 2007 per Windows (l'ultimissima release con tutti gli update possibili), aprite un foglio, inserite in una cella del testo a caso, ad esempio

asdf asdf sdaf sadf sdaf sdaf sadf sadf sadf sadf sadf sadf sadf sadf asdf sadf asdf sadf asdf sadf sadf asdf safd asdf sadf sadf sadf sadf sadf sadf asdf sdaf sadf sdaf sadf asdf sadf sadf sadf sadf sadf asdf sadf asdf asdf asfd sadf sadf sadf asdf asdf asdf asdf sadfe

poi settate ìl formato della cella a text, Excel ve la visualizza come

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Oltre 15 anni fa mio figlio Stefano usava Excel per impaginare il suo giornalino, inserendo interi articoli nelle celle.
Adesso certe cose non si possono più fare, ma naturalmente l'interfaccia grafica è diventata super sofisticata.
Alan Kay diceva, negli anni '70 usavamo del software molto bacato, mentre adesso ... pure.
In realtà: mentre adesso ... peggio.

Due giorni fa ho segnalato un bug nel compilatore Visual C++ 2008.
Mi hanno risposto confermando il bug, ma che non potrà essere corretto nella prossima release, ma in quella successiva, non si sa quando.
Eppure si tratta di un bug presente già nella versione 2003, che dichiaravano di aver corretto.

Da una settimana, insieme col sistemista del dipartimento, stiamo ammattendo perché di tanto in tanto Internet Explorer si blocca durante l'apertura di una pagina, e da lí in poi non funziona più, nemmeno chiudendolo e riaprendolo. Neanche reisntallandolo ex novo il problema sparisce.
Tutte le altre applicazioni di rete funzionano, solo IE non va.

Notate che sto usando un notebook nuovissimo, con Windows XP SP 2 e tutto il sw Microsoft appena installato fresco fresco.

Forse Microsoft farebbe meglio a investire i suoi soldi a fare del software migliore, come diceva una divertente pubblicità di Apple, piuttosto che in campagne di marketing.

Wednesday, September 02, 2009

Do people understand the messages they receive?

The last two posts I reported about conversations with professional people via email.

In both cases it seemed that they did not pay attention to what was being said and were giving meaningless or stupid answers.

Is this a sign of the times?

People are continously connected, they send a lot of messages, sometimes compulsively, but they do not take the time to read what other people are trying to tell them, before answering.

It seems that their whole goal is to send as many messages as possible, not to be as meaningful as possible.

Lacie: poor software and bad technical assistance

Before leaving for vacation I decided to do a backup of my notebook.
I connected to a Lacie Little Disk and installed the Genie backup software just downloaded from the Lacie support site.

It crashed, so I reported to Lacie support:
Genie Backup Assistant, Build 8 0 360 530 crashes when I press Next after
selecting files from MY FOLDERS tab. Error message is:
An unhandled win32
exception occurred in GBM8.exe [6256].
But since I was in a hurry, I installed 1-Click Backup, an alternative backup program also from Lacie support site (http://www.lacie.com/products/product.htm?pid=10312).

I started to backup my home directory and another directory with my stuff and, just in case, Program Files, for a total of less than 10 GB.

The backup however was taking ages and my airplane was leaving, so I checked that the relevant directories had been copied on the USB disk, and indeed they were, except for a portion of Program Files.
I thought that those were not important and decided to stop the backup.
The only option provided by the program was Cancel, so I clicked Cancel.

A few days later I got an answer from "Team del Servizio di assistenza tecnica di LaCie" (Lacie Tech Support Team):
Try to install again on another machine.

The answer was quite stupid, but I tried to be polite:

It wan't be of any help installing on another machine, since that is the one I need to backup.

A whole month later, I got another suggestion: to try to install another version from genie-soft.com.

Unfortunalty in the meantime I had lost my notebook, so I tried to recover my data onto a new machine.

With horror I discovered that 1-Click Backup, when canceling, had deleted the copies it had already made.

Since I knew the files were there, I bought a copy of DiskInternals Uneraser for 48 Euros and was able to recover my data, in less than 5 minutes (3 hours to dump and 5 minutes to restore? where is the trick?).

Just for information I wrote a note to Lacie Support reporting what had happened and complaining that their backup program had deleted the copies it had just made without giving me an option to suspend the dump.

The answer was:
The program does not erase any original data and if it has been correctly configured there should be no problems of any type. You could have done a manual back up. You should expect that a backup would take several hours. In any case, LaCie is not responsbible for any damage.

He clearly did not read what I had said: I said that the copies had been deleted, not the originals; and of course if I was reporting a problem, there was indeed a problem.
And again I could have just avoided using Lacie software if just I knew how bad it is.

BTW, I just checked the Manual for 1-Click Backup, and there is no documentation on the button Cancel, nor about the fact that it deletes any file.

In conclusion stay away from Lacie products: their software is poor and their Technical support even worse.

Wednesday, July 08, 2009

Affari di banca

Ricevo una chiamata dalla mia banca, che mi invita a passare dal direttore per comunicazioni che mi riguardano.
Passo in filiale e il direttore mi suggerisce di investire in una polizza vita che la banca emette tramite una nota ditta di assicurazioni.
Gli spiego che ho già una polizza vita con la stessa assicurazione.
Cerca di convincermi che passare attraverso di loro è meglio.
Ribadisco che non mi pare il caso.
Allora mi suggerisce un altro investimento a 6 anni, indicizzato, a condizioni abbastanza capestro: se le cose vanno bene, la banca si tiene tutto sopra il 4%, se va male non ti dà niente.
Dico che non mi pare il caso né il momento di fare investimenti a lungo termine in un periodo di grande incertezza.
Chiedo se ha qualcos'altro.
Sì, dice, c'è un investimento garantito che può aprire da solo online e mi segnala la URL.
Perfetto, me lo guarderò con calma da casa.
Vado a leggere le condizioni sul sito, e trovo che per aderire è necessario trasferire fondi da altre banche, non dalla stessa.
Allora scrivo al direttore:
Ho esaminato il deposito online come mi aveva suggerito. Tuttavia per poterlo utilizzare bisogna che apra un altro conto e vi trasferisca fondi, ma solo da altre banche. Cosa posso fare?
La risposta del direttore è sconcertante:
meglio aspettare la fine mese e aprire il deposito online con euribor + 2,40 fino a fine anno.
Forse non ci siamo capiti. Ripeto:
Ma non posso aprire un deposito online: è richiesto un trasferimento da altre banche. O ho capito male?
Alla fine il direttore conviene:
E' vero bisogna fare trasferimento da altre banche, credo che non è necessario essere cliente, però mi immagino che possano fare delle difilcoltà. (sic)
Certo se la banca non si sveglia sarà difficile che riesca a fare affari.

Sunday, June 28, 2009

Joined team wins Netflix prize

A chi fosse sfuggita la notizia:

http://www.wired.com/epicenter/2009/06/winning-teams-join-to-qualify-for-1-million-netflix-prize/

un team formato dalla coalizione di quattro gruppi, tra cui uno spinoff dell'università di Graz, ha raggiunto l'obiettivo del Netflix Prize, ossia di migliorare di almeno il 10% l'accuratezza dell'algoritmo di previsione delle preferenze personali sui film.

Il premio consiste in 1 milione di dollari.

La notizia suggerisce alcune riflessioni su modi alternativi di fare e finanziare la ricerca:
  1. le sfide a premio sono un mezzo efficace e sicuro di ottenere risultati e fare avanzare la tecnologia, molto più del finanziamento di progetti a priori, per diversi motivi:
    • non c'è garanzia che i proponenti di un progetto siano i più adatti a svolgerlo e a portarlo a termine
    • nei progetti si opta per un atteggiamento cooperativo anziché competitivo: la competizione avviene tra le proposte e non tra i risultati; chi finanzia tende a limitare la scelta ad un solo proponente, con alti rischi di insuccesso
    • nei progetti c'è spesso una componente ideologica, con l'obiettivo di mostrare la validità dei propri approcci e si cade nella sindrome del "not invented here": nelle sfide l'atteggiamento è molto più pragmatico e si sfrutta qualunque tecnica utile

  2. nel caso di Netflix il team vincente è una combinazione di team, formatasi durante la sfida stessa: i team ai primi posti dell'anno precedente hanno deciso di unire gli sforzi per raggiungere più rapidamente l'obiettivo. Questo non succederebbe in progetti finanziati a priori, per diverse ragioni:
    • ciascun proponente ritiene di essere il migliore, essendo già stato prescelto
    • non c'è alcuno stimolo a fare meglio del minimo, in quanto il finanziamento è già assicurato
  3. il risultato è stato ottenuto cumulando scoperte di altri. Per lungo tempo i miglioramenti languivano, finché Simon Funk non ha introdotto l'uso della tecnica del Singular Value Decomposition, facendo fare un salto rilevante al punteggio. L'obbligo di rendere pubbliche le tecniche usate da ciascun team è stato determinante.
    BTW. Simon Funk non è un ricercatore, ma uno sviluppatore software indipendente, che si è dedicato alla competizione nel suo tempo libero (http://portal.acm.org/citation.cfm?doid=1294301.1294311).
  4. per chi propone la sfida, i rischi sono molto inferiori:
    • si paga solo se si ottiene il risultato voluto
    • il rischio di mettere su un team in casa per ottenere l'obiettivo è molto più alto: se non si dispone di ricercatori espertissimi nella materia, i tempi e i rischi di acquisire o di formare le competenze necessarie sono altissimi.
  5. oltre 40.000 persone hanno partecipato alla sfida, sia ricercatori professionisti che hobbisti. Per molti è stata un'esperienza unica per apprendere tecniche sconosciute e farsi delle competenze da sfruttare in altre occasioni. Una ricaduta in termini di diffusione delle conoscenze molto più ampia che non con i metodi tradizionali di diffusione scientifica.
  6. il risultato dovrebbe far riflettere chi misconosce l'importanza e il ruolo delle tecniche di apprendimento automatico nell'informatica attuale.
Sfide a premio esistono da tempo anche per celebri problemi matematici (Riemann hypothesis, Poincaré conjecture, Hodge conjecture, Swinnerton-Dyer conjecture, solution of the Navier-Stokes equations, formulation of Yang-Mills theory, P=NP) ma la rete rende l'approccio praticabile su larga scala.

Il fenomeno di appaltare a esperti esterni attività di sviluppo avanzato si sta diffondendo ampiamente, ed è una forma di crowdsourcing, che alcuni chiamano "Prize economics", dove si offrono incentivi competitivi ad esterni come alternativa alla ricerca e sviluppo interna.

Alcune aziende si sono specializzate nell'organizzare tali attività.

Innocentive (http://www.innocentive.com/) ha creato il primo Open Innovation MarketPlace, dove fare incontrare la domanda e l'offerta per lo sviluppo di innovazioni. Chiunque abbia un problema complesso da risolvere lo propone come sfida ad una platea di oltre 160.000 esperti di tutti i settori.

All'altro estremo c'è Amazon Mechanical Turk (https://www.mturk.com/) su cui di solito vengono proposte attività più semplici, da svolgere in poco tempo, ma da parte di centinaia di persone.

In tempi di scarsità di risorse per la ricerca, vale la pena riflettere seriamente su modalità alternative a quelle tradizionali, modalità che possano incentivare sia chi finanzia (garantendogli i risultati), sia chi fa ricerca (a mettersi maggiormente in gioco).

Molte conferenze internazionali organizzano già competizioni su obiettivi tecnico-scientifici: basterebbe che le agenzie di finanziamento contribuissero fondi per assegnare premi in queste competizioni, riducendo i finanziamenti a pioggia.

Wednesday, April 08, 2009

GM da Hummer a Segway

La GM, dopo aver lanciato prodotti come Hummer (http://www.hummer.com/) che l'hanno portata sull'orlo del fallimento e di cui mesi fa è stata costretta a chiudere la produzione, e come sottoprodotto aver contribuito a inondare le nostre città dei veicoli più assurdi che siano mai stati concepiti, ha annunciato ieri un veicolo elettrico a due ruote in collaborazione con Segway, a sua volta un fallimento commerciale:

http://motori.corriere.it/varie/09_aprile_07/segway_gm_65729a00-2380-11de-aefc-00144f02aabc.shtml

La svolta non salverà né GM né Segway: il problema infatti non sono i prodotti, ma la mentalità dei consumatori che sono stati imbambolati per anni dal mito del trasporto individuale e dagli amministratori che li hanno assecondati.

Fate un po' caso a tutte, dico tutte, le pubblicità di automobili: mostrano macchine che circolano in assoluto silenzio attraverso spazi vergini, accompagnate da musiche celestiali.
Quanto di più lontano dalla realtà di auto rumorose e inquinanti che verranno usate principalmente in ingorghi urbani.

Nessun PUMA o Segway potrà circolare serenamente in mezzo al traffico urbano: oltretutto poi dove lo si parcheggia?

La soluzione in realtà passa attraverso un completo ripensamento delle politiche dei trasporti, in cui ciascun mezzo è riservato ad uno specifico ambito dove gli altri non sono ammessi.

Quindi aerei per la lunga distanza, treni per la media, auto per il punto-punto sulla media distanza, autobus e bici in ambito urbano.

Pertanto le strade cittadine dovrebbero essere riservate interamente ai trasporti pubblici e alle biciclette.
Niente auto parcheggiate per le strade. Non sono state concepite per questo le strade dei nostri centri storici: immaginatevi le strade com'erano fino al 1900, non erano certo depositi per carri.
Le auto si dovrebbero fermare ai limiti delle città, in appositi parcheggi scambiatori.
Nei parcheggi, oltre a connessioni a navette e metropolitane, dovrebbero insediarsi stazioni di sharing di biciclette, Segway o simili, che si possono lasciare a destinazione in altre stazioni dislocate per la città.

Il bike sharing ha avuto grande successo in paesi più civili del nostro, molto meno da noi in cui viene lamentato un alto tasso di vandalismo, con bici distrutte o gettate nei navigli.

La gestione del bike-sharing ha costi non indifferenti: a Barcellona per esempio circolano in continuazione furgoncini che raccolgono bici dalle stazioni più affollate e le spostano in quelle vuote (http://www.bicing.com/).
Probabilmente in città più piccole come Pisa, una soluzione potrebbe essere di fare pagare un piccolo extra a chi non rientra con la bici nella stessa stazione da cui è partito.
Questo garantirebbe che nei parcheggi scambiatori ci sia sempre un numero adeguato di bici a disposizione.

Quanto alle auto, bandite assolutamente dalla città, a meno di pagare un alto ticket di ingresso, ma solo per raggiungere un determinato posto per poi uscire e fermarsi in un parcheggio esterno.
Questo consente a chi deve fare consegne di muoversi in città, ma non di fermarsi e sostare.

L'ammistrazione comunale risparmierebbe e guadagenerebbe contemporanemante: invece di dover mandare in giro vigili a fare multe a chi parcheggia irregolarmente, riceverebbe automaticamente entrate dai ticket; una specie di pagamento anticipato per chi fa uso di una risorsa pubblica.
Naturalmente ci possono essere gli sponsor: per cui gli alberghi si potranno accollare il costo del ticket per chi va da loro, un negozio idem per chi va a ritirare un prodotto, ecc.
Le entrate servirebbero al Comune per rifare la pavimentazione, che adesso è totalmente inadatta alle due ruote.
A Barcellona la pavimentazione di strade e marciapiedi è liscia; a Pisa dove non è terribilmente sconnessa, è fatta da pietre con profonde scanalature.
In piazza Dante si fa fatica persino a camminare: invece con una pavimentazione liscia si favorisce anche l'uso di carrelli per la spesa o di valigie con le ruote.

I servizi di mobilità andrebbero poi integrati con dei buoni servizi informativi: per esempio poter ricevere via rete informazioni istantanee su viabilità, tempi di arrivo degli autobus, disponibilità, ecc.
Il Bicing di Barcellona ti segnala via SMS dove trovare bici disponibili vicine a dove ti trovi, sfruttando la localizzazione GPS di telefonini.

Mille altre idee possono venire in mente, se solo si comincia a far qualcosa, buttando via l'idea antiquata del trasporto in auto.

Wednesday, April 01, 2009

Lungarno Arcobaleno

Sui portoni delle case del nostro lungarno sono stati affissi degli avvisi con lo stemma del Comune di Pisa, in cui si informa che il consiglio ha deliberato in data 23/3 di aderire all'iniziativa dell'Anno per la Pace con un segno visibile, consistente nel dipingere nei colori arcobaleno le facciate del Lungarno Gambacorti.
Si parte dal palazzo della Fondazione CRP che è già blu e si procede con il verde per il nostro fino al rosso finale.
È presente una foto ritoccata che mostra l'effetto finale:

http://lungarnoarcobaleno.org/

Sono poi indicati i codici dei colori da usare: per il nostro si tratta del verde borracina.
Infine si spiega che i lavori dovranno essere completati entro il 30/4/2009.

Le vicine sono in subbuglio e preoccupate per i costi.

PS.
Naturalmente oggi è il 1 aprile.

Wednesday, November 19, 2008

Criminal bailout

“The more details emerge, the clearer it becomes that Washington’s handling of the Wall Street bailout is not merely incompetent. It is borderline criminal,” says Naomi Klein, author of “The Shock Doctrine.”

Sunday, November 16, 2008

Germania investe in ICT

Wolfgang Wahlster (collega di antica data: lavoravamo entrambi con le Lisp Machine) illustra il piano di investimenti da 1,2 miliardi di Euro su ICT lanciato dal governo tedesco.

L'ICT viene considerato il principale motore dell'innovazione per la Germania: già oggi l'80% delle innovazioni in molti settori industriali sono basate su ICT.

I settori di ricerca fondamentali sono:
  1. Electronic systems and microsystems
  2. Software systems and knowledge processing
  3. Communication technology and networks

In Italia il pensiero dominante è che abbiamo perso il treno dell'informatica e non conviene investirci. Io invece ritengo che di treni ne passano in continuazione, anzi, l'informatica è proprio il settore migliore dove competere, perché non richiede investimenti colossali.

L'informatica è una disciplina le cui realizzazioni sono limitate solo dall'immaginazione, perché le potenze di elaborazione di cui chiunque può disporre offrono potenzialità praticamente illimitate, al contrario di altri settori che si scontrano con limiti materiali: fisica, ingegneria, biologia, ecc.

Noi che non abbiamo grandi aziende e grandi capitali dovremmo puntare proprio sulle intelligenze.

Wahlster insiste particolarmente sul Knowledge Processing.

Ne sono convinto anch'io: ormai sapppiamo fare di tutto con le interfaccie utente, tranne che svolgere compiti sensati, che richiedono la comprensione degli intenti: l'essenza del Pragmatic Web.

PD: yes we can ... screw up Internet

Ci risiamo: ancora una volta i politici mettono mano a leggi sull'editoria e combinano guai con Internet.
Questa volta è un deputato del PD, Franco Levi, a presentare una proposta di legge, che prevede un registro per tutti i siti Web.

Come ricorda Giorgio Giunchi, di Società Internet (capitolo italiano di ISOC),
Levi fa parte di una teoria di consiglieri dei leader di centro sinistra [lui consigliere di Prodi, ma prima ancora Vannino Chiti capo segreteria di Fassino e redattore della madre di tutte le leggi "editoriali" per l'internet, e prima ancora Passigli sottosegretario alla Presidenza del Consiglio D'Alema ...] che non sanno ciò di cui parlano.
Mentre Veltroni sogna di imitare Barack Obama, i suoi fanno di tutto per rovinare proprio lo strumento principe della campagna elettorale di Obama.

Da Beppe Grillo un appello a bloccare l'iniziativa.

Ci sarebbe da fare moltissimo per sviluppare Internet in Italia, a partire da rilevare la rete di accesso da Telecom Italia e trasformarla in una Next Generation Network, gestita da un'organizzazione a maggioranza pubblica, che fornisca unicamente trasporto aperto a tutti gli operatori, sul modello della rete di GigaPop che proponevo anni fa.
Una Next Generation Internet consente di unificare su infrastruttura IP il trasporto per tutti i servizi di rete, da Internet (fissa e wireless), alla telefonia tradizionale a quella mobile, ai servizi broadband (video).

L'esperienza del Consortium Garr dimostra che sfruttando le competenze dei nostri ricercatori e impegnadoli in sfide tecnologiche anche con obiettivi di efficienza economica, si possono realizzare strutture all'avanguardia nel mondo.

Friday, October 24, 2008

Informatica e crisi

Nella testimonianza di ieri al Congresso, Greenspan attribuisce parte della crisi all'informatica:

Business decisions by financial services firms were based on

the best insights of mathematicians and finance experts, supported by major advances in computer technology.
The whole intellectual edifice, however, collapsed in the summer of last year because the data inputted into the risk management models generally covered only the past two decades — a period of euphoria.

A sua volta Christopher Cox, chairman della SEC, afferma
Cox also pointed to a 2004 decision by the SEC to loosen its capital rules and agree to instead rely on the computer models for assessing risks — a decision that essentially outsourced regulatory duties to Wall Street firms themselves.
Insomma: dati sbagliati e conflitto di interessi.

Thursday, October 23, 2008

Greenspan non lo sa ...

... ma quando passa ride tutta la città
faceva un motivetto degli anni '40.

Greenspan non sa come sia potuta avvenire la crisi, anche se molti lo considerano il principale colpevole, per aver mantenuto per anni tassi bassissimi, al di sotto dell'inflazione, in pratica quindi regalando denaro alle banche.

Nella testimonianza al Congresso di oggi, Greenspan dichiara di essere rimasto "shocked" dal tracollo del sistema finanziario:
I still do not understand exactly how it happened

Disaster capitalism

Con la scusa dei disastri, la democrcazia è stata abolita, lasciando mano libera ai lobbisti delle aziende, ai generali, alla protezione civile, alla polizia, che ottengono dal governo tutto ciò che vogliono, sulla base del criterio dell'emergenza nazionale.

È quanto afferma Naomi Klein, secondo questo resoconto.

No one knows how to fix the financial system

Uno recente studio da parte di un team di IBM porta a concludere che:

"Bankers and financial professionals are flabbergasted"

Thursday, October 16, 2008

Salviamo la CAI

Notizie di stampa:

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=61350

ci fanno sapere che la cordata CAI sarebbe in difficoltà.

Per finanziare l'operazione di acquisto di Alitalia, si sarebbe rivolta a una delle più antiche e solide banche mondiali, Lehman Brothers:

"Secondo indiscrezioni, prima del fallimento, Lehman Brothers aveva dato disponibilità a finanziare al top manager mantovano, a capo della holding Immsi e del gruppo Piaggio, l’intero importo (150 milioni, ndr)."

Ora putroppo la crisi del credito mondiale rende più difficile l'accesso al credito.

Pertanto propongo di inviare il seguente dispaccio agli onorevoli:

Berlusconi, Tremonti, Gelmini, Veltroni

nonché alle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto l'accordo:

Docenti, ricercatori e studenti Ittaliani (con la I maiuscola, doppia t) (pausa)

È giunta l'ora (pausa) delle decisioni irrrevocabili (tripla r). (applausi)
La dichiarazione di guerra ad AirFrance e a Lufthansa è stata consegnata ai rispettivi mministratori delegati. (applausi)

Noi docenti e ricercatori Italiani, consapevoli dei gravi rischi per il Paese (sempre P maiuscola), derivanti da un impensabile fallimento del piano di salvataggio di alitalia (a minuscola), memori dei sacrifici che i nostri padri fecero per l'Italia, consegnando l'oro alla Patria (P maiuscola, ci mancherebbe), ci dichiariamo disponibili a contribuire ulteriormente ad aiutare la "cordata granitica" [1], che ha in animo di incamerare cameratescamente i previsti guadagni derivanti dall'acquisto della parte sana dell'azienda stessa, contribuendo per parte nostra altri 150 milioni dal Fondo di Finanziamento Ordinario per l'Università.

Uno speciale ringraziamento a tutti coloro che si sono spesi (!) per far sì che tanti quattrini andassero in fumo, compresi i precedenti e gli attuali presidenti del consiglio, il leader dell'opposizione (cosiddetta), e il ministro ombra Colaninno (ma quale conflitto di interessi!?).

Viva il nostro Presidente del Consiglio

I docenti, ricercatori e studenti Italiani

[1] aggettivo mussoliniano, ma così si è espressa banca Intesa, che dal fallimento del piano che ha così ben concepito, rischierebbe di non riuscire a recuperare gli ingenti crediti che ha con AirOne, altra ditta sull'orlo della bancarotta.

PS.
Per i giovani che non ricordano o a cui non è stato insegnato a scuola: le "decisioni irrevocabili" portarono l'Italia al peggiore disastro della sua storia.

Tuesday, September 30, 2008

Regulator incapaci e deboli

È evidente che le autorità di controllo dei mercati sono state incapaci di impedire frodi e comportamenti irresponsabili, ma sorprende ancor di più il fatto che avessero individuato i fenomeni, ma l'azione intrapresa sia stata del tutto inadeguata.
Per esempio, nel caso di Fannie Mae, hanno semplicemente costretto il CEO Franklin D. Raines a rinunciare a delle stock options al prezzo di $ 77.10 nel momento in cui valevano $ 29 e ad altri benefit:

http://voices.washingtonpost.com/washbizblog/2008/04/regulator_to_dismiss_charges_a.html

Friday, September 26, 2008

financial meltdown

Ripreso dal blog di Beppe Turani su Repubblica.
http://giuseppeturani.repubblica.it/il_mio_weblog/2008/09/superman-e-stan.html#comments

Dear Friends:

The financial meltdown the economists of the Austrian School predicted has arrived.

We are in this crisis because of an excess of artificially created credit at the hands of the Federal Reserve System. The solution being proposed? More artificial credit by the Federal Reserve. No liquidation of bad debt and malinvestment is to be allowed. By doing more of the same, we will only continue and intensify the distortions in our economy - all the capital misallocation, all the malinvestment - and prevent the market's attempt to re-establish rational pricing of houses and other assets.

Last night the president addressed the nation about the financial crisis. There is no point in going through his remarks line by line, since I'd only be repeating what I've been saying over and over - not just for the past several days, but for years and even decades.
Still, at least a few observations are necessary.

The president assures us that his administration "is working with Congress to address the root cause behind much of the instability in our markets." Care to take a guess at whether the Federal Reserve and its money creation spree were even mentioned?
We are told that "low interest rates" led to excessive borrowing, but we are not told how these low interest rates came about. They were a deliberate policy of the Federal Reserve. As always, artificially low interest rates distort the market. Entrepreneurs engage in malinvestments - investments that do not make sense in light of current resource availability, that occur in more temporally remote stages of the capital structure than the pattern of consumer demand can support, and that would not have been made at all if the interest rate had been permitted to tell the truth instead of being toyed with by the Fed.

Not a word about any of that, of course, because Americans might then discover how the great wise men in Washington caused this great debacle. Better to keep scapegoating the mortgage industry or "wildcat capitalism" (as if we actually have a pure free market!).

Speaking about Fannie Mae and Freddie Mac, the president said: "Because these companies were chartered by Congress, many believed they were guaranteed by the federal government. This allowed them to borrow enormous sums of money, fuel the market for questionable investments, and put our financial system at risk."
Doesn't that prove the foolishness of chartering Fannie and Freddie in the first place? Doesn't that suggest that maybe, just maybe, government may have contributed to this mess? And of course, by bailing out Fannie and Freddie, hasn't the federal government shown that the "many" who "believed they were guaranteed by the federal government" were in fact correct?

Then come the scare tactics. If we don't give dictatorial powers to the Treasury Secretary "the stock market would drop even more, which would reduce the value of your retirement account. The value of your home could plummet." Left unsaid, naturally, is that with the bailout and all the money and credit that must be produced out of thin air to fund it, the value of your retirement account will drop anyway, because the value of the dollar will suffer a precipitous decline. As for home prices, they are obviously much too high, and supply and demand cannot equilibrate if government insists on propping them up.

It's the same destructive strategy that government tried during the Great Depression: prop up prices at all costs. The Depression went on for over a decade. On the other hand, when liquidation was allowed to occur in the equally devastating downturn of 1921, the economy recovered within less than a year.

The president also tells us that Senators McCain and Obama will join him at the White House today in order to figure out how to get the bipartisan bailout passed. The two senators would do their country much more good if they stayed on the campaign trail debating who the bigger celebrity is, or whatever it is that occupies their attention these days.

F.A. Hayek won the Nobel Prize for showing how central banks' manipulation of interest rates creates the boom-bust cycle with which we are sadly familiar. In 1932, in the depths of the Great Depression, he described the foolish policies being pursued in his day - and which are being proposed, just as destructively, in our own:

Instead of furthering the inevitable liquidation of the maladjustments brought about by the boom during the last three years, all conceivable means have been used to prevent that readjustment from taking place; and one of these means, which has been repeatedly tried though without success, from the earliest to the most recent stages of depression, has been this deliberate policy of credit expansion.

To combat the depression by a forced credit expansion is to attempt to cure the evil by the very means which brought it about; because we are suffering from a misdirection of production, we want to create further misdirection - a procedure that can only lead to a much more severe crisis as soon as the credit expansion comes to an end... It is probably to this experiment, together with the attempts to prevent liquidation once the crisis had come, that we owe the exceptional severity and duration of the depression.

The only thing we learn from history, I am afraid, is that we do not learn from history.
The very people who have spent the past several years assuring us that the economy is fundamentally sound, and who themselves foolishly cheered the extension of all these novel kinds of mortgages, are the ones who now claim to be the experts who will restore prosperity! Just how spectacularly wrong, how utterly without a clue, does someone have to be before his expert status is called into question?

Oh, and did you notice that the bailout is now being called a "rescue plan"? I guess "bailout" wasn't sitting too well with the American people.
The very people who with somber faces tell us of their deep concern for the spread of democracy around the world are the ones most insistent on forcing a bill through Congress that the American people overwhelmingly oppose. The very fact that some of you seem to think you're supposed to have a voice in all this actually seems to annoy them.

I continue to urge you to contact your representatives and give them a piece of your mind. I myself am doing everything I can to promote the correct point of view on the crisis. Be sure also to educate yourselves on these subjects - the Campaign for Liberty blog is an excellent place to start. Read the posts, ask questions in the comment section, and learn.

H.G. Wells once said that civilization was in a race between education and catastrophe. Let us learn the truth and spread it as far and wide as our circumstances allow. For the truth is the greatest weapon we have.

In liberty,

Ron Paul

Dennis Tsichritzis on innovation

Ho sempre avuto una grande stima di Dennis e condivido completamente le sue osservazioni su ricerca e innovazione:

http://www.odbms.org/blog/

Wednesday, September 24, 2008

crisi finanziaria e riforme dei mercati

Persino i liberisti più convinti dichiarano oggi che il sistema finanziario mondiale deve essere riformato.
Dicono anche che siamo di fronte ad una crisi economica di portata simile a quella del 1929.
In un sondaggio l'80% degli americani sostiene che il paese è su un binario sbagliato.

Come al solito vedono solo gli aspetti che riguardano il loro paese
e si disinteressano degli altri.

La crisi di oggi è ben più grave di quella del 1929 per la semplice ragione che questa volta coinvolge tutto il mondo, con le informazioni che viaggiano alla velocità della luce, ben più veloci di uno tzunami.

La crisi finanziaria richiederebbe che gli USA riducessero drasticamente il loro debito, sul quale hanno marciato per decenni, contando sull'afflusso di capitali finanziari, finanziadosi di tutto,
comprese le guerre a cui noi avevamo deciso di non partecipare.

Ora che la soluzione di emergenza del governo USA è stata quella di trasformare il debito privato in debito pubblico (con la benedizione di tutti i liberisti), il debito USA, che è già a $ 9.7 trilioni, rischia di lievitare ulteriormente (http://www.newsweek.com/id/160367).

Lo stesso Paulson non è stato in grado di quantificare la dimensione dell'intervento di bail out:
lui dice $ 200 miliardi, molti indicano $ 700 miliardi, altri oltre il trilione.
Solo la crisi dei subprime ha già generato perdite per $ 1.3 trilioni.
Con un debito del genere, se il FMI e le altre agenzie di rating fossero coerenti, il rating del tesoro USA andrebbe declassato sotto A.

A quel punto i cinesi, che ne detengono una larga quota, potrebbero defilarsi e lasciare che gli USA si strozzino col loro stesso cappio.

Ho seguito l'andamento delle borse in questi giorni, e in almeno tre circostanze è apparso chiaro che le soluzioni del tesoro USA sono sono palliativi: il mercato ha reagito positivamente per poche ore, per poi trascinarsi in un rosso ancor più profondo.
Ma il dramma è che adesso il tesoro USA è ormani nudo: ha esaurito tutte le frecce al suo arco.
Al prossimo fallimento non sarebbe in grado di far fronte e quindi nessuno potrà evitare l'effetto domino.

E in Italia che facciamo?
Fino a due anni fa, il crack Parmalat era stato lasciato al suo destino, con migliaia di piccoli investitori che ci hanno rimesso.
Poi è venuto il crack Enron, e tutti hanno lodato la serietà delle istituzioni USA che hanno reso più severe le norme contro i falsi in bilancio (proprio come ha fatto da noi Berlusconi ;-) .
Ma anche queste non hanno evidentemente funzionato.

Oggi invece che nella patria del liberismo si salvano buchi colossali (come possibile che nessuno se ne sia accorto? quelli stessi che si indignavano per il caso Parmalat) con l'intervento pubblico,
già vediamo all'orizzonte il salvataggio di Alitalia con gli stessi mezzi: il debito viene scaricato sui cittadini, 16 privati amici di qualcuno si prendono i guadagni.

Ma nessuno si rende conto della tragedia in cui stiamo sprofondando?
Non c'è nessuno che alza la voce e si rifiuta di proseguire con queste politiche economiche insensate?

Perché nessuno pone le domande impellenti:

But have you heard anyone in authority asking about the $700 billion bailout: how do you propose to pay for it?

http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=9361055

Ho letto svariati articoli di commentatori economici, dei governatori Draghi, di Trichet e di Bernanke: nessuno ha la minima idea di come risolvere e di quando finirà questa crisi.

Un discorso a parte meriterebbe Giulio Tremonti, il buffone della finanza, che ora tace ammutolito, dopo esserse stato per 5 anni di governo in attesa del miracolo economico prossimo venturo, ed essersi vantato a posteriori (nel 2007) di aver previsto per primo la crisi della globlalizzazione inziata nel 2001.
La prima cosa che ha fatto col nuovo governo è aumentare il debito eliminando quel che restava dell'ICI:
esattamente l'opposto di ciò che richiede la situazione economica attuale.

A me pare chiarissimo che questa crisi non finirà finché saremo retti da persone incapaci e soggette al potere politico e dei potentati economici.

Ne usciremo pagando uno scotto altissimo e con tutte le economie dell'occidente gravemente ridimensionate.

Non vale la pena di alzare la voce?

PS.
Che le banche stessero giocando d'azzardo mi era parso chiaro l'anno scorso, dopo questo episodio.

Una ragazza, che lavorava a Barcellona con una borsa postdoc, decise di comprarsi un appartamento, a causa degli alti affiti in città.
Andò in banca a chiedere un mutuo: naturalmente le chiesero garanzie, un deposito ecc.
Lei decise di fare il muso duro e ottenne un mutuo senza garanzie, per il 100% del valore dell'immobile (!).
Questo nel momento di massima impennata dei prezzi degli immobili a Barcellona, che sono già scesi del 7% in un anno.

Sono rimasto allibito e ho pensato: buon per lei.
Ma naturalmente se buon per lei, male per la banca, che rischia di trovarsi a carico un immobile di prezzo significativemtne ribassato e probabilmente invendibile date le condizioni del mercato di oggi.

Moltiplicate per centinaia di migliaia ed ecco spiegata la crisi dei mutui: anche in Europa, per quanto si affrettino a rassicurarci i nostri politici.

Tuesday, September 23, 2008

FMI e crisi USA

Riporto questo commento dal blog di Beppe Grillo:
Negli ultimi 20 anni almeno il FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha subordinato qualunque piano di salvataggio di economie che richiedevano rinegoziaione del debito, a 3 condizioni TASSATIVE:
  • NESSUN INTERVENTO DI STATO
  • POLITICA MONETARIA RESTRITTIVA
  • DIMINUZUIONE DELLA SPESA PUBBLICA
Hanno recitato per anni la tiritera che il "sacro mercato" avrebbe magicamente restaurato le condizioni per far rifiorire l'economia...
Risultato:
  • morti per fame
  • debiti alle stelle
  • estromissione dei governi locali
  • politica economica ed estera dettata dal FMI e non più dai governi locali
  • via libera alla speculazione più becera, che ha schiavizzato e ridotto alla fame interi paesi.
Adesso guai macroeconomici toccano gli USA...

Ed il FMI che fà?
  • Non ha nulla da dire per gli interventi di stato per salvare Freddie e Fanny e AIG ecc. ecc.?
  • Nulla da dire per l'aumento di spesa pubblica legato al fatto che sarà il Tesoro Usa, con i soldi dei cittadini americani, a salvare queste (e chissà quante altre???) aziende?
  • la politica monetaria e del credito resytrittiva dove è stata negli ultimi 20 anni negli USA? Con soldi dati a tutti e garantiti da nulla?

Chissà il buon 50 Stelle dove è...

Arriverà anche per lui l'ora di fare i conti con i FATTI?
Non dico la Coscienza, per carità, ma almeno con i fatti...

Fabio Castellucci

Sunday, September 07, 2008

Centro Regionale sul Riuso

Ho ricevuto l'invito a partecipare a un convegno su Open Source e Riuso.

Con la presente abbiamo il piacere d'invitarla, Mercoledi 17 Settembre 2008, a Pisa presso il Dipartimento di Informatica, Largo B. Pontecorvo 3, Edificio C - Sala Gerace, dove avrà luogo una Giornata di discussione e confronto fra enti e aziende sul tema Open Source e Riuso.

L'evento è organizzato congiuntamente con il Centro Regionale di Competenza per l'Open Source per affrontare i seguenti argomenti:
  • le applicazioni distribuite con licenze open source sono disponibili per tutti, quindi riusabili per definizione;
  • l'open source è un riuso molto più aperto di quanto il CAD prescrive, per le PA è una scelta non richiesta e, per certi versi, coraggiosa;
  • per portabilità e costi di licenza, è più conveniente riusare i prodotti sviluppati su piattaforme aperte di quelli basati su componenti proprietari;
  • il riuso, anche se nell'ambito ristretto della PA e dei suoi fornitori contribuisce a diffondere i principî fondamentali dell'open source: disponibilità del codice e della documentazione, libertà di modifica, sviluppo cooperativo, concorrenza basata sulle competenze tecnologiche.
Gli argomenti mi sono apparsi alcuni di lapalissiana ovvietà, altri sgrammaticati e incomprensibili, per cui mi sono incuriosito per capire quale attività stia svolgendo il Centro Regionale di Competenza per il Riuso (diverso dal citato su Open Source), che la Regione Toscana ha creato presso mio dipartimento stanziando un finanziamento di 300 milioni di Euro.

Mi sono imbattuto in questo articolo, presentato al Convegno Nazionale AICA 2007:

http://www.crcr.unipi.it/mediawiki/images/d/db/CRCR20070921-AICA-cr.pdf

dal quale si possono estrarre queste deliziose banalità:

Perché un prodotto sia veramente riusato sono necessarie due condizioni: il riuso deve essere possibile, ma soprattutto deve essere conveniente.

perché il riuso sia conveniente il prodotto deve essere veramente ben fatto.

I prodotti disponibili oggi per il riuso sono piuttosto lontani dall'essere ben fatti.

Da cui con un semplice sillogismo si ricava che non ci sono prodotti riusabili.

Quando gli autori se ne rendono conto, correggono il tiro a proposito del catalogo di software riusabile che il Centro ha il compito di mantenere:
non ha senso tenere il catalogo vuoto perché l'asticella del ben fatto è troppo alta.

Ne consegue che viene accettato che nel catalogo ci siano prodotti non proprio riusabili.

Il catalogo viene pertanto riempito dai fornitori, i quali sono loro stessi ad autocertificare il proprio software.
Attualmente nel catalogo sono presenti 10 schede complete di prodotti e altre 30 incomplete,
ossia nemmeno la descrizione del prodotto è adeguata.

Il Centro comunque si sottrae da qualunque responsabilità affermando:

Il CRCR non ha il compito di validare la verità e l'accuratezza di quanto contenuto nella dichiarazione (di certificazione. ndr).

Anche il resto dell'articolo rimane sul superficiale e il quadro sull'attività effettiva del centro rimane molto vago.

Sono dispiaciuto come informatico e come cittadino:

  1. che i colleghi del mio dipartimento scrivano articoli di questo tenore
  2. che il congresso nazionale degli informatici italiani accetti articoli del genere
  3. che la regione Toscana finanzi un'attività dai risultati alquanto discutibili.

Tuesday, March 18, 2008

Pleurite

Domenica sono tornato a casa dopo una intera settimana in ospedale.
Devo stare a casa per altri dieci giorni, per guarire completamente dalla pleurite.
Ma si è trattato di una brutta esperienza.

Ho accusato un dolore alla spalla quando ero nel mio ufficio giovedì 6, pomeriggio.
Pensavo che fosse solo un dolore muscolare causato da un colpo di freddo dovuto allo spiffero di aria fredda che manda dal soffitto l'impianto di (cosiddetto) riscaldamento.
Mi ero già lamentato per il riscaldamento, ma a quanto pare il servizio di manutenzione non riesce a trovare un modo per risolvere il problema.

Più tardi è iniziato un dolore a sinistra nel petto che rendeva doloroso respirare.
Ho preso un antidolorifico per poter dormire e il giorno dopo ho consultato il mio medico.
Lui mi ha fatto fare una radiografia urgente sospettando una pleurite.
Il medico che faceva la lastra dapprima scherzava, dicendo che non potevo avere una pleurite, perché non avevo né febbre, né tosse.
Però prima di andarmene, mi ha richiamato e ha voluto ripetere l'esame da cui ha rilevato un inizio di pleurite nel polmone in basso a sinistra.
Il mio medico ha prescritto antibiotici e mi ha mandato al Pronto Soccorso per ulteriori indagini.

Il medico del PS ha guardato l'Rx in trasparenza, senza usare il pannello
illuminato perché non funzionava, e ha detto che non vi era nessuna pleurite,
soprattutto perché non avevo febbre, né tosse. Ha anche chiesto il parere di
altre due radiologi, che apparentemente hanno confermato.
Stava per rimandarmi a casa, quando ha notato che il battito del mio cuore, misurato con uno strumento elettronico collegato al dito, era sceso per un attimo a 40 bpm.
Le dissi di non fidarsi dello strumento, in quanto aveva dato una falsa lettura in una precedente occasione: la lettura del polso a mano non avrebbe segnalato alcun problema.
Lei non mi diede retta e decise che di ricoverarmi in cardiologia in terapia intensiva.

Sabato 8 sono entrato in terapia intensiva, con elettrodi collegati ad un monitor 24 ore al giorno per un immaginario blocco cardiaco.
Ho smesso sia gli antibiotici che l'antidolorifico.
Il dolore era quasi sparito, ma lunedì è ripreso così forte che facevo fatica a respirare.
Ho chiesto aiuto, ma il medico di guardia non credeva che avessi tanto dolore, e continuava a sostenere che fosse un dolore intercostale.

Stavo diventando scettico sulla loro capacità di diagnosi, così ho chiesto di controllare ancora una volta il mio Rx.
Il medico la guardò di nuovo in trasparenza e insisteva che non vi era nessuna pleurite.
Gli ho indicato il punto in cui il mio medico di famiglia aveva visto il versamento pleurico.
Lui disse che era la punta del fegato.
Sono rimasto allibito e gli ho chiesto: lei pensa che io abbia il fegato sulla sinistra?
Allora si arrabbiò dicendo che io non ho competenze mediche per discutere, che il fegato sta a destra, ma arriva fino a sinistra.
Allora ho insistito per riprendermi la lastra e farla vedere al mio medico affinché rivedesse la sua diagnosi.
A quel punto ci ha ripensato e ha deciso di prescrivermi antibiotici e un nuovo Rx.

Martedì da un nuovo Rx risultava che la pleurite era notevolmente progredita e mi venne prescritta una nuova cura a base di antibiotici e di antidolorifico.
A quel punto era chiaro che non vi era motivo per rimanere in terapia intensiva a cardiologia, tuttavia non potevano dimettermi né di inviarmi altrove, perché non ci c'erano letti disponibili in altri reparti.

Ironia della sorte, mi tenevano collegato al monitor, perché altrimenti il primario si sarebbe lamentato della mia presenza abusiva.
Infine, il sabato si è liberato un letto nel Dipartimento di Medicina Generale e mi hanno trasferito lì.

La dr.ssa Coli ha guardato gli esami e in pochi secondi ha fatto la diagnosi corretta: ho avuto una polmonite virale, che spiega la mancanza di febbre, che ha causato la pleurite.
La dose di eutirox che mi era stata prescritta per la tiroide era troppo alta e stava causando extra battiti nel cuore, e ciò confondeva il misuratore di battito elettronico.
Mi ha anche fatto notare che il dolore era esattamente nel punto in cui la Rx segnalava il versamento.
In altre parole, i sintomi erano abbastanza chiari perché si potessero interpetare fin dal primo giorno.
Ha detto che mi avrebbe potuto dimettere immediatamente mandandomi a casa per continuare la cura, ma le regole la costringevano a trattenermi per almeno un giorno.
Il sabato dal Rx è emerso che il versamento pleurico si è notevolmente ridotto e sono stato dimesso.

È sorprendente quanti medici incompetenti ci siano e quanto la medicina sia disarmata per molte malattie.

Sostanzialmente il mio corpo dovrà guarire da solo, perché non vi è alcuna medicina per i virus, nessuna cura per gli extra battiti, nessuna cura per l'insufficienza renale mentre la tiroide è già guarita da sola.

Penso che non andrò mai più al Pronto Soccorso se non se sto proprio morendo.

Monday, March 17, 2008

Crowdsourcing Research

Un modo alternativo di fare ricerca: invece di assemblare poche persone in un centro di ricerca, si postano i problemi ad una miriade di persone.
È più probabile che si trovi così la persona giusta per risolvere il problema.
Le persone sono premiate solo se trovano la soluzione, invece di dare soldi alle persone che fanno proposte di progetti di ricerca ma che spesso non sono in grado di risolverli.

Si chiama crowdsourcing.
http://www.innocentive.com/

Qui ne ha parlato l'Harvard Business Review.

Sunday, January 27, 2008

Friday, December 14, 2007

Italia affonda? Negare tutto.

Se il New York Times afferma che l'Italia affonda, viene considerata una brutta notizia e tutti si affrettano a negarla.

La bella notizia sarebbe invece se finalmente prendessimo atto con coraggio che:

1. "siamo un Paese in declino, e sul piano industriale siamo un Paese di seconda fascia. Prendiamone atto, una volta per tutte" (M. Giannini).
Checché ne dicano Berlusconi, De Rita, e soprattutto Tremonti, che dopo averci raccontato per 5 anni di fila panzanate di miracolo economico in arrivo, e che bisognava spendere a piene mani perché il calo dei consumi era solo colpa dei disfattisti della sinistra, ha avuto la faccia tosta di dire domenica scorsa da Fabio Fazio che lui aveva previsto per primo questa crisi epocale e che è merito suo se le cose non sono andate peggio.
Cose da prenderlo a schiaffi.

2. abbiamo una classe politica totalmente incapace di prendere decisioni.
Si vedano le questioni Alitalia, TIR, taxi, farmacie, wimax, televisioni, conflitto di interessi, legge Biagi, inchiesta G8, ecc.
I partitici (non meritano il termine politici) non sanno altro che litigare tra di loro e mentre il paese va a rotoli ci hanno fatto già capire che per i prossimi 12 mesi non faranno altro che discutere di una faccenda loro interna come la legge elettorale, cioè come spartirsi i voti, di cui è assolutamente evidente che non riusciranno a venire a capo.
Oltretutto i dibattiti televisivi da qui a luglio sono stati già tutti prenotati sull'argomento.
Per luglio si spera in qualche omicidio estivo su cui imbastire qualche rabbrividente talk show.

3. la generazione dei giovani è cresciuta nel totale disinteresse del bene collettivo.
Sperano soltanto che qualcuno offra loro qualche occasione fortunata, che non richieda particolare sforzo ottenere. Del resto, se si può ottenere attraverso privilegi lo stesso che in altri paesi i giovani ottengono con il merito, perché sforzarsi?
I loro obiettivi si incentrano intorno alla soddisfazione di bisogni, reali o percepiti, di tipo individuale (cf. 41 Rapporto Censis).

4. forme di l'illegalità e corruzione dilagano diffusamente, al punto che il giudice Gherardo Colombo ha dovuto rinuciare a combatterla e il Censis ha coniato un nuovo termine per descriverla: degenerazione antropologica.

Beppe Grillo, che segnala da tempo i problemi dell'Italia, del resto dice ai lettori del suo blog, che non vogliono chiudere gli occhi di fronte alla realtà:

"In mancanza di buone notizie, il blog fa da sé. La buona notizia siete voi. Siete meravigliosi."

La vera brutta notizia invece è proprio l'abitudine a reagire a chi segnala i problemi, negandoli, come ha fatto appunto Tremonti per 5 anni di fronte ai problemi economici, tutti i politici e la stampa di fronte alle questioni sollevate dal V-day di Beppe Grillo (eccetto Berlusconi che da gran furbacchione ha tentato di appropriarsi del malumore creando un nuovo partito cosiddetto popolare), e il presidente Napolitano oggi riguardo alle osservazioni sull'Italia nell'articolo del NYT.

Quando poi ci si risveglia dopo 5 anni con un debito pubblico cresciuto di alcuni punti percentuali, con un patrimonio in parte alienato con le cartolarizzazioni per far fronte alle spese correnti, con un'evasione fiscale incentivata da una dissennata politica di condoni fiscali ...
bene, prof. Tremonti, a quel punto lei ci viene a dire che i problemi li aveva previsti ma non ce li aveva voluti dire?
Per quale ragione? Per evitarci una brutta notizia?

Riporto un brano dell'intervista di Fazio a Tremonti:

"In questi anni cosa ho fatto? Ho cercato e penso in parte di esserci riuscito, di tenere in piedi il sistema, non solo l'economia ma anche la vita della gente, passando attraverso una recessione molto forte. Per tanti anni siamo cresciuti zero, anche perché la Germania è cresciuta zero, anche l'Europa andava male. Noi abbiamo il terzo debito del mondo e non abbiamo la terza economia del mondo. Gestire il terzo debito pubblico del mondo in recessione senza gravi crisi sociali o finanziarie, anzi magari ereditandole, credo sia stata ma [sic], c'è una cosa specifica ..." e qui prosegue a vantarsi dell'introduzione del 5 per mille alla ricerca.

Sunday, December 09, 2007

Quelli che il calcio

Credo di aver assistito ad uno dei momenti di più basso livello degli ultimi decenni della RAI TV.

Nella trasmissione Quelli che il calcio della Simona Ventura, durante un'intervista a Bruno Vespa, nell'interruzione di Lucignolo, nella lezione del semidefixxente Samoiedo, appariva un imitatore di Bruno Vespa travestito da Babbo Natale che diceva di aver scritto un libro: "Anche a Winni the Pooh non piace la Finanziaria".
Un quarto livello di annidamento, in cui l'oltraggio all'intelligenza cresceva ad ogni passo.

Purtroppo una trasmissione carina e garbata inventata dal rimpianto Andrea Barbato e rinnovata da Fabio Fazio, è stata per qualche anno tenuta in piedi in modo passabile dalla Ventura finché ha conservato la squadra di Fazio.
Poi, curiosamente in coincidenza con l'avvento del governo di centro sinistra, tutta la satira politica di Crozza e quella pur edulcorata di Gene Gnocchi è stata cancellata e sono rimasti soltanto comici che imitano solo personaggi televisivi o mettono in bocca a politici canzonette del tutto insignificanti.

Ho spento la TV.
Credo che mandare in onda l'intervallo con le pecore come faceva una volta la RAI sarebbe un uso più economico e intelligente dei fondi del canone che i cittadini versano, piuttosto che pagare stipendi a Ventura e compagni.

Oggi si potrebbe aggiornare l'idea mandando in diretta delle WikiTV dai vari posti, con gli stessi protagonisti che raccontano quello che avviene, mandando a casa i presentatori professionisti.

Prima o poi YouTube evolverà in un servizio realtime e sarà la fine di questa TV.

Saturday, December 08, 2007

Degenerazione antropologica

In Corruzione avevo parlato del fenomeno dell'illegalità diffusa, ma a quanto pare questo termine non va usato perché sarebbe offensivo.
Il 41° Rapporto Censis usa il termine "degenerazione antropologica" per descrivere il fenomeno:

"Chiediamo raccomandazioni, evadiamo il fisco perché ci sentiamo legittimati a farlo, perché sentiamo le istituzioni lontane, la scorrettezza viene percepita quasi come una risposta fisiologica, sana: e allora, in ogni settore, dall’economia ai media, dalla medicina all’università, è tutto un tessere di astuzie, piccole illegalità, connivenze. Salvo poi, con l’esercizio antico di una doppia morale, scandalizzarsi per furberie più altisonanti. Perché l’Italia continua ad essere un Paese troppo indulgente con se stesso."

Quel "chiediamo, evadiamo", che presumo includa gli autori del rapporto, non è certo edificante.

Friday, December 07, 2007

Minoranza faziosa

Secondo Giuseppe De Rita (http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/censis-rapporto/derita-intervento/derita-intervento.html)
il pease non è in declino, ma la società non funziona: è una società mucillagine dove tutte le componenti stanno insieme perché accostate, non perché siano integrate.

Quale potrebbe essere

una minoranza faziosa, ma forte dei propri valori, che, secondo De Rita, sarebbe meglio della "mucillagine"?

1) mafia
2) P2
3) gruppo dirigente di Forza Italia
4) la Confindustria
5) la CEI
6) ...

È questo che dobbiamo sperare per questo paese?

Una volta la mia generazione sognava di costruire un progetto condiviso, in cui ci fosse spazio per esprimere le libertà e le ricchezze individuali.
Oggi vediamo invece sopraffazione e corporativismo.
Una minoranza faziosa infatti somiglia molto a una casta.

Wednesday, November 28, 2007

Automobilisti tartassati

Sulla locandina del Tirreno di ieri si leggeva:

Tartassati dalle multe: i pisani riecevono in media tre multe l'anno.

Ecco un tipico esempio del ribaltamento che indicavo nel mio post sulla corruzione.

Invece di segnalare quanto siano indisciplinati gli automobilisti pisani, sono loro a lamentarsi di essere puniti.

C'è qualcuno che tartassa loro poveretti che hanno tutto il diritto di compiere infrazioni.
Come non si può non essere solidali con questi poveretti.
Del resto hanno speso cifre folli per comprare l'ultimo SUV con trazione integrale a 4 ruote per andare fuoristrada: non vorrete almeno permettergli di andare un pochino fuori strada,
salendo su un marciapiede o su una corsia per biciclette.
Queste cavolo di bicicliette che non inquinano e non consumano ettolitri di petrolio, che i poveri automobilisti invece devono pagare a peso d'oro (forse il detto andrebbe aggiornato: a peso di petrolio).

Come si permettono i vigili urbani di fargli le multe: dopotutto loro sono pagati con i contributi
dei cittadini.
In realtà i cittadini pisani evadono anche abbondantemente le tasse, da cui sono tristemente tartassati.

Certo se gli automobilisti lasciassero a casa i SUV e prendessero la bici o le navette che il Comune mette a disposizione gratis, forse verrebbero meno tartassati.
Ma allora perderebbero il gusto di lamentarsi.

Thursday, November 15, 2007

Mussi su Exit a La7

Il Ministro dell'Università Fabio Mussi ha partecipato alla trasmissione televisiva Exit dal titolo "L'Università a pezzi", andata in onda il 12 novembre su La7:

http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=15&ID=1285

Tra le questioni discusse erano la corruzione nei concorsi, il nepotismo, l'età media di professori.

Il ministro si è vantato di aver fatto in un anno e mezzo di mandato i seguenti provvedimenti:

1. ho bloccato la legge Moratti
2. ho bloccato i concorsi di associati e ordinari
3. ho messo un freno al proliferare di Università e corsi di laurea, e lauree facili

Col freno/blocco difficilmente si avanza, a meno di andare in discesa.
Probabilmente il ministro pensa che l'università stia andando a rotoli, sul che forse molti concordano.

Di positivo ci sono per ora solo 4000 nuovi posti per ricercatore, bloccati questa volta da qualcun altro.

Ma soprattutto ha snocciolato un piano per il futuro:

a. ho chiesto che vengano ridisegnate le classi di laurea
b. ho chiesto al CUN di ridurre a 80 i settori scientifico disciplinari
c. ho chiesto di ridisegnare i parametri per il concorso da ricercatore

Visto che chiedere non costa nulla, il nostro ministro potrebbe sbilanciarsi a farne almeno cento altre richieste, anzi sono sicuro che tutti noi saremmo pronti a dargli una mano in questo.

La prima richiesta che mi viene in mente è molto semplice:
chiederei le dimissioni del ministro Mussi.

Corruzione

Dato che nella trasmissione con Mussi su La7 si parlava di corruzione, vorrei fare alcune amare considerazioni.

Attenzione: quanto segue potrebbe essere considerato offensivo, quindi chi è suscettibile è invitato a non leggerlo.

Nel primo numero del 1955 l'Espresso pubblicò con questo titolo in prima pagina:

Capitale corrotta = Nazione infetta

un'inchiesta sulla speculazione edilizia a Roma.
Quell'inchiesta fece un certo scalpore e alcuni partiti dell'opposizione sollevarono la cosiddetta "questione morale", facendo nascere qualche speranza per una rinascita morale del paese.

Nel 1992 un gruppo di giudici iniziò a scoperchiare una corruzione diffusa e un certo seguito popolare fece di nuovo ben sperare.
Sappiamo come andò a finire in entrambi i casi.
Uno dei casi più gravi di corruzione accertata dai tribunali lambì il capo di un partito che si è distinto in iniziative contro la magistratura e la lotta alla corruzione.

Domenica scorsa l'ex giudice Gherardo Colombo ha spiegato a Lucia Annunziata con estrema lucidità la situazione della giustizia in questo paese.

Il nostro è un paese di illegalità diffusa, ossia l'illegalità è ovunque, va fino all'illecito penale, ma sconfina nell'illecito quotidiano di chi non paga i contributi alla colf, di chi non paga l'IVA all'artigiano, di chi parcheggia sui marciapiedi, di chi getta sigarette per terra e causa incendi, di chi vende mutui a tasso variabile, di chi dà un contratto alla figlia della segretaria incompetente, di chi dà un voto in più al figlio di un amico per agevolarlo nei concorsi.

Per i casi più clamorosi basta guardare Report o Mi manda Rai Tre: atti che non sempre sono penalmente perseguibili, ma che una persona onesta non compierebbe.

Dice Colombo:
"la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio".

Fintanto che questa è la cultura diffusa, non c'è alcuna speranza che le cose cambino nella politica o nell'università, che sono entrambe specchio del paese.

E purtroppo non c'è neanche un bandolo da cui cominciare a districare la matassa, perché per comunicare diversi principi morali occorrerebbe qualcuno che avesse questi principi morali.

Una volta erano i genitori che trasmettevano questi principi morali.
Ce lo ha ricordato Enzo Biagi, raccontandoci della madre che lo accompagnò dalla maestra per scusarsi di aver detto una bugia.
Oggi i genitori probabilmente plaudono ai loro figli furbetti.
E conosciamo le dinamiche di branco tra i giovani e l'incapacità della scuola di combatterle:
pochi giorni fa c'è stata una sollevazione tra i genitori perché un'insegnante ha punito un'intera classe a ripulire una parete imbrattata, non essendosi fatti avanti i colpevoli.

Ah, sono ormai passate di moda le virtù civili di Cuore di De Amicis!

Ciò che distingue gli italiani è che ritengono di avere il diritto di compiere illegalità e si arrabbiano loro con chi glielo impedisce.
L'automobilista pisano che correva oltre i limiti protestava che altrimenti gli si freddava la pizza.
In altri paesi, se fai notare a qualcuno un comportamento scorretto, se ne scusa immediatamente.

La corruzione è un virus, si viene infettati beneficiandone.
Basta una volta, da quel momento si comincia a infettare gli altri.

E allora guardiamoci allo specchio e cerchiamoli intorno a noi, e combattiamoli nella nostra vita quotidiana e professionale, in particolare qui, nella nostra università e nel nostro dipartimento, questi fenomeni.

I ricercatori che protestano per l'esclusione di Pisa dall'assegnazione di nuovi posti potrebbero trovare diversi esempi di corruzione e nepotismo, a patto di non essere già stati infettati loro stessi.

A volte questi atti hanno contribuito al superamento della soglia e i nodi sono venuti al pettine.

Solo pochissimi si sono dissociati da quelle operazioni mentre venivano effettuate: pertanto tutti gli altri sono da considerare collusi e non credo possano oggi lamentarsene.

Comunque state tranquilli.
Andrà tutto a posto: i furbi se la cavano sempre.
Il ministero accoglierà le proteste e farà uno strappo alla regola.
Non abbiamo appena detto che l'Italia è il paese dell'illegalità?

Gli extracomunitari lo sanno benissimo, c'è un passa-parola internazionale.
Farabbutti da tutto il mondo: venite, venite.
Abbiamo persino aperto le carceri.

Viva l'illegalità!

Il motto nazionale è ormai:

Abus, Illegalité, Confraternité

Thursday, January 13, 2005

Musica e matematica

Oggi ho seguito un affollatissimo seminario al Dipartimento di Matematica del prof. Daniele Salvini.

Ha illustrato la struttura di alcune notissime composizioni musicali, spiegando le tre dimensioni della musica: ritmo, armonia, melodia.
L'andante del Concerto N. 21 per pianoforte K467 di Mozart, il Preludio N. 1 per clavicembalo di Bach e la Suite N. 1 per violoncello di Bach.

L'andate di Mozart è costruito sull'accordo di Fa maggiore, ripetuto arpeggiato nel basso, come accordo nei violini e infine a formare la splendida melodia.

Nel Prelude N.1 in C Major, BWV 846 Bach elimina la melodia, il brano è formato di pura armonia, accordi arpeggiati su un ritmo lineare.

La Suite No. 1 in G Major, BWV 1007 per violoncello solo, ripete lo stesso schema, di arpeggiato senza melodia.

Salvini ha poi spiegato l'arte della Fuga, con le sue 34 variazioni, una delle quali si ripete crescendo di un tono ogni volta coprendo un'intera ottava e dando l'impressione di non voler terminare.

Le Variazioni Goldberg di Bach, costituiscono uno studio di composizioni il cui il tema si ripete traslato di intervalli di 2, 3, ecc.

La prima parte del seminario si è conclusa con l'analisi di una Courant di Handel, un brano di ballo, in cui il tema è composto di 16 battute, su un ritmo di 3/4 e poi si ripete in 24 battute e poi di nuovo in 32, con un andamento crescente per poi calare nelle ultime due battute.

La seconda parte passava all'analisi di musica del '900.

Tuesday, December 07, 2004

knowledge management fad

Cercando di capire il recondito significato della disciplina che passa sotto il nome di 'knowledge management', mi sono imbattuto in questo saggio di T.D. Wilson:
http://informationr.net/ir/8-1/paper144.html
che arriva alle seguenti conclusioni:

The inescapable conclusion of this analysis of the 'knowledge management' idea is that it is, in large part, a management fad, promulgated mainly by certain consultancy companies, and the probability is that it will fade away like previous fads
...
However, the aim of the university and of those who work for it is to expose ideas to critical analysis and to inculcate in students the same abilities. It is, perhaps, a sad reflection on the way in which the university, world-wide, has changed from the 'temple' to the 'factory' (Beckman, 1989) that so many academics are prepared to jump on the bandwagon - one's only satisfaction is that the bandwagon lacks wheels.

Friday, December 03, 2004

ricerca cooperativa o competitiva?

L'UE finanzia progetti cooperativi: ossia progetti in cui alcuni gruppi si mettono insieme per fare qualcosa, generalmente promettendo cose impossibili, tanto per impressionare i valutatori, e senza alcun riscontro con obiettivi concreti e reali.

L'effetto della cooperazione è tipicamente che ciascuno fa ciò che gli pare, senza preoccuparsi minimamente di integrare le varie parti, tanto quello che conta è che ciascuno possa raccontare qualcosa alla review finale.
I progetti si svolgono tipicamente attraverso una fase preliminare di studio, in cui i proponenti finalmente cercano di capire cosa si erano sbilanciati a promettere, una fase in cui concludono che nulla in circolazione è utile ai loro scopi e pertanto è necessario definire un nuovo linguaggio o formalismo, e una fase finale in sui si disserta delle carattersitiche del nuovo formalismo proposto.

L'esito di questa impostazione è stata che negli anni in cui la UE investiva per rendere le aziende informatiche europee più competitive, queste aziende sono sparite dal mercato.

In USA invece esistono invece attività e progetti competitivi, in cui vari gruppi si misurano in una competizione reale per raggiungere obiettivi prefissati, che di anno in anno vengono elevati per stimolare l'avanzamento dello stato dell'arte.
Tra questi cito:
Alcuni di questi challenge hanno dato origine a interi nuovi settori industriali (es. speech recognition).
Stimolando i ricercatori a misurarsi su degli obiettivi specifici, li si obbliga a cercare di utilizzare il più possibile ciò che già esiste, senza inventarsi cose nuove inutili o peggiori di ciò che già esiste, convergendo invece sul miglioramento delle tecnologie, anziché partendo ogni volta daccapo.
I progressi sono misurabili e verificabili.

Questo tra l'altro affida un ruolo utile e significativo alle agenzie di finanziamento: non più solo distribuire fondi, ma organizzare le competizioni, predisporre i materiali di base, definire i test, stabilire delle misure e effettuare le valutazioni.
Introdurre progetti competitivi produrrebbe significativi benefici sull'efficiacia e sulla qualità dei risultati della ricerca.

Questo effetto sarebbe necessario soprattutto nel settore dell'IT, dove i progetti mancano spesso di concretezza, ponendosi puri obiettivi di fantasia.

Per contrasto ad esempio i progetti di fisica dell'INFN, anche quando si pongono obiettivi lontani, devono passare attraverso la messa in funzione di apparati sperimentali complessi, senza dei quali il progetto non può essere attuato.
Questo solo fa sì che i progetti siano ben più concreti dei progetti di informatica.
Adesso che i loro apparati sperimentali consistono sempre più di sistemi di calcolo, con i progetti Grid avviene che stanno invadendo il campo dell'informatica, assorbendo fondi a questa destinati.
Pur facendo informatica piuttosto rudimentale, ottengono ampio credito perché hanno dimostrato di sapersi organizzare.

Se vogliamo evitare che la ricerca IT in Europa non rimanga sterile, bisogna imparare dai fisici ad organizzarsi e a porsi obiettivi concreti e visibili.